- Striscia di Gaza. P. Faltas: il valico di Rafah va aperto al diritto e alla dignità della vita
- Ciclone Harry, Cei: “solidarietà e prossimità” alle popolazioni di Calabria, Sicilia e Sardegna. Caritas lancia raccolta fondi
- Vita Consacrata, Suor Brambilla: segno profetico fonte di luce e pace nel mondo
- S. Giovanni Bosco, il santo dell’intelligente e industriosa carità operativa a favore dei giovani
- A Roma le celebrazioni per S.Eustochia Smeralda, “la santa della letizia”
- Frana a Niscemi. Il parroco: “Quartieri sospesi nel vuoto e comunità sotto choc ma il Signore c’è”
Vita Consacrata, Suor Brambilla: segno profetico fonte di luce e pace nel mondo
Articoli collegati
- Diocesi di Messina – Settimana Santa: indicazioni per la liturgia, comunicazione dell’Arcivescovo Accolla
- GMG. Il Papa a Fatima: “Pastorelli: il Vangelo senza scorciatoie”. Chiesa è madre con porte aperte per tutti”
- MESSINA – In corso al Monte di Pietà – 7 e 8 – 22 e 23 dicembre