Arcangeli: i potenti messaggeri di Dio, storia di tre nomi, storia di tre missioni

Redazione1
di Redazione1 Settembre 22, 2026 23:29

Arcangeli: i potenti messaggeri di Dio, storia di tre nomi, storia di tre missioni

“In quanto creature di natura spirituale, gli angeli sono dotati di intelletto e di libera volontà, come l’uomo, ma in grado a lui superiore, anche se sempre finito, per il limite che è inerente a tutte le creature. Gli angeli sono quindi esseri personali e, in quanto tali, sono anch’essi a “immagine e somiglianza” di Dio. La Sacra Scrittura si riferisce agli angeli adoperando anche appellativi non solo personali (come i nomi propri di Raffaele, Gabriele, Michele), ma anche collettivi” (come le qualifiche di Serafini, Cherubini Troni, Potestà, Dominazioni, Principati), così come opera una distinzione tra angeli e arcangeli”, con queste parole San Giovanni Paolo II durante l’udienza generale di mercoledì 6 agosto 1986 spiegava la natura degli angeli e degli arcangeli.  Quello degli Angeli è stato, da sempre, un tema che ha affascinato diverse generazioni di fedeli: loro, gli Angeli e Arcangeli, presenze costanti nella vita di ogni fedele; tema che suscita anche un più che acceso dibattito e tante curiosità. Nella giornata di oggi, dopo la riforma del calendario liturgico del 1969, la Chiesa ricorda i tre Arcangeli nel giorno che in precedenza era dedicato al solo San Michele. Il 24 marzo veniva ricordato San Gabriele, mentre era il 24 ottobre la giornata dedicata alla memoria di San Raffaele.

Il popolo latino affermava “nomen omen” che vuol dire: nel nome già è scritta la propria esistenza.             E così si può dire anche per i tre Arcangeli: Michele (da Mi-ka-El) ha come significato “chi è come Dio?”; Gabriele (da Gavri’El), “fortezza di Dio” o “forza di Dio”; Raffaele (da Rafa’El), “medicina di Dio”. Tre nomi potenti ma al contempo umili. Sono tre figure che nella loro armoniosa costante presenza nelle Sacre Scritture hanno ispirato diversi artisti, soprattutto rinascimentali. Nelle loro opere, in una certa misura, potremmo trovare una sorta di fotografie di queste tre divine esistenze che il più delle volte, appunto, sono ritratte assieme. Fra i tanti possibili esempi, la Pala dei tre Arcangeli: un dipinto a olio su tavola (255×190 cm) di Marco d’Oggiono, realizzato agli inizi del Cinquecento per la chiesa milanese di Santa Marta e oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera a Milano.

La bellezza di quest’opera fa rimanere senza fiato ogni spettatore: San Michele è ritratto a piena figura e si trova al centro dell’opera, col suo immenso dispiegamento d’ali mentre incede eroico sopra il demonio; gli altri due Arcangeli sono posti a destra e a sinistra, sempre a figura intera. Nella composizione scenica colpisce la loro serenità: nulla li turba, nulla li spaventa, sicuri della potenza di Dio.

“Quando deve compiersi qualcosa che richiede grande coraggio e forza, si dice che è mandato Michele, perché si possa comprendere, dall’azione e dal nome, che nessuno può agire come Dio”, così scriveva San Gregorio Magno dell’Arcangelo Michele. Nell’Antico Testamento, nel Libro di Daniele, troviamo un’altra descrizione dell’Arcangelo noto a tutti per la sua spada: in questo Libro viene definito “il gran principe” che vigila sul popolo di Dio. Nel Libro dell’Apocalisse, invece, vi è la descrizione della battaglia contro il demonio: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme ai suoi angeli, ma non prevalse e non vi fu più posto per loro in cielo”. Grande importanza a San Michele fu data da Papa Leone XIII che, a seguito della famosa visione avuta nel 1884, compose una preghiera speciale di protezione per il popolo di Dio: l’orazione, nella sua forma estesa, venne inserita persino nel libro degli esorcismi ufficiali della Chiesa e come tale, in casi di possessione, veniva recitata solo da un sacerdote autorizzato. In questa versione la preghiera è assai più lunga di quella più comunemente conosciuta.

San Gabriele, scelto da Dio per recare l’annuncio di salvezza per l’intera umanità. Tutti abbiamo nella memoria l’iconografia di questo Arcangelo. Sono immagini che trovano ispirazione prevalentemente dal Vangelo di Luca: “Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Luca 1:26-29). La sua figura testimonia bene come Antico e Nuovo Testamento riescano ad illuminarsi a vicenda. Nel Libro di Daniele, ad esempio, troviamo lo stesso Gabriele spiegare a Daniele la profezia delle “settanta settimane” che sarebbero passate prima di “mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, stabilire una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei Santi”. Era questa la prefigurazione della prima venuta di Cristo e della sua Redenzione.

“Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l’angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio. Gli disse: «Di dove sei, o giovane?». Rispose: «Sono uno dei tuoi fratelli Israeliti, venuto a cercare lavoro». Riprese Tobia: «Conosci la strada per andare nella Media?». Gli disse: «Certo, parecchie volte sono stato là e conosco bene tutte le strade”. E’ il Libro di Tobia dell’Antico Testamento: in queste pagine viene narrato l’amore di Tobia e Sara. Ed è proprio l’Arcangelo Raffaele ad essere loro guida e speranza.  Lungo questo periglioso viaggio San Raffaele aiuterà Tobia nell’intento di unirsi in matrimonio con Sara; lo esorterà a pregare insieme a lei e ne libererà il matrimonio dagli attacchi del demonio.

E sempre San Raffaele sarà “medicina di Dio”: grazie alla sua intercessione, il padre di Tobia riacquisterà la vista.  Raffaele è patrono di ammalati, fidanzati, sposi e viaggiatori: in questi patrocini è racchiusa tutta la sua opera, tutta la sua missione.

 

 

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