S. Giovanni della Croce, Il mistico che apre squarci nel mistero insondabile del dolore umano.

Redazione1
di Redazione1 Luglio 26, 2022 00:21

S. Giovanni della Croce, Il mistico che apre squarci nel mistero insondabile del dolore umano.

In un mondo lacerato da tante sofferenze, in cui l’onda oscura dei malesseri minaccia seriamente di sommergerlo, si prende sempre più consapevolezza che la via della salvezza non sembra appartenere alle risorse terrene dell’essere umano. Appare piuttosto che egli navighi nel segno di una profetica visione conflittuale, che da un lato prospetta sofferenze fisiche, morali o spirituali, come la malattia, la piaga della fame, la guerra, l’ingiustizia, la solitudine, la stessa fragilità della esistenza umana e l’apparente assenza di Dio, mentre dall’altra contrappone il mistero di una fede che pone al centro dell’esistenza la salvifica presenza della Divinità.

Non solo, ma sulla scia delle indicazioni che dal punto di vista religioso vengono date, la segnalazione indicata come più propizia per trovare la salvezza,  è quella che invita a cercarla attraverso la strada segreta dell’esperienza mistica, come la sola in grado di condurre al cuore dell’intima unione con la “sfolgorante presenza di Dio”.  Lo ripetono in vario modo i Maestri di spiritualità con i loro moniti, come fa con singolarità profetica Ramon Panikkar quando avverte che «Nel mondo moderno solo i mistici sopravviveranno. Gli altri saranno soffocati dal sistema, se vi si ribellano; o affogheranno nel sistema, se vi si rifugiano». Un richiamo che, con maggior forza spirituale, fa San Giovanni della Croce, il monaco carmelitano considerato uno dei più grandi mistici della storia, che con i suoi  scritti indica la via che porta all’unione con il Signore. Sottolineando che premessa fondamentale per poter conseguire l’intimo incontro con Dio consiste nel prendere coscienza di un grande malinteso: “il cristianesimo non è un insieme di dottrine, di riti, di semplici regole morali. Il cristianesimo è innanzitutto e soprattutto l’incontro con l’amore di Dio, che ci ha creati per amore, ci ha redenti per amore e ci circonda costantemente con il Suo amore”.

Tra i grandi mistici del Cinquecento spagnolo, San Giovanni della Croce (1542-1591)   merita un posto di tutto riguardo. Riformatore del Carmelo, uomo di profonda preghiera, contemplativo di eccezione, la sua esistenza si snodò fra molte prove e grandi doti che vennero usate per i fratelli. Raffinato scrittore e mistico, amico spirituale di santa Teresa d’Avila, riformatore, insieme a lei, della famiglia religiosa carmelitana. Fu proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI, nel 1926, e soprannominato nella tradizione “Dottore mistico”.

Per le sue poesie si è guadagnato un posto nella letteratura spagnola. È stato riconosciuto come “il più santo dei poeti spagnoli, e il più poeta dei Santi”. E tra le sue più straordinarie affermazioni, quale sapiente interprete del pensiero di Dio, c’è quella secondo cui, per i credenti, egli ritiene che i tanti momenti drammatici vissuti nella nostra epoca, calamità e sofferenze, nel silenzio o assenza di Dio, siano una esperienza purificatrice che potrebbe chiamarsi notte oscura.

Al termine notte oscura fu Giovanni della Croce che attribuì quel valore centrale che ne fa l’espressione sintetica dell’esperienza mistica. Su di essa ci sono vari fraintendimenti, il più frequente dei quali è quello di identificare notte oscura con sofferenza e nient’altro, senza tener presente che “l’espressione si riferisce invece a tutti i momenti dell’esperienza e quindi anche a quello culminante, quando diventa ‘notte pacifica, abissale e oscura intelligenza divina’, allorché l’anima si unisce a Dio trasformata dall’amore”.

A questa esperienza Giovanni della Croce ha dato il nome simbolico ed evocatore di notte oscura, con un riferimento esplicito alla luce e oscurità del mistero della fede. Come la dolorosa esperienza spirituale che appartiene alla vita stessa del santo, e che viene da lui descritta nei particolari con dovizia di significative riflessioni, dandole inoltre un carattere di esperienza collettiva, applicata alla realtà stessa della vita e non solo ad una fase del suo cammino ascetico.

La nostra epoca ha vissuto momenti drammatici nei quali il silenzio o assenza di Dio, l’esperienza di calamità e sofferenze, come le guerre o lo stesso olocausto di tanti esseri innocenti, hanno fatto comprendere meglio questa espressione, dandole inoltre un carattere di esperienza collettiva, applicata alla realtà stessa della vita e non solo ad una fase del cammino spirituale. La dottrina del Santo, infatti, è invocata oggi di fronte a questo mistero insondabile del dolore umano.

 

 

Redazione da s. di inf.

 

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