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Pompei, Papa Leone XIV: “Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore”
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Il momento centrale della visita pastorale a Pompei di Papa Leone XIV, è la celebrazione eucaristica all’esterno del Santuario della Madonna del Rosario, in piazza Bartolo Longo. Di fronte a circa 20mila fedeli convenuti non solo da Pompei, ma anche da Napoli e da tutta la Campania, il Papa ha ricordato l’anniversario della sua elezione a Romano Pontefice. (AciSt.)
“Esattamente un anno fa – ha detto Papa Leone nell’omelia, tra gli applausi scroscianti dei fedeli raccolti per ascoltarlo – quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa. L’aver poi scelto il nome di Leone, mi pone sulle orme di Leone XIII, che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario. A tutto ciò si aggiunge la recente canonizzazione di San Bartolo Longo, apostolo
del Rosario”.
“L’Ave Maria – ha spiegato Papa Leone XIV – è un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano. Maria diventa così Madre della misericordia. Discepola della Parola e strumento della sua incarnazione, si rivela davvero la piena di grazia. Tutto in lei è grazia”.
“Nell’Eccomi di Maria – ha aggiunto – nasce non soltanto Gesù, ma anche la Chiesa, e Maria diventa insieme Madre di Dio e Madre della Chiesa. Tutto avviene nella potenza dello Spirito Santo, che adombra Maria e rende fecondo il suo grembo verginale. Questo momento della storia ha una dolcezza e una potenza che attraggono il cuore e lo portano a quell’altezza contemplativa in cui germoglia la preghiera del Santo Rosario. Una preghiera che affonda le radici nella storia della salvezza, e proprio nel Saluto dell’Angelo alla Vergine ha come il suo preludio”.
“Ave Maria! La ripetizione di questa preghiera nel Rosario – ha osservato il Pontefice- è come l’eco del saluto di Gabriele, un’eco che attraversa i secoli e guida lo sguardo del credente a Gesù, visto con gli occhi e il cuore della Madre. L’Ave Maria che si ripete nel Santo Rosario è un atto di amore. Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della più essenziale teologia cristiana”.
“Il Rosario – ha sottolineato Papa Leone – è stato considerato un compendio del Vangelo, che San Giovanni Paolo II ha voluto integrare con i Misteri della luce. Anche questa dimensione fu vivissima in San Bartolo Longo, che offrì ai pellegrini profonde meditazioni per sottrarre il Santo Rosario alla tentazione di una recita meccanica e assicurargli il respiro biblico, cristologico e contemplativo che lo deve caratterizzare. Se il Rosario è “pregato” e “celebrato” in questo modo, esso è anche, per naturale
conseguenza, sorgente di carità. Carità verso Dio, carità verso il prossimo”.
“Il Rosario – ha poi voluto rammentare il Papa – spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo, come la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae sottolineava, proponendo in particolare due intenzioni che rimangono di pressante attualità: la famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale, e la pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”.
“Quando San Giovanni Paolo II – è ancora il ricordo di Leone XIV – indisse l’Anno del Rosario, lo volle porre in modo speciale sotto lo sguardo della Vergine di Pompei. I tempi da allora non sono migliorati. Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del
mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso.
La pace nasce dentro il cuore. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. San Bartolo Longo, pensando alla fede di Maria, la definisce “onnipotente per grazia”. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo. Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore”.
Al termine della Messa, Papa Leone ha recitato insieme ai fedeli la tradizionale Supplica alla Madonna di Pompei.
La Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei fu scritta, nel 1883, da San Bartolo Longo. Viene recitata solennemente due volte l’anno, alle ore 12 dell’8 maggio, e in occasione della prima domenica d’ottobre. La Supplica fu composta come adesione all’invito che, nella sua prima Enciclica sul Rosario dal titolo Supremi apostolatus officio, Papa Leone XIII aveva fatto ai cattolici un impegno spirituale volto a fronteggiare i mali della società.
Redazione da s. di inf.



