Lettera del cardinale Sarah ai vescovi, facilitate il ritorno a messa in sicurezza

Redazione1
di Redazione1 Settembre 17, 2020 21:04

Lettera del cardinale Sarah ai vescovi, facilitate il ritorno a messa in sicurezza

Fin dall’inizio delle limitazioni liturgiche stabilite a suo tempo dal decreto governativo per la fase 2 del Coronavirus, i vescovi italiani avevano manifestato la loro contrarietà: “non si può accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”. In seguito, in una nota della Cei si leggeva: “la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all’emergenza sanitaria”. Inoltre, dalla Cei più volte è stato sottolineato in maniera esplicita che “nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia, la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale”. Adesso il cardinale Sarah, con la lettera inviata alle conferenze episcopali di tutto il mondo spiega perché la messa “virtuale” non può sostituire quella reale.

= La lettera del cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, pubblicata dall’Osservatore Romano, è stata approvata da Papa Francesco nella udienza al cardinale dello scorso 3 settembre e porta la data del 15 agosto =.

Dopo una introduzione patristica e dottrinale, riferisce Angela Ambrogetti di AciStampa, il cardinale spiega come i cristiani non possano vivere senza celebrazione comunitaria e chiede espressamente ai vescovi di tutto il mondo: “La dovuta attenzione alle norme igieniche e di sicurezza non può portare alla sterilizzazione dei gesti e dei riti, all’induzione, anche inconsapevole, di timore e di insicurezza nei fedeli. Si confida nell’azione prudente ma ferma dei Vescovi, perché la partecipazione dei fedeli alla celebrazione dell’Eucaristia non sia derubricata dalle autorità pubbliche a un “assembramento”, e non sia considerata come equiparabile o persino subordinabile a forme di aggregazione ricreative.

Le norme liturgiche non sono materia sulla quale possono legiferare le autorità civili, ma soltanto le competenti autorità ecclesiastiche (cfr. Sacrosanctum Concilium, 22).

Si faciliti la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni, è la precisazione, ma senza improvvisate sperimentazioni rituali e nel pieno rispetto delle norme contenute nei libri liturgici, che ne regolano lo svolgimento. Nella liturgia, esperienza di sacralità, di santità e di bellezza che trasfigura, viene specificato, si pregusta l’armonia della beatitudine eterna: si abbia cura quindi per la dignità dei luoghi, delle suppellettili sacre, delle modalità celebrative, secondo l’autorevole indicazione del Concilio Vaticano II: «I riti splendano per nobile semplicità» (Sacrosanctum Concilium, 34). Si riconosca ai fedeli il diritto di ricevere il Corpo di Cristo e di adorare il Signore presente nell’Eucaristia nei modi previsti, senza limitazioni che vadano addirittura al di là di quanto previsto dalle norme igieniche emanate dalle autorità pubbliche o dai Vescovi”.

Per il cardinale quindi la indicazione sicura, spiega Ambrogetti, è la “Obbedienza alle norme della Chiesa, obbedienza ai Vescovi. In tempi di difficoltà (ad esempio pensiamo alle guerre, alle pandemie) i Vescovi e le Conferenze Episcopali possono dare normative provvisorie alle quali si deve obbedire. La obbedienza custodisce il tesoro affidato alla Chiesa. Queste misure dettate dai Vescovi e dalle Conferenze Episcopali scadono quando la situazione torna alla normalità”. In effetti la questione della partecipazione alla Messa è resa spesso complicata per anziani e persone con difficoltà negli ultimi mesi. In alcuni casi le parrocchie hanno ridotto il numero delle celebrazioni invece di aumentarle per permettere ai fedeli di partecipare con le dovute attenzione sanitarie e limitare gli assembramenti.

Sono nate discussioni su come distribuire la Eucarestia e anche sulla possibilità di portare la Eucarestia a chi non può uscire di casa. E c’è anche il problema dell’allontanamento di chi trova difficile andare in chiesa, è la conclusione. “Nessuna trasmissione è equiparabile alla partecipazione personale o può sostituirla – si legge nella lettera – anzi queste trasmissioni, da sole, rischiano di allontanarci da un incontro personale e intimo con il Dio incarnato che si è consegnato a noi non in modo virtuale, ma realmente, dicendo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui» (Gv 6, 56). Questo contatto fisico con il Signore è vitale, indispensabile, insostituibile. Una volta individuati e adottati gli accorgimenti concretamente esperibili per ridurre al minimo il contagio del virus, è necessario che tutti riprendano il loro posto nell’assemblea dei fratelli, riscoprano l’insostituibile preziosità e bellezza della celebrazione, richiamino e attraggano con il contagio dell’entusiasmo i fratelli e le sorelle scoraggiati, impauriti, da troppo tempo assenti o distratti”.

 

 

 

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di Redazione1 Settembre 17, 2020 21:04

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