S. Pio da Pietrelcina: grande Santo taumaturgo e stigmatizzato, tra i più popolari e apostolo del confessionale

Redazione1
di Redazione1 Settembre 14, 2026 00:15

S. Pio da Pietrelcina: grande Santo taumaturgo e stigmatizzato, tra i più popolari e apostolo del confessionale

Nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, paese vicino a Benevento, uno dei santi più popolari e invocati del mondo. E’ Francesco Forgione figlio di una coppia di modesti agricoltori poveri e molto religiosi. Francesco, il quartogenito dei loro sette figli, è di salute cagionevole, ama stare da solo, a contatto con la natura. Già da bambino è animato dal desiderio di “farsi frate” e sente la vocazione verso il sacerdozio: si sofferma spesso in chiesa a pregare per delle ore.

A sedici anni entra in convento tra i frati francescani cappuccini, indossa il saio e muta il suo nome in Pio da Pietrelcina. Nel 1910 diventa sacerdote e viene trasferito a San Giovanni Rotondo (Foggia), alla guida della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove vi resterà per tutta la vita.

I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale. Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni. I medici gli danno poco da vivere. Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.

Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio. È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali. Si definisce “un povero frate che prega”. “La preghiera – afferma – è la migliore arma che abbiamo, una chiave per aprire il cuore di Dio”.

Un incontro straordinario avviene nel 1948: confessa un giovane sacerdote polacco, don Karol Wojtyła, che 30 anni dopo salirà al soglio di Pietro con il nome di Giovanni Paolo II. Nell’umile frate – sottolinea il Pontefice nel 1999 durante il rito di beatificazione di Padre Pio – si scorge l’immagine di Cristo sofferente e risorto: “Il suo corpo, segnato dalle ‘stimmate’ mostrava l’intima connessione tra morte e risurrezione”. “Non meno dolorose, e umanamente forse ancor più cocenti – ricorda il Papa nell’omelia – furono le prove che dovette sopportare in conseguenza, si direbbe, dei suoi singolari carismi”.

Nel 1918 su mani, piedi e costato di Padre Pio compaiono le stimmate che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni, i segni della crocifissione di Gesù. Per i fedeli questa è la prova della sua santità. Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche; il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza. Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.

La popolarità di Padre Pio aumenta: tanti i miracoli di guarigione e un intenso profumo di viole accompagna sempre il santo che ha il dono della “bilocazione”, di trovarsi, cioè, in due luoghi contemporaneamente. La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”. Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità. A Lei, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.

Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra. Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.

Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959. In quest’ultimo caso i medici lo avevano dato proprio per spacciato quando, dopo l’arrivo della Madonna pellegrina di Fatima a San Giovanni Rotondo, il 6 agosto 1959, Padre Pio fu risanato improvvisamente, tra lo stupore e la gioia dei suoi devoti.

“Esiste una scorciatoia per il Paradiso?”, gli fu domandato una volta. “Sì”, lui rispose, “è la Madonna”. “Essa – diceva il frate di Pietrelcina – è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni”. Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà, la pazienza, il silenzio, la purezza, la carità. “Vorrei avere una voce così forte – diceva – per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna”.

Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano. Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne. “Questa preghiera – diceva Padre Pio – è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”. Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.

Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?

Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così: “Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi – è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore”.

Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro. Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano. “Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia. Quella di Padre Pio è veramente una “clientela” mondiale. Perché tanta devozione per questo san Francesco del sud?

Padre Raniero Cantalamessa lo spiega così: “Se tutto il mondo corre dietro a Padre Pio – come un giorno correva dietro a Francesco d’Assisi – è perché intuisce vagamente che non sarà la tecnica con tutte le sue risorse, né la scienza con tutte le sue promesse a salvarci, ma solo la santità. Che è poi come dire l’amore.

Padre Pio muore nella notte del 23 settembre del 1968, all’età di 81 anni. Il 16 giugno del 2002 è proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II: “la vita e la missione di Padre Pio – afferma il Pontefice nell’omelia – testimoniano che difficoltà e dolori, se accettati per amore, si trasformano in un cammino privilegiato di santità, che apre verso prospettive di un bene più grande, noto soltanto al Signore”.

 

 

 

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