Olocausto: l’ostetrica che ad Auschwitz aiutò le partorienti e salvò migliaia di bambini

Redazione1
di Redazione1 gennaio 31, 2020 21:55

Olocausto: l’ostetrica che ad Auschwitz aiutò le partorienti e salvò migliaia di bambini

La recente celebrazione della giornata della memoria, che si rinnova in tutto il mondo il 27 gennaio – giorno della liberazione del lager di Auschwitz nel 1945 – in ricordo dell’olocausto di circa 15 milioni di vittime innocenti, tra cui 6 milioni di ebrei, uccisi crudelmente nei campi di sterminio nazisti, richiama uno scenario tanto orribile quanto straziante. Ma dal quadro desolante di un male così assoluto che sembra aver oscurato in toto i valori umani in quei terribili momenti, emerge l’umanità luminosa di una donna coraggiosa, che con eroica dedizione è riuscita a squarciare le tenebre dell’orrore di Auschwitz. Ce ne racconta la storia commovente Giuseppe Filograsso (tradotta dallo spagnolo da Valerio Evangelista).

“Quando una persona viene svegliata di fretta, spesso fa in tempo a trovare soltanto una scarpa. Quando chiamavano mia madre, di notte, spesso andava in giro con una pantofola sola”. Con queste parole Bronisław Leszczyński ricorda sua madre Stanisława Leszczyńska. “E nella stessa maniera pregava anche la Vergine: ‘anche se con una sola scarpa, vieni in mio aiuto’. Mamma diceva che la Vergine non è mai venuta meno”.

Stanisława Leszczyńska è nata nel 1896 nella città polacca di Lodz. Quando aveva 12 anni, i suoi genitori decisero di trasferirsi a Rio de Janeiro. Lì la bambina ha imparato il portoghese e il tedesco, che molti anni più tardi le salvarono la vita. Nel 1916 si sposò con un tipografo di Lodz, Bronisław Leszczyński. Quattro anni più tardi, la coppia si trasferì a Varsavia, dove Stanislawa iniziò i suoi studi presso una scuola per ostetriche. Ebbero 4 figli: Silvia, Bronisław, Stanisław ed Henryk. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale si batterono per aiutare gli ebrei, venendo quindi arrestati dalla Gestapo. Due loro figli furono trasferiti a Mauthausen-Gusen, mentre Stanisława e sua figlia furono mandati ad Auschwitz-Birkenau. Suo marito morì nella rivolta di Varsavia.

Stanisława ebbe molta fortuna. Riuscì a portare con sé, dentro un tubetto di dentifricio, alcuni documenti scritti in tedesco attestanti il suo lavoro come levatrice. Nonostante l’enorme rischio che stava correndo, andò a parlare con il famigerato dottor Mengele, offrendo la sua assistenza alle donne durante il parto. Scrisse nel “Rapporto di un’ostetrica ad Auschwitz“: “Fino al maggio 1943, i bambini nati nel campo furono uccisi crudelmente: venivano annegati in un barile pieno d’acqua (…). Dopo ogni nascita (…) veniva spruzzata violentemente dell’acqua, a volte per molto tempo. In seguito, la madre vedeva il corpo di suo figlio gettato a terra di fronte al dormitorio, rosicchiato dai topi”.

Stanisława ricevette l’ordine di trattare i neonati come se fossero morti. Era di bassa statura, ma seppe opporsi al medico. Gli rispose: “No! Nessuno può uccidere i bambini!” E… assistette a circa tremila nascite. Neanche un bambino nacque morto. Né morì alcuna partoriente. Di queste statistiche non si potevano vantare nemmeno le migliori cliniche di tutto il mondo. La levatrice faceva nascere i bambini nel caminetto che si trovava nel dormitorio. Invece di bande e garze, aveva a disposizione una coperta sporca che dovette scuotere per quanti pidocchi vi vivevano. Le donne facevano asciugare pannolini adagiandoli sulla pancia o sulle cosce, perché appenderli dentro il dormitorio era punibile con la morte.

Stanisława Leszczyńska ha ricordato: “In generale, nel dormitorio c’erano infezioni, puzze ed ogni tipo di parassiti. C’erano molti topi che mangiavano il naso, le orecchie, le dita dei piedi o i talloni delle donne molto malate, esauste, debilitate e che non potevano muoversi. (…). Per le donne gravemente malate che non si potevano lavare e per le quali non c’erano vestiti puliti, dovetti procurarmi io stessa l’acqua necessaria per lavare le madri e i neonati, e per portare un secchio di acqua era necessaria una ventina di minuti”. Nel campo di concentramento, tutti i bambini – contro ogni previsione – sono nati vivi, belli e robusti. La natura, opponendosi all’odio, lottava con ostinatezza per i loro diritti, attraverso una inesauribile fonte di vita.

