Gaza: in parrocchia si accendono le luci di Natale. Romanelli: “Donare un po’ di luce in mezzo alla devastazione”

Redazione1
di Redazione1 Dicembre 12, 2025 22:15

Gaza: in parrocchia si accendono le luci di Natale. Romanelli: “Donare un po’ di luce in mezzo alla devastazione”

Nella parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza proseguono in questi giorni i preparativi per il Natale. A raccontarli è il parroco, padre Gabriel Romanelli, nel suo ultimo video diffuso nel giorno della festa dell’Immacolata Concezione. Una giornata, spiega il parroco missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato (Ive), trascorsa “tra canti, inni, danze tradizionali, liturgie e l’allestimento dei presepi, uno in chiesa e l’altro nella casa parrocchiale, degli alberi e delle decorazioni natalizie che hanno abbellito il compound parrocchiale” dove attualmente hanno trovato rifugio oltre 400 cristiani che hanno perso tutto a causa della guerra. Qualcuno è riuscito a tornare al proprio alloggio o in quel che ne resta ma ogni giorno torna in parrocchia per ricaricare il telefono e prendere acqua potabile. (Sir)

Si allestiscono presepi ed alberi di Natale, ma la guerra e “il lutto”, dice il parroco, ci chiedono sobrietà nel festeggiare. Sarà una festa vissuta spiritualmente anche se non mancheranno momenti di gioia per i malati, anziani, bambini e disabili. Sull’albero appese preghiere, richieste di pace, intenzioni per la fine della guerra.

Lo scorso 6 dicembre, nella piazza della Mangiatoia, a Betlemme, è tornato a riaccendersi, dopo due anni di buio, il grande albero di Natale. E anche nella piccola parrocchia latina si cerca di donare un po’ di luce in mezzo a tanta devastazione. Il desiderio di padre Romanelli è anche quello di portare dei piccoli doni, “speriamo del cioccolato”, ai malati, soprattutto quelli che sono riusciti a tornare a casa.

Così tutti sono impegnati a creare “qualcosa di bello per allietare questo tempo di attesa”. Anche nella scuola interna alla parrocchia dove gli alunni, sia cristiani che musulmani, “guidati da un’insegnante di fede musulmana hanno lavorato per abbellire gli ambienti”. “Io stesso – racconta padre Romanelli – ho preparato, con quello che ho trovato, una corona di cartone molto carina”. Alcuni volontari, insieme alle suore e ai responsabili dell’oratorio hanno decorato la parrocchia.

“Non ci saranno però grandi feste – afferma il parroco – perché Gaza è in lutto. Giusto celebrare spiritualmente e liturgicamente, ma le feste saranno piccole e sobrie e dedicate ai bambini e agli anziani. Dobbiamo rallegrarci per la nascita del Salvatore venuto in questa valle di lacrime per dare gloria a Dio, perdonare i peccati e portare la pace. La guerra ci insegna e chiede di celebrare il Natale con l’essenziale, con allegria esteriore, certo, ma soprattutto interiore, predisponendoci nell’anima a compiere opere di bene. E preghiamo che si possano concretizzare. A fine giornata abbiamo recitato il Rosario e celebrato la messa solenne dell’Immacolata”.

“Una giornata speciale, rivela padre Romanelli, “è stata anche l’occasione per festeggiare i 41 anni di sacerdozio di padre Carlos Ferrero, nostro provinciale dell’Ive. Vive qui in parrocchia da quasi l’inizio della guerra aiutando nella missione con gli anziani, con i malati, sostenendo le suore di madre Teresa che accudiscono piccoli disabili gravi”. Il parroco parla, mentre in sottofondo si sentono chiaramente colpi di arma da fuoco, “poco tempo fa abbiamo udito fragori e colpi di carro armato”. Lo scorso 6 dicembre un’esplosione vicino alla parrocchia ha distrutto una vetrata della chiesa mentre era in corso il Rosario. Ma il racconto del parroco non si ferma:

“ogni persona che viene in chiesa appende all’albero una decorazione con un’intenzione di preghiera, per la pace, per la famiglia, per le vocazioni, per il perdono, e soprattutto per la fine di questa guerra. Ci sono degli adolescenti che stanno preparando alcune scene per il presepe vivente con i loro educatori. È incredibile il lavoro che stanno facendo nonostante le circostanze drammatiche che viviamo”.

Il Natale si avvicina, ma non distoglie padre Romanelli dagli effetti della guerra. Solo pochissimi giorni fa, in una intervista a Aid to the Church in Need International (Aiuto alla Chiesa che soffre – Acn) ricordava che “Il mondo dovrebbe sapere che qui ci sono oltre due milioni di persone che non hanno nulla e hanno bisogno di tutto”. “La comunità internazionale dovrebbe chiarire che, secondo il diritto internazionale, le persone hanno il diritto di vivere nella propria terra. Dovremmo pregare molto. Per la pace, e per tutti gli abitanti di questa Terra Santa, che sia Gaza, Palestina o Israele”. Sul terreno la situazione permane grave e la parrocchia mantiene fede alla sua missione di vicinanza e di servizio ai più vulnerabili grazie anche agli aiuti che arrivano dal Patriarcato Latino di Gerusalemme che “ci hanno permesso di aiutare oltre 12.000 famiglie”.

 

 

 

 Redazione da Ag. di inf.

 

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