Attributi e simbologia religiosa dell’“acqua” – bene prezioso minacciato da siccità – nella toponomastica siciliana

Redazione1
di Redazione1 Novembre 5, 2017 19:38

Attributi e simbologia religiosa dell’“acqua” – bene prezioso minacciato da siccità – nella toponomastica siciliana

La siccità sta colpendo duramente il nostro Paese: piogge carenti, sempre più intense e brevi, sono un fenomeno preoccupante diventato ormai uno stato di emergenza. Modificazioni climatiche e comportamentali favoriscono l’impoverimento dei bacini idrici naturali, minacciando un pericoloso calo del necessario di acqua potabile. Nell’affrontare questa crisi, non può mancare l’impegno prioritario dei cattolici, data la loro propensione a difendere il creato, e la sollecitazione di Papa Francesco che, con l’enciclica “Laudato sì”, chiama a tutelare la natura, nostra “casa comune”. Ora, cercando di evidenziare il valore naturale, vitale, simbolico e religioso che l’acqua riveste per l’essere umano, e specialmente per i cristiani, riteniamo che questa interessante esposizione linguistica, seguendo le orme della toponomastica siciliana, sia un modo culturalmente calzante per farlo. 

L’acqua è un elemento prezioso e uno dei riferimenti più importanti nella vita di un uomo. Nell’immaginario collettivo essa è collegata all’idea della vita, della nascita e della rinascita. Nel culto cristiano l’acqua è un simbolo importante, ricco di significatiNel sacramento del battesimo, ad esempio, essa è segno della purificazione, della benedizione che salva e del rinnovamento nello spirito santo. Il termine ‘battesimo’ deriva dalla radice del verbo greco baptízō ‘immergo’, perché nell’antichità avveniva per immersione totale, simboleggiando il concetto del seppellimento e della morte, ma anche di rigenerazione e di rinascita.

Nel dialogo di Gesù con la Samaritana, Gesù stesso si identifica con l’acqua che salva per la vita eterna: «Chiunque beve dell’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Vangelo di Giovanni 4,13-15).

In quanto pioggia che cade sui campi e li feconda l’acqua è fonte e simbolo di vita e fertilità. Nelle processioni religiose di molti centri della Sicilia si invoca la Madonna perché mandi la pioggia che feconda le messi e combatte la siccità, ma anche per scongiurare precipitazioni troppo abbondanti e dannose per gli uomini e per i raccolti.

Numerose località siciliane portano il nome di ‘Acquasanta’ (Acquasanta quartiere e piazza, nonché porto turistico dell’Acquasanta, a Palermo; contrada Acquasanta a Gioiosa Marea ME; le sorgenti della Santissima nel territorio di Fiumedinisi (Messina), ricco di sorgenti naturali tra cui quello dal quale parte l’acquedotto detto appunto della Santissima che fornisce Messina). Le località che portano il nome di ‘acqua santa’, si riferiscono in genere ad acque o sorgenti ritenute medicamentose o miracolose, per intercessione di Dio o della Madonna, tanto più che l’acqua è un elemento di per sé vitale e prezioso.

L’acqua collegata alla Madonna ha dato il nome a località siciliane come Madonna dell’Acqua Calda, frazione di Barcellona Pozzo di Gotto Messina, o sotto il nome di vena (da latino vena) ‘vena d’acqua’:Madonna della Vena, via di Santo Stefano di Briga, ME, di cui la Madonna è la  principale patrona. Nella località di Vena, frazione di Piedimonte Etneo, CT si trova il Santuario di Santa Maria della Vena: nell’icona della Madonna, risalente al VI sec. dell’era cristiana, c’è un’iscrizione, probabilmente di epoca posteriore: Sancta Maria, Vena omnium gratiarum, ora pro nobis, dove vena è un’apposizione, riferita alla Madonna, ‘fonte’ di tutte le grazie. La Madonna è considerata Colei che, sorgente di vita, purifica, guarisce e benedice.  

