Papa Francesco alle contemplative: la vostra vocazione alimenta il fuoco che dona calore alla Chiesa

Redazione1
di Redazione1 Aprile 18, 2024 23:09

Papa Francesco alle contemplative: la vostra vocazione alimenta il fuoco che dona calore alla Chiesa

Nell’udienza del Papa di oggi, 18 aprile, dedicata alle Superiore e alle Delegate delle Carmelitane Scalze in occasione della revisione delle Costituzioni, Francesco, in un discorso in spagnolo, ha ricordato come le claustrali sperimentano “pienamente la tensione tra separazione dal mondo e immersione in esso, e che la vocazione contemplativa non porta a custodire le ceneri, ma ad alimentare un fuoco che arde in modo sempre nuovo e può donare calore alla Chiesa e al mondo”.

Ovviamente, ha proseguito, “Il dinamismo della contemplazione è sempre un dinamismo d’amore, è sempre una scala che ci eleva a Dio non per separarci dalla terra, ma per farcela vivere in profondità, come testimoni dell’amore ricevuto”. Ecco perché “la vita contemplativa non corre il rischio di ridursi a una forma di inerzia spirituale, che distrae dalle responsabilità della vita quotidiana – un sacerdote che non conosce questo tipo di misticismo le chiamava “le suore dormienti”, che vivono dormendo, ma la vita contemplativa continua a fornire la luce interiore per il discernimento”.

E tutto alla luce della speranza del Vangelo che “significa abbandonarsi in Dio, imparare a leggere i segni che Egli ci dà per discernere il futuro” e “non confidare solo nelle strategie umane, nelle strategie difensive quando si tratta di riflettere su un monastero da salvare o abbandonare, sulle forme di vita comunitaria, o sulle vocazioni. Le strategie difensive sono il risultato di un nostalgico ritorno al passato. Quello non funziona”. Invece “la speranza evangelica va diversamente, ci dona la gioia della storia vissuta fino ad oggi, ma ci rende capaci di guardare al futuro, con quelle radici che abbiamo ricevuto. E questo si chiama preservare il carisma”. E conclude il Papa con l’invito alle carmelitane a “guardare al futuro con speranza evangelica, a piedi nudi, cioè con la libertà dell’abbandono in Dio. Guardare al futuro con le radici nel passato”.

Questo incontro delle contemplative col Pontefice, che mette in luce il loro misticismo vocazionale come un fuoco che dà calore alla Chiesa e al mondo, richiama la spiritualità carmelitana così come viene espressa da una nota Comunità di claustrali italiana: “La spiritualità carmelitana nasce dall’esperienza che della relazione con Dio hanno fatto le nostre sorelle e i nostri fratelli riconosciuti anche dalla Chiesa come santi, cioè indicatori di un cammino percorribile, di una strada sicura per l’incontro con il Signore Gesù”.

“La vocazione carmelitana, il nostro modo di attuare il Vangelo, consiste nel rispondere a Dio che ci chiama ad amarLo con tutte le forze, unicamente, appassionatamente e ad affermare con la nostra scelta che vivere per Lui è possibile ed è lo scopo fondamentale della vita dell’uomo. I Santi del Carmelo hanno vissuto questo – il primo e più grande dei comandamenti – in maniera diversificata, ognuno a modo suo, nel proprio contesto culturale ed ecclesiale, con la propria personalità nella quale hanno sentito risuonare una specifica nota individuale.

L’ideale Carmelitano Teresiano è insieme contemplativo e apostolico. I tratti caratteristici della spiritualità dei Carmelitani Scalzi sono la solitudine interiore, propria di chi pensa e si occupa unicamente di Dio e lo adora nel silenzio dell’ anima, l’ orazione costante intesa in senso teresiano, cioè vissuta interamente in un amore di amicizia, di incontro, di dialogo, di compagnia costante e continua con Gesù, lo spirito di pura contemplazione per vivere in quotidiano “contatto” col mistero divino e per crescere nella comunione d’amore con Dio e il prossimo, con l’amore altrettanto puro del servizio nel compimento della propria missione all’interno della Chiesa”.

D’altronde, Santa Teresa di Gesù Bambino immaginava la Chiesa (il mondo delle anime…) come un giardino fiorito: «Gesù si è degnato di istruirmi su questo mistero: mi ha messo davanti agli occhi il libro della natura e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non tolgono il profumo alla piccola violetta o la semplicità incantevole alla pratolina… Ho capito che, se tutti i fiori piccoli volessero essere rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini… Così avviene nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù”.

“Egli ha voluto creare i grandi santi che possono essere paragonati al Giglio e alle rose, ma ne ha creati anche di più piccoli, e questi devono accontentarsi di essere delle pratoline o delle violette destinate a rallegrare lo sguardo del buon Dio quando Egli lo abbassa verso terra: la perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere ciò che Egli vuole che noi siamo… […] Scendendo così, il buon Dio mostra la sua grandezza infinita. Come il sole illumina nello stesso tempo i cedri e ogni fiorellino come se esso fosse il solo sulla terra, così Nostro Signore si occupa in modo particolare di ogni anima come se essa fosse unica nel suo genere; e come nella natura tutte le stagioni sono regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto corrisponde al bene di ogni anima.»

 

 

 

 

Redazione da ss. di inf.

 

 

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