S. Chiara della Croce, mistica abbadessa agostiniana, che portava la Croce e il Signore “piantati nel cuore”.

Redazione1
di Redazione1 Agosto 18, 2026 22:34

S. Chiara della Croce, mistica abbadessa agostiniana, che portava la Croce e il Signore “piantati nel cuore”.

La memoria liturgica di S. Chiara della Croce, celebrata il 17 agosto, ci introduce nella misteriosa e affascinante esistenza di una contemplativa agostiniana, che visse un’intensa esperienza mistica contraddistinta da una forte identificazione spirituale con i dolori di Gesù. Parecchi i doni mistici ricevuti, straordinari quelli di carattere fisico: segni riguardanti la Passione di Cristo, frutto dell’immedesimazione del suo amore ardente verso il Salvatore sofferente, rimasti impressi addirittura all’interno del suo cuore. S. Chiara ebbe una profonda fama spirituale che attrasse cardinali, religiosi e semplici fedeli in cerca di consiglio. Fu Abbadessa del Monastero della Croce fondato secondo la Regola di Sant’Agostino.

Chiara nasce in Umbria, a Montefalco, nel 1268 e all’età di 4 anni manifesta già una profonda inclinazione verso la preghiera e la contemplazione. Secondogenita di Damiano e Giacoma, ha soltanto 6 anni quando decide di seguire le orme della sorella Giovanna ritiratasi a vivere di preghiera e penitenza in un reclusorio costruito dal padre in un terreno di proprietà della famiglia.

Chiara si immerge totalmente nello stile di vita del romitorio e orazioni, penitenze, sacrifici e mortificazioni diventano per lei il cammino per conformarsi alla Passione di Cristo. Dopo l’ingresso di Chiara, crescendo il numero delle postulanti, Giovanna, superiora della piccola casa, decide di dar vita ad un reclusorio più grande. La sostiene ancora il padre e nel 1290 ottiene dal vescovo di Spoleto Gerardo Artesino il permesso per erigerlo a monastero. Viene chiamato “Monastero della Croce” e alle religiose viene assegnata l’osservanza della Regola di Sant’Agostino. L’anno successivo Giovanna muore e a succederle è designata Chiara, allora ventitreenne.

Chiara accetta a malincuore l’incarico, ritenendosi indegna, e invece come badessa dà un nuovo impulso alla comunità religiosa: organizza meglio la vita comune, impone a tutte le sorelle il lavoro manuale, ma lascia ampia libertà a quelle più inclini alla preghiera, si prende cura di tutte amorevolmente, istruendole, correggendole e avendo attenzione ai bisogni di ciascuna. Emerge così come donna di illuminata fermezza.

Alla sua grata si accostano poveri e bisognosi, ai quali è sempre pronta a donare qualcosa da mangiare o una parola di conforto, e per uomini dotti, sacerdoti e alto clero diviene saggia consigliera, capace com’è di leggere il cuore altrui e di prevedere gli eventi. Tutto ciò nonostante una dura prova di aridità spirituale che la accompagna per 11 anni. Già prima della morte della sorella sperimenta infatti uno stato interiore di deserto e il silenzio di Dio. Ne soffrirà fino al 1299.

All’inizio del 1294, nel giardino del monastero, le appare Cristo, pellegrino e sofferente con la croce, che si rivolge a lei con tali parole: “Io cerco un luogo forte, nel quale possa piantare la croce, e qui trovo il luogo adatto per piantarla”. È il cuore di Chiara. Quelle parole segnano profondamente la sua vita. Da allora la Croce diventa il centro della sua esperienza spirituale. Chiara comprende che Cristo non vuole soltanto essere contemplato, ma accolto e portato nel cuore. Per questo, verso la fine della sua vita, ripeterà più volte: Io ho Gesù Cristo mio Crocifisso dentro il mio cuore“.

La tradizione narra che Cristo viandante le avrebbe donato il proprio bastone e che, avendolo piantato, ne sarebbe poi nato un albero, ancora oggi florido. È il Melia Azedarach, originario dell’Himalaya o “albero di Santa Chiara”, i cui acini legnosi, da secoli, vengono utilizzati per realizzare rosari. All’inizio del 1300 Chiara si ammala e nel luglio del 1308 è costretta a letto. Trascorre le giornate assorta e in contemplazione.

Raccomanda alle monache di essere umili, obbedienti, pazienti, unite nella carità e si prepara all’incontro con Dio. Il 17 agosto chiede di essere portata nella chiesa che aveva voluto per il monastero e lì esala l’ultimo respiro. Aveva 40 anni. Le consorelle decidono di conservare il suo corpo così le vengono estratti gli organi e con grande sorpresa nel suo cuore vengono scoperti i segni della Passione di Cristo.

Berengario di Donadio da Sant’Africano, biografo di Chiara, scrive: “C’erano … dentro il cuore … in forma di duri nervi di carne: da una parte la croce, tre chiodi, la spugna e la canna; e dall’altra parte la colonna, la frusta … e la corona … Nel sacchetto del fiele … vi si trovavano tre pietre rotonde, in tutto uguali … che rappresentavano verosimilmente la Trinità”. La fama di santità di Chiara si diffonde molto presto e vengono documentati diversi miracoli mediante la sua intercessione. Il suo corpo incorrotto e le reliquie sono ancora oggi a Montefalco, nella nuova chiesa a fianco del monastero agostiniano.

È stata canonizzata l’8 dicembre 1881 da papa Leone XIII, ed è la patrona di Montefalco, dove il suo corpo è custodito nel santuario a lei dedicato.

 

 

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