“Tra tutti i ricordi tremendi, c’è un pensiero che continua ad assalire la mia coscienza: tutti i bambini sono nati vivi. Il loro obiettivo era quello di vivere. Di loro, nel campo, ne sono sopravvissuti solo una trentina. Diverse centinaia di bambini furono portati a Nakło per privare loro della nazionalità, oltre 1.500 furono annegati da Klara e Pfani [due infermiere tedesche, ndr], e più di 1.000 bambini sono morti di fame e di freddo”.

I prigionieri chiamavano Stanisława Leszczyńska “la madre” e “l’angelo della bontà”, che – come scrisse successivamente una delle madri di Auschwitz, Elizabeth Solomon, in una poesia – è venuto a dare “la notizia per i secoli a venire che lì – in mezzo alla morte, alla miseria e alla sporcizia – Maria, in una camicia a righe, ha dato alla luce Gesù”. Racconta Bronisław Leszczyński che una volta, la notte di Natale, l’ostetrica ha ricevuto dai suoi genitori un pacco con del pane. Tagliato a fettine, lo pose su un pezzo di cartone e lo diede come ostia ai prigionieri. Improvvisamente entrò nel dormitorio il Dottor Mengele, “l’angelo della morte”. “Mia madre cercava il suo sguardo. E lui abbassò lo sguardo e disse che, per un attimo, gli sembrò di sentirsi umano. E a chi lo ha detto? A una prigioniera, a una donna polacca. Il dottore andò via, e non vi fu alcuna persecuzione. La gente sapeva che lei aveva un potere su di lui”. La levatrice battezzava subito ogni bambino con l’acqua. Quando non sapeva cosa fare, cantava. Là, dove si trovava, c’era musica. Come ha ricordato suo figlio, “a casa (…) ci sono state canzoni, canti, scherzi, baci, sguardi negli occhi, fiori… Un piccolo paradiso”. Quando morì, i suoi parenti misero nella sua bara una corda della sua chitarra.

“Apprezzavo il mio lavoro, dato che amavo i bambini. Forse è per questo che ho avuto tanti pazienti! A volte ho dovuto lavorare persino tre giorni, senza dormire”. Stanisława era anche molto pia. Pregava la mattina, a mezzogiorno, prima dei pasti e prima di lavorare. Di solito, pregava la Madre di Dio. Faceva sempre un segno della croce sulla partoriente e sul neonato.

Un giorno Leszczyńska assitette al parto di una donna di Vilna condannata perché aiutò i partigiani. “Subito dopo il parto chiamarono il suo numero. Andai a spiegare la situazione, ma senza alcun risultato. Anzi, la tensione finì solo per intensificarsi. Mi resi conto che l’avevano chiamata per andare al crematorio. Avvolse il suo bambino in un panno sporco e lo strinse al suo petto. Le sue labbra si muovevano in silenzio, sembrava voler cantare una canzone. Come facevano a volte alcune madri, che cantavano delle nenie per premiare i bambini che sopportavano il freddo, la fame e la miseria. La donna di Vilna non aveva la forza, e non poté cantare. Ma delle lacrime cadevano dai suoi occhi sopra la testa del piccolo carcerato”. Questo evento ha raffreddato, per un po’, la sua speranza. Tuttavia, non ha mai perso la fiducia nel suo lavoro.

“C’era in lei una forza morale enorme. Era fragile e forte allo stesso tempo. Non l’ho mai vista sentirsi impotente. Con delle semplici parole riusciva a stabilire una connessione con le persone. Dopo la sua morte, una donna mi ha detto che mia madre l’aveva aiutata a partorire per due notti e due giorni. La donna ricordava come mia madre le faceva le trecce, come l’ha aiutata nel dolore”.

Stanisława Leszczyńska è morta l’11 marzo 1974. Nel 1992 è iniziato il suo processo di beatificazione.

 

 

 

 

Redazione da ag. di inf.

