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Sant’Angela della Croce: “Farsi povero con il povero per portarlo a Cristo”
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Tra i più illuminanti benefici spirituali che l’effusione di un amore donativo riesce a trasmettere nelle vicende della vita, tali da conquistare le anime di coloro che ne ricevono il messaggio persuasivo, spiccano indubbiamente quelli provenienti dalle esperienze delle consacrate mistiche. Come è accaduto nella vita di Angela de la Cruz, sicuramente una delle luminose figure ascetiche da riscoprire, soprattutto in un mondo secolarizzato come quello di oggi. (N.B.Q)
Angela de la Cruz, al secolo María de los Ángeles Guerrero Gonzálz, nacque a Siviglia il 30 gennaio 1846. Era molto piccola allorché dovette abbandonare la scuola per lavorare come operaia in un laboratorio di calzature. Nel 1871, con un atto privato promise al Signore di vivere secondo i consigli evangelici.Fin da bambina espresse una particolare devozione ai santi, un profondo amore per la Chiesa. Di lei colpisce un dato biografico: per aiutare economicamente la famiglia, all’età di circa 13 anni iniziò a prestare servizio presso un laboratorio di calzoleria. Fu proprio in questo laboratorio che
avvenne un episodio prodigioso: un pomeriggio, nella bottega del calzaturificio, nella stanza dove si riunivano i lavoratori per la recita quotidiana del Rosario, trovarono la piccola María inginocchiata in preghiera, in estasi, miracolosamente sospesa da terra. Il giorno dopo, la proprietaria del laboratorio parlò dell’accaduto al suo confessore, padre José Torres Padilla. Il religioso volle incontrare subito la bambina: fu quello l’inizio del profondo cammino spirituale che la porterà ad emettere i voti perpetui.
Padre Padilla la seguì nella strada verso Dio, ma non solo. La seguì, infatti, anche nel grande progetto che Angela aveva nel cuore: la fondazione di una nuova compagnia di religiose «staccate da tutto, anche da sé stesse, senza avere più terra o più vestiti di quello che indossano perché il loro cuore non si attacchi a niente»: la radicalità del Vangelo.
La carità prima di tutto: questo, in sintesi, il carisma della Compagnia fondata nel 1875 da sant’Angela, della quale il 2 marzo ricorre la memoria liturgica. Ma a questa parola – carità – ne seguono altre: fra queste, la più importante è senza dubbio “comunità”. La santa spagnola, infatti, sapeva bene che per poter essere vicino ai poveri bisogna essere uniti nella carità: più volte, la religiosa fa riferimento nei suoi scritti all’unità delle consorelle. È questo il segreto di
una comunità viva, che lavora con zelo per il Signore, per i fratelli bisognosi.
«Farsi poveri con i poveri per portarli a Cristo», questo il motto di sant’Angela, della quale il 2 marzo ricorre la memoria liturgica. Queste semplici parole, ancora oggi, ispirano le Sorelle della Compagnia della Croce che continuano l’opera di carità e amore verso i poveri, verso coloro che hanno fame e sete.
L’operato delle religiose nella città spagnola diveniva così sempre più famoso: ormai erano conosciute da tutti i cittadini così come in tutta la Chiesa, tanto che nel 1898 papa Leone XIII concesse all’istituto religioso il pontificio decreto di lode. Sarà Pio X nel 1904 a dare l’approvazione definitiva della Santa Sede. Sant’Angela della Croce, Madre generale della Compagnia dal 1881 al 1928.
“Con la dolcezza che diamo alla nostra Beata Madre, Ella ci dona la vita soprannaturale – ripeteva Angela – e con questa nuova vita ci rivestiamo di forza e sconfiggiamo i nemici che cercano di sorprenderci tendendoci delle trappole. Ma non ne abbiamo paura, le affrontiamo e la nostra buona Madre ci aiuta, e siamo vittoriosi nella lotta; e lo spirito del mondo e l’orgoglio e il resto cadono vinti e umiliati ai nostri piedi, e l’orgoglio intimidito non osa alzare la testa». Con queste parole, forti e tenaci come pietre indistruttibili dello Spirito, sant’Angela della Croce (1846-1932), esortava in una lettera (datata 30 aprile 1923)
le sue suore, le Sorelle della Compagnia della Croce.
L’amore per la Vergine, la piena fiducia nello Spirito Santo, l’armoniosa comunione con l’Eucaristia sono i tratti salienti di una spiritualità vigorosa che sembra non avere tempo. Leggere le lettere di sant’Angela è come inabissare il proprio animo nello scandaglio di Dio, elevando il cuore alla preghiera. Il suo carisma è palpabile, non è qualcosa di astratto: lo si comprende bene
sia dal suo epistolario sia dalle opere di carità che la compagnia di suore, da lei fondata, continua a svolgere.
Al momento della beatificazione, il 5 novembre del 1982, san Giovanni Paolo II disse: «L’esistenza austera, crocifissa, delle Sorelle della Croce, nasce anche dalla loro missione al mistero redentore di Gesù Cristo. Non pretendono di lasciarsi morire inutilmente di fame o di freddo, sono testimoni del Signore, per noi morto e risuscitato. Così il mistero cristiano si compie perfettamente in suor Angela della Croce, che sembra “immersa in una gioia pasquale”. Quella gioia lasciata come testamento per le sue figlie e che tutti ammirano in loro». Nel 2003 lo stesso pontefice polacco la proclamerà santa.
Redazione da s. di inf.



