Messina – Dove si accese la santità di Eustochia

Redazione1
di Redazione1 dicembre 25, 2015 22:39

Messina  –  Dove si accese la santità di Eustochia

I ruderi parlano

In un luogo recondito del villaggio Annunziata Alta si trovano, nascosti e sopraffatti dai rovi, poveri ruderi abbandonati: essi sono ciò che rimane della chiesa di san Nicola e custodiscono la chiave di una storia celestiale e affascinante.
Ruderi 1La suora Jacopa Pollicino, l’unica biografa di Santa Eustochia, nelle sue memorie scrive: “ Aveva quattordici anni, quando un giorno all’improvviso pensò di indossare gli abiti più eleganti che aveva; ed espresse il desiderio di andare a spasso con i suoi fratelli, con l’intenzione di recarsi a vedere la contrada dove era nata. In quella zona si trovava la chiesa di san Nicola….e accadde una stranezza: le immagini dei santi dipinte sui muri pareva si staccassero, luminose come mai, mentre gli oggetti di uso comune rimanevano invisibili, ricoperti da una coltre di buio”.
In quella chiesa appunto un’energia luminosa animò il cuore di Smeralda, la quale senza dubbio alcuno si sentì pronta ad offrirsi a nostro Signore incondizionatamente.

Quelle pietre, che uno sguardo attento stenta a scoprire, sono testimoni di attimi speciali, di una decisione grandiosa. Possiamo dire che Smeralda divenne suor Eustochia proprio lì, in quei momenti. Fu irremovibile, infatti, la sua decisione. Il cuore abbandonato all’amore avrebbe operato prodigi imprevedibili: perché esso non apparteneva più a questo mondo. L’adolescente Smeralda si era innamorata di Gesù Crocifisso.
La chiesa, dunque, si trovava nella “contrada in cui era nata”. Mentre persino le foto che mostriamo attestano una veridicità, la Pollicino nella sua biografia non focalizza con certezza il luogo preciso della “casa natale”.
Padre Agostino Amore O. F. M. , Relatore generale della causa di Canonizzazione della nostra Santa, a pag. 7 della “Positio super virtutibus” scrive:” Il luogo in cui nacque la Beata, a partire dal Maurolico, è stato indicato come il villaggio dell’Annunziata, a tre chilometri da Messina. Ma questa localizzazione non sembra dimostrata, e forse è nata dal fatto che soltanto i discendenti di Bernardo Cofino possedevano realmente un terreno in << contrata Nunciatae>>, ma non lui e al tempo in cui nacque la Beata. Dall’inventario dei beni redatto dopo la morte di Bernardo, nel 1449, risulta che egli possedeva soltanto una vigna << in contrata de la gructa>> che in altri documenti è detta << in contrata Ghidar o Ghidale>> o << in contrata Fari>>.
La studiosa F. Casolini ( Santa Eustochia Calafato, Presentazione, XXIII) scrive: “ La stalla dove avrebbe partorito Mascalda fu trasformata in cappelletta; nel 1775, in ricordo della straordinaria S. Eustochianascita, vi fu posta una lapide, a cura di Giuseppe Filocamo. Nel 1920 venne restaurata e abbellita…, da formarsene una leggiadra cappelletta, dai coniugi Antonio Villari e Concetta Vacher…”.

Torniamo a meditare sui ruderi: essi ci riportano ad un momento meraviglioso, ad una ispirazione divina, ad una storia d’amore che ha avuto inizio nella chiesa di San Nicola, Villaggio Annunziata Alta; e che nei secoli non ha perso lo smalto del fascino misterioso che solamente la “chiamata” di nostro Signore è capace di emanare.

 

Rosa Gazzara Siciliano

Redazione1
di Redazione1 dicembre 25, 2015 22:39


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