La tradizione racconta che le origini del santuario risalgono a un periodo compreso tra il 580 ed il 590 quando Gregorio I, che alla morte poi fu canonizzato come San Gregorio Magno, diede l’ordine ad un gruppo di monaci di fondare un monastero dedicato a Sant’Andrea nelle proprietà etnee della madre Silvia (Santa Silvia). I monaci portarono sulle bestie da soma, oltre ai materiali occorrenti per

costruire il monastero, anche un quadro della ‘Madre di Dio’ (Theotòkos), che Gregorio aveva ricevuto in dono. Si narra che, nel cammino dei monaci verso l’Etna, la mula che trasportava il quadro, a un certo punto si fermò, cominciando a scavare con gli zoccoli nel terreno, da cui venne fuori una ‘vena’ d’acqua. I monaci lo considerarono un segno divino, e  proprio lì, dove sgorgava l’acqua, fondarono il monastero gregoriano di Vena, che poi, dal 1500, venne indicato come Abbazia della Vena, oggi Santuario, meta di continui pellegrinaggi.

Altri nomi di luogo che indicavano la presenza dell’acqua, erano Itria o Idria, dove ‘idria’ significava ‘grande vaso per l’acqua’e, nella toponomastica, anche ‘grande serbatoio di acqua’(Idria, frazione di Modica RG; torrente Idria a Barcellona Pozzo di Gotto, ME; Viale Itria, Nicosia EN). Famosa anche la Madonna dell’Itria. Ricordiamo che, a Messina, nella Chiesa di Santa Caterina, c’è il quadro della Madonna dell’Itria ,di Antonello Riccio, XVI sec., rappresentata tra i Santi Pietro e Paolo, con sullo sfondo una

veduta dello stretto di Messina. In realtà Itria, in questo caso, deriva dal bizantino odigìtria, ‘colei che indica il cammino, patrona dei viandanti’, ma per etimologia popolare è collegato ad ‘acqua’. Infatti la Madonna viene venerata anche come ‘Madonna delle acque’. La Madonna dell’Itria, cosa che non tutti sanno, è la santa protettrice della Sicilia, tanto è vero che, a Roma, una Chiesa ad essa dedicata porta il nome di ‘Santa Maria Odigitria dei Siciliani’.

Fra le località della provincia di Messina, ricordiamo ancoraAcqualadrone (Frazione, ME; in alcune carte topografiche: Acquarone) da ‘acqua’ e, secondo Caracausi (1993), da siciliano lantruni, ‘grande oleandro’. A nostro avviso Acqualadrone potrebbe nascere, per etimologia popolare, da una deformazione di lantruni in ‘ladrone’. Sempre riferiti all’‘acqua’ in Sicilia ci sono anche toponimi con ‘fontana’ dal latino aqua fontana ‘acqua sorgiva’.  Fontane Bianche (frazione nel comune di SR); Fontana Rossa (frazione a circa 3 km da Catania), rossa, perché probabilmente ricca di ferro. Il toponimo ha dato il nome all’Aeroporto Internazionale Fontanarossa di Catania;

Vorrei concludere con una breve riflessione sul rapporto – tanto dibattuto nella linguistica e nella filosofia del linguaggio – fra lingua, pensiero e realtà. L’individuo è portato a percepire e designare la realtà in modo diverso a seconda degli aspetti a cui dà più importanza. Così anche nella scelta dei colori all’acqua, ‘bianca’, ‘rossa’, ‘viola’, riferiti all’acqua, da un lato hanno influito fattori fisici, come la presenza di elementi coloranti, i riflessi della vegetazione o della luce, dall’altro la diversa sensibilità percettiva da parte degli individui. Un ruolo rilevante è svolto dalla volontà dei parlanti di dare al nome una funzione espressiva, talora propiziatoria o, comunque, un significato che rispecchi i valori della cultura e della tradizione popolare, coniando, nel corso dei secoli, in lingue diverse, dei termini di cui non è sempre facile capire il significato.

 

 

Lucia Abbate

 

 

 

 

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