L’origine di Ganzirri e il culto di San Nicola. Riferimenti storico linguistici

Redazione1
di Redazione1 agosto 19, 2018 12:19

L’origine di Ganzirri e il culto di San Nicola. Riferimenti storico linguistici

Si è festeggiato, di recente a Ganzirri, San Nicola di Bari, il protettore della gente di mare, eletto Patrono di questo luogo ridente situato nel mezzo dei due mari che si incontrano a Capo Peloro: lo Jonio del mitico Stretto da una parte, e il Tirreno dall’altra. Un sito tra i più suggestivi e ricchi di fascino della litoranea nord di Messina, dove i solenni festeggiamenti in onore di S. Nicola, sono espressione di una devozione fortemente sentita dai “Ganzirroti” per questo Santo, e parte preminente di un’antica tradizione che conferisce un’impronta culturale e identitaria caratteristica agli abitanti del villaggio. Tra i momenti più significativi della festività, la processione del simulacro del Santo per le vie del villaggio, la benedizione dei bambini, della gente di mare e il suggestivo  percorso della processione sulle acque del lago a bordo di una feluca. Di questo luogo così caratteristico e importante del territorio messinese, delle sue origini, cultura e particolarità toponomastiche, ce ne dà appropriate delucidazioni storico linguistiche Lucia Abbate. (A.M.)    

Ganzirri è uno dei luoghi più incantevoli e suggestivi della zona Nord di Messina con i due laghi,  il lago di Ganzirri (Pantano Grande) e il lago di Torre Faro (Pantano Piccolo), immersi in uno splendido paesaggio fra i monti e il mare. Il nome di Ganzirri deriva dall’arabo hanzayr, ‘guardiano di maiali, a sua volta derivato dal nome del ‘maiale selvatico’ *hanzir. E’probabile che la forma più antica di Ganzirri fosse Canzeri – poi dialettizzato in Ganzirri – origine che viene confermata dalla presenza del cognome Canzeri, in provincia di Agrigento e da antichi toponimi con la –e-, sempre della stessa derivazione araba, come Canzerìa, un vecchio feudo nel territorio di Noto (Siracusa) ed altre antiche località: prope flumen chanzerie, a.1379 (Fazello 1749). Nel tardo Medioevo la Sicilia era ricca di selvaggina e anche di suini, che in passato, nell’Isola, come anche nel resto del territorio italiano, erano di colore scuro, allevati all’aperto allo stato brado e molto apprezzati per la carne particolarmente prelibata. In genere i maiali erano presenti in aree boschive popolate da faggi, castagni, nocciole, dei cui frutti erano soliti alimentarsi, ma razze suine diverse erano sparse in tutta l’Isola.

La storia di Ganzirri è molto antica. Lo storico latino Solino (III sec.d.C.) riferisce di un maestoso tempio edificato da Orione, secondo la leggenda, figlio di Poseidone, che sorgeva tra il Pantano Grande e quello Piccolo: al leggendario tempio furono attribuiti dei reperti trovati all’inizio dell’Ottocento. A Torre Faro, fino all’ ‘800, esisteva anche un altro laghetto, il Pantano di Margi, parola che viene, anch’essa, dall’arabo marg ‘palude’, perché tutta la zona intorno era paludosa e venne poi bonificata dai Borboni. Il Protettore degli abitanti di Ganzirri (‘ganzirresi’, in messinese ganzirroti ) e, in particolare, dei pescatori, è San Nicola di Bari, noto anche come San Nicola di Myra ( III – IV secolo ), città dell’Asia Minore di cui fu vescovo (oggi Demre, nell’attuale Turchia), patrono di Bari e di altre città italiane.

San Nicola è uno dei santi più venerati al mondo (è anche lo storico personaggio di ‘Santa Claus’ – Babbo Natale – nei paesi anglosassoni). Dalla gratitudine e l’amore dei pescatori verso San Nicola e la Madonna, nasce l’usanza di gridare, al momento del varo della barca – il tradizionale battesimo con l’acqua – in nomu di Maria e di Santa Nicola!. Da notare in Santa Nicola l’aggettivo femminile ‘Santa’, poi trasmesso anche a ‘Santa Claus’, e Santa Nicolella, diminutivo di San Nicola, in dialetto Santa Niculedda, anche toponimo, frazione del comune di Montagnareale (Messina); quartiere e chiesetta, di epoca bizantina, a Nicosia (Enna). Santa Nicola e Santa Nicolella hanno l’appellativo al femminile forse per influenza della –a finale di Nicola, e anche per un accostamento della cultura religiosa popolare alla Madonna, della quale si chiede la protezione, attraverso l’intercessione del Santo. Collegato alla

devozione dei pescatori verso il loro Patrono è anche il rituale del ‘graffio della croce’ ‘a cardata da cruci’, un doppio segno di croce fatto dai pescatori con quattro dita della mano sulla testa del pescespada, come segno di buon augurio e di ringraziamento al Santo.

In caso di una pesca abbondante si alza il grido di ‘Binidittu!’, riferito al Santo Protettore. Una parte del pesce pescato a Messina, o una quota in soldi, viene destinata alla chiesa di San Nicola (Mazzeo 2009).  Nel corso degli anni, i pescatori hanno offerto a San Nicola, in dono ex voto, preziosi oggetti in oro che rappresentano la pesca, come il tonno, il pescespada, la vongola, la costardella d’oro. La festa in suo onore di solito si svolge, ogni anno, la seconda domenica di agosto. Il culto del Santo rappresenta anche l’occasione di riunificare, in nome della fede, pescatori e ‘cocciulari’(venditori di vongole e cozze, coltivate nell’acqua salmastra dei laghi), da sempre in forte rivalità, in quanto esprimono forme opposte di economia locale. La processione parte dall’omonima Chiesa, passa per le vie del villaggio fino alle rive dello Stretto e si conclude con l’imbarco della statua di San Nicola sulla feluca – a fulùa o filùca-, che fa il giro del lago, in processione,

insieme ad altre barche, fra le suggestive luci dei lampioni e le luminarie, riflesse nell’acqua e lo spettacolare gioco dei fuochi d’artificio. San Nicola viene festeggiato anche il 6 dicembre, il giorno dell’anniversario della sua morte: in quest’occasione, nella Parrocchia di San Nicola di Bari, a Ganzirri, vengono distribuiti i ‘panuzzi di San Nicola’, con l’immaginetta del Santo, che i pescatori portano con sé, nella loro barca, per essere protetti dal loro Patrono, in caso di pericoli in mare.

 

Lucia Abbate

 

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