Lettera del Papa al popolo ucraino: “Continuo a starvi vicino, con il cuore e con la preghiera”

Redazione1
di Redazione1 Novembre 27, 2022 01:33

Lettera del Papa al popolo ucraino: “Continuo a starvi vicino, con il cuore e con la preghiera”

A nove mesi dall’inizio del conflitto, la pioggia di missili russi continua a distruggere le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, lasciando gran parte del paese ad affrontare temperature sotto lo zero, privo di riscaldamento, luce e acqua. Il “rischio di un inverno disastroso per milioni di persone”, da far temere una drammatica crisi umanitaria, addolora molto Papa Francesco, spingendolo a scrivere una appassionata lettera al popolo ucraino per  confermare la sua solidale vicinanza.

(Sir) “Io vorrei unire le mie lacrime alle vostre e dirvi che non c’è giorno in cui non vi sia vicino e non vi porti nel mio cuore e nella mia preghiera. Il vostro dolore è il mio dolore”. Lo scrive il Papa, nella lettera al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio della guerra: un lungo, intenso, caloroso e dettagliato omaggio ad un popolo che il mondo ha riconosciuto “audace e forte”: “un popolo che soffre e prega, piange e lotta, resiste e spera: un popolo nobile e martire”. Ancora una volta, come aveva fatto al termine dell’udienza generale di mercoledì scorso, in cui aveva coniato per la prima volta il termine “martirio dell’aggressione”, Francesco cita il “terribile genocidio dell’Holodomor” e scrive:

“in tutto questo mare di male e di dolore, sono ammirato del vostro buon ardore”. “Io continuo a starvi vicino, con il cuore e con la preghiera, con la premura umanitaria, perché vi sentiate accompagnati, perché non ci si abitui alla guerra, perché non siate lasciati soli oggi e soprattutto domani, quando verrà forse la tentazione di dimenticare le vostre sofferenze”, assicura il Papa.

“Sulla vostra terra, da nove mesi, si è scatenata l’assurda follia della guerra”, l’esordio di Francesco: “Nel vostro cielo rimbombano senza sosta il fragore sinistro delle esplosioni e il suono inquietante delle sirene. Le vostre città sono martellate dalle bombe mentre piogge di missili provocano morte, distruzione e dolore, fame, sete e freddo. Nelle vostre strade tanti sono dovuti fuggire, lasciando case e affetti. Accanto ai vostri grandi fiumi scorrono ogni giorno fiumi di sangue e di lacrime”. “Nella croce di Gesù oggi vedo voi, voi che soffrite il terrore scatenato da questa aggressione”, prosegue il Papa: “Sì, la croce che ha torturato il Signore rivive nelle torture rinvenute sui cadaveri, nelle fosse comuni scoperte in varie città, in quelle e in tante altre immagini cruente che ci sono entrate nell’anima, che fanno levare un grido: perché? Come possono degli uomini trattare così altri uomini?”

“Piango con voi per ogni piccolo che, a causa di questa guerra, ha perso la vita,

come Kira a Odessa, come Lisa a Vinnytsia, e come centinaia di altri bimbi: in ciascuno di loro è sconfitta l’umanità intera”, rivela Francesco: “quanti bambini uccisi, feriti o rimasti orfani, strappati alle loro madri!”. “Ma come non provare angoscia per loro e per quanti, piccoli e grandi, sono stati deportati?

È incalcolabile il dolore delle madri ucraine”.

“Penso poi a voi, giovani, che per difendere coraggiosamente la patria avete dovuto mettere mano alle armi anziché ai sogni che avevate coltivato per il futuro”, prosegue il Papa: “penso a voi, mogli, che avete perso i vostri mariti e mordendo le labbra continuate nel silenzio, con dignità e determinazione, a fare ogni sacrificio per i vostri figli; a voi, adulti, che cercate in ogni modo di proteggere i vostri cari; a voi, anziani, che invece di trascorrere un sereno tramonto siete stati gettati nella tenebrosa notte della guerra; a voi, donne che avete subito violenze e portate grandi pesi nel cuore; a tutti voi, feriti nell’anima e nel corpo. Vi penso e vi sono vicino con affetto e con ammirazione per come affrontate prove così dure”.

Sulle autorità” incombe il dovere di governare il Paese in tempi tragici e di prendere decisioni lungimiranti per la pace e per sviluppare l’economia durante la distruzione di tante infrastrutture vitali, in città come nelle campagne”, l’appello pressante. E l’elenco di Francesco continua incalzante: “Penso a voi, volontari, che vi spendete ogni giorno per il popolo; a voi, Pastori del popolo santo di Dio, che – spesso con grande rischio per la vostra incolumità – siete rimasti accanto alla gente, portando la consolazione di Dio e la solidarietà dei fratelli, trasformando con creatività luoghi comunitari e conventi in alloggi dove offrire ospitalità, soccorso e cibo a chi versa in condizioni difficili”. Poi il pensiero del Papa va “ai profughi e agli sfollati interni, che si trovano lontano dalle loro abitazioni, molte delle quali distrutte”.

“In questi mesi, nei quali la rigidità del clima rende quello che vivete ancora più tragico, vorrei che l’affetto della Chiesa, la forza della preghiera, il bene che vi vogliono tantissimi fratelli e sorelle ad ogni latitudine siano carezze sul vostro volto”, il messaggio finale: “Tra poche settimane sarà Natale e lo stridore della sofferenza si avvertirà ancora di più. Ma vorrei tornare con voi a Betlemme, alla prova che la Sacra Famiglia dovette affrontare in quella notte, che sembrava solo fredda e buia. Invece, la luce arrivò: non dagli uomini, ma da Dio; non dalla terra, ma dal Cielo.

La Madre sua e nostra, la Madonna, vegli su di voi. Al suo Cuore Immacolato, in unione con i Vescovi del mondo, ho consacrato la Chiesa e l’umanità, in particolare il vostro Paese e la Russia. Al suo Cuore di madre presento le vostre sofferenze e le vostre lacrime. A lei che, come ha scritto un grande figlio della vostra terra, ‘ha portato Dio nel nostro mondo’, non stanchiamoci di chiedere il dono sospirato della pace, nella certezza che ‘nulla è impossibile a Dio’”.

 

 

Redazione da Ag. di inf.

 

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di Redazione1 Novembre 27, 2022 01:33

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