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Quaresima: Itinerario di conversione in preparazione alla Pasqua dedicato a riflessione e penitenza
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Da Messaggio per la Quaresima 2026 di Papa Leone XIV, che descrive la Quaresima come “il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno”. E come cammino di conversione, che inizia quando “ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito”.
L’itinerario quaresimale diventa allora “un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione”. Per accompagnare in questo itinerario, il Santo Padre richiama l’attenzione su tre movimenti inerenti l’accoglienza della Parola di Dio:
Ascoltare, per dare spazio alla Parola. La disponibilità all’ascolto, dice il Papa, “è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro”. Il primo a mettersi in ascolto per entrare in relazione con l’uomo, è stato Dio, che ha ascoltato il grido dell’oppresso e, rivelandosi a Mosè nel roveto ardente, l’ha coinvolto nel suo disegno di salvezza. L’ascolto è dunque un tratto distintivo di Dio che, attraverso la liturgia, educa a un ascolto più vero della
realtà, ad ascoltare come Lui, a riconoscere il grido dell’umanità oppressa.
Digiunare, come pratica concreta che dispone ad accogliere la Parola. L’esercizio del digiuno ha a che fare – concretamente e metaforicamente – con la “fame”, con la necessità di dare sostentamento al corpo, di soddisfare l’appetito: “Serve quindi a discernere e ordinare gli ‘appetiti’, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo”.
Oltre all’aspetto terreno, citando Sant’Agostino, Papa Leone estende l’orizzonte alla tensione tra il tempo presente e il compimento futuro. In questa prospettiva, il digiuno “ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene”. Perché non resti una mera pratica ascetica, che rischia di inorgoglire il cuore, il digiuno richiede fede e umiltà, deve nutrirsi della Parola di Dio, per radicarsi nella comunione con il Signore. Uno stile di vita più sobrio è il segno visibile di questo impegno interiore “di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male”.
In questa linea, la proposta del Papa è molto concreta: secondo un’espressione a cui ci ha già abituato, invita a disarmare il linguaggio, – rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie – e, per compensare, a imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: “in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.
Insieme è l’avverbio con cui specifica la dimensione comunitaria delle due azioni precedenti – l’ascolto della Parola e la pratica del digiuno – una dimensione imprescindibile già evidenziata nelle Scritture, dove è il popolo che si raduna, ascolta e pratica insieme il digiuno, per rinnovare l’alleanza con Dio.
“Allo stesso modo, le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento
reale”.
Papa Leone conclude il Messaggio riassumendo questi concetti in un vero e proprio programma, che si fa preghiera, per vivere bene la Quaresima: “chiediamo la grazia di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore”.
Redazione da s. di inf.