Redazione1
di Redazione1 gennaio 31, 2020 21:55


www.libreriadelsanto.it

RSS aleteia

  • La “sfida d’amore” cattolica diventa virale su Instagram
    Non riuscirete a smettere di leggere queste storie d’amore dolci, divertenti e ispiratrici che le donne cattoliche stanno condividendo Una cattolica che scrive su Instagram, Stephanie Weinert, ha avviato un movimento virale in cui incoraggia le donne a condividere la storia di come hanno incontrato il proprio marito con #fridayintroductionsourlovestory. Avvertenza: non collegatevi a meno […]
    Theresa Civantos Barber
  • Down e modella, Sofia Jirau ha illuminato la Fashion Week di New York
    Sofia Jirau, giovane modella di Porto Rico, si è fatta notare durante una delle fashion week più prestigiose al mondo: portatrice di trisomia 21, lo scorso 10 febbraio ha brillato alla sfilata newyorkese della stilista Marisa Santiago. Slanciate, longilinee e gracili: così sono le modelle che siamo abituati a vedere sulle passerelle delle sfilate di […]
    Cerith Gardiner
  • Rocío e Rodrigo, gli adolescenti che hanno vinto il cancro sorridendo (FOTO)
    La coppia che ha creato la piattaforma Adolessence è diventata virale su Instagram raccontando la sua storia di superamento Rocío ha avuto stamattina un esame e deve studiare per un altro che ha tra due giorni. Non ha dormito affatto, e ha anche discusso con un’amica, ma non fa niente. Deve andare all’ospedale. Rodrigo le […]
    Javier González García
  • La lettera di Charles de Foucauld alle donne che perdono un figlio
    In una lettera datata 12 febbraio 1900 e redatta a Nazaret, dove viveva come eremita, il beato Charles de Foucauld consola la sorella minore, Marie de Blic, detta Mimì, che aveva appena perso il suo settimo figlio, Régis, dopo sole poche ore di vita. Mia cara Mimì, ho appena ricevuto la lettera che mi hai […]
    Mathilde De Robien
  • Aleksandra Soldatova: soffro di bulimia, mi fermo per curarmi. Anche questo è un risultato da podio
    La giovane ed eccellente atleta russa, dopo le voci che si sono rincorse sulla sua salute che la volevano addirittura scampata ad un tentato suicidio, confessa le proprie condizioni: soffro di bulimia, devo curarmi e farlo fino in fondo. Sport e disturbi alimentari non sono compatibili. Aleksandra Soldatova, star della ginnastica ritmica: “Soffro di bulimia. […]
    Paola Belletti
  • La Costituzione Italiana per una società più felice
    Al via “Dentro tutti”, la testata multicanale del pensiero positivo Chi pensa che la legge sia materia sterile e che abbia poco a vedere con la vita di ciascuno di noi, avrà modo di ricredersi, grazie al nuovo progetto “Dentro tutti”, iniziativa incentrata sui temi fondanti della Costituzione, al servizio del volontariato e del terzo […]
    Silvia Costantini
  • Demistificare il Vaticano II: quello che ha detto davvero il documento del Concilio
    Un nuovo libro supera l’ideologia e rivela l’opera del Concilio Vaticano II come ortodossia cattolica Conciliar Octet: A Concise Commentary on the Eight Key Texts of the Second Vatican Council, di Aidan Nichols, O.P., Ignatius Press, 2019. Oh, no! Non un altro libro sul Concilio Vaticano II! Se fossi stato il suo copy editor, “Oh, […]
    Russell E. Saltzman
  • Un angelo che scende dal cielo? Non è un fotomontaggio ed è un vero spettacolo
    Il fotografo inglese Lee Howdle è riuscito a catturare in uno scatto meraviglioso il fenomeno ottico molto raro della «gloria». Lee Howdle vive in Inghilterra ed è il direttore di un supermercato; in questi giorni si sta guadagnando l’attenzione dei media grazie alla sua passione per la fotografia. Sta facendo il giro del mondo lo […]
    Annalisa Teggi
  • Papa Francesco: essere cristiani significa accettare la via di Gesù, fino alla croce
    Il cristiano è colui che accetta la strada percorsa da Gesù per salvarci, e cioè la strada dell’umiliazione. Lo ha detto Papa Francesco nella Messa di questa mattina a Casa Santa Marta. Quando i cristiani, i sacerdoti, i vescovi e gli stessi papi non seguono questa via, ha affermato, sbagliano. E ha aggiunto: chiediamo la […]
    Vatican News
  • Sacerdote affetto da un tumore cerebrale offre la propria sofferenza per le vittime di altri presbiteri
    “Nel 2018 ho chiesto che, se era la volontà di Dio, mi permettesse di condividere in qualche modo la croce delle vittime degli abusi sacerdotali. Abbraccio questa croce volontariamente” Una pubblicazione su Twitter del 13 febbraio sta commuovendo gli Stati Uniti e non solo. Padre John Hollowell, 40 anni, dell’arcidiocesi di Indianapolis, ha reso noto […]
    Aleteia

Messina Religiosa su FaceBook

Facebook By Weblizar Powered By Weblizar

RSS Sir

Commenti recenti

     

    • 21:
    • 104:
    febbraio: 2020
    L M M G V S D
    « Gen    
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    242526272829  

    Login