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S. Brigida di Svezia: contemplativa di grande fervore, fondatrice di Ordine religioso e promotrice di santità
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Santa Caterina di Svezia
I Maestri di spiritualità sono concordi sul fatto che la santità genera santità quando la comunità cristiana vive pienamente la carità, l’amore verso il prossimo e la preghiera quotidiana, testimoniando la fede attraverso azioni concrete. Un processo che avviene specialmente attraverso l’esempio di coloro che incarnano la santità nella vita ordinaria e attraverso l’accompagnamento reciproco nella fede.
Questa convinzione viene confermata in modo brillante dall’esperienza significativa vissuta da Santa Caterina di Svezia, di cui ricorre la memoria liturgica il 24 marzo, quale figlia seguace di una madre eccezionale promotrice di proficua vita religiosa, Santa Brigida di Svezia. Un intreccio amorevole di misticismo operativo tra madre e figlia, espressione di un modello edificante della santità di Santa Brigida trasmessa alla figlia Caterina.
Ecco i punti chiave di questa trasmissione di santità: l’educazione alla fede attraverso la profonda spiritualità e l’amore per Dio che Brigida viveva e trasmetteva a Caterina fedele seguace della madre nel suo apostolato di carità, curando i malati e sostenendo i poveri. Era la piena condivisione, da parte di Caterina, della missione che la madre svolgeva, e che la figlia dedicava agli ultimi e ai malati a Roma, ereditandone lo spirito di servizio e di carità.
Dopo la morte di Santa Brigida, Caterina portò le reliquie della madre in Svezia e continuò la sua opera, diventando badessa del monastero di Vadstena, garantendo la continuità dell’Ordine del Santissimo Salvatore fondato da Brigida.

Santa Brigida di Svezia
Santa Caterina è venerata, dunque, per aver vissuto la stessa fede ardente e dedizione alla Chiesa della madre, rappresentando una diretta continuazione della sua eredità mistica e attiva, da cui scaturisce la luminosita’ della nota e affascinante figura materna che spinge a conoscerne le elevate doti spirituali.
Brigida è stata donna eccezionale e di intensa dedizione contemplativa: era solita meditare con grande fervore la Passione di Gesù e le sofferenze della Vergine Maria, e amava pregare davanti al Crocifisso. Riguardo alle sofferenze di Gesù, che S. Brigida contemplava quotidianamente; sono famose le cosiddette “15 orazioni di S. Brigida” e il “Rosario brigidhino”. Le “15 orazioni di S. Brigida” sono una pratica devozionale formata da 15 orazioni da recitare ogni giorno per un anno, in cui si medita la Passione del Signore. La sua Solennità liturgica si celebra il 23 luglio.
Gesù ha promesso infinite grazie a coloro che reciteranno con fede queste preghiere. Può sembrare una devozione complessa e “pomposa”, ma è preghiera del cuore che alimenta quotidianamente il dialogo d’amore con Dio, favorito dalla contemplazione dei dolori e delle umiliazioni che Gesù ha sofferto per amore nostro e per la nostra salvezza.
Brigida nacque nel 1303 nel castello di Finsta nell’Upplandi (Svezia). Aristocratica di famiglia, aveva un carattere forte e deciso. Si sposò prestissimo per volere di suo padre, secondo la consuetudine del tempo, ed ebbe otto figli. Dedicava molto tempo ai poveri e alle ragazze indigenti, cercando loro un lavoro onesto, per evitare che cadessero nel vizio della prostituzione. Insieme a suo marito, cercò di vivere la Regola dei Terziari francescani. Fondò un piccolo ospedale, dove ogni giorno si recava ad assistere gli ammalati, lavandoli e rammendando i loro vestiti.
Brigida è stata anche una santa pellegrina; insieme a suo marito andò in pellegrinaggio al Santuario di Santiago di Compostela. A quel tempo intraprendere un pellegrinaggio dalla Svezia per arrivare in Spagna era una vera impresa. Sulla tomba del S. Apostolo Giacomo ebbe un’intuizione mistica che condivise con suo marito: la spiritualità coniugale significa essere l’uno per l’altro per crescere congiuntamente nella fede. Ogni cristiano è chiamato a condividere la fede perché fa parte di una grande famiglia, che è la Chiesa, in cui tutti sono chiamati ad aiutarsi vicendevolmente.
Dopo la morte del marito nel 1350, andò a Roma in occasione del Giubileo. In seguito fu pellegrina ad Assisi per pregare S. Francesco, a S. Michele Gargano,
a Bari per venerare S. Nicola e in Terra Santa per visitare i luoghi dove era vissuto Gesù. La Chiesa, in quel tempo, stava vivendo un periodo difficile, e lei ne soffriva molto, soprattutto a causa del malcostume e del degrado diffuso nella città eterna. Scrisse a vari Sovrani e al Papa – che a quel tempo si trovava ad Avignone – con parole semplici, ma molto incisive: “Torna a Roma! Casa tua è qui!”.
Brigida era una donna che sapeva bene cosa significava essere madre di famiglia e tutto ciò che faceva parte della sua vita era vissuto in spirito di preghiera, cercando l’unione con Dio attraverso le varie attività quotidiane, prima come sposa e madre, poi come vedova, e, infine, come fondatrice di un Ordine religioso.
Nel 1349 andò a Roma per ottenere il riconoscimento del suo Ordine a cui aveva dato il nome di “Santissimo Salvatore”, composto sia da religiose che da religiosi. Si stabilì nel centro di Roma, precisamente in Piazza Farnese, dove ancora oggi si trova la Curia Generalizia delle Suore. Le Suore brigidine si riconoscono per il tipico ed originale copricapo: due bande formano sul capo una croce i cui bracci sono uniti da una fascia circolare con cinque fiamme: una al centro e quattro sul bordo che ricordano le piaghe di Cristo.
Brigida morì il 23 luglio 1373 a Roma e fu canonizzata nel 1391 da Bonifacio IX. Patrona di Svezia, il 1 ottobre 1999 è stata proclamata patrona d’Europa da San Giovanni Paolo II, insieme a S. Teresa Benedetta della Croce e a S. Caterina da Siena. Santa Brigida ha vissuto diversi secoli fa, ma il suo messaggio continua ancora ad essere attuale anche ai nostri giorni: tutti, come cristiani, chiamati a meditare quanto Gesù e Maria Santissima hanno sofferto per noi. La sua testimonianza ci aiuta a comprendere l’importanza della preghiera, che non va intesa solo come recita meccanica di determinate formule, ma come dialogo con Dio, contemplandone il mistero con umiltà e nel silenzio, come hanno fatto i santi. Solo così, la nostra orazione ci aiuterà ad immergerci nell’amore infinito di Dio.
Redazione da ss. di inf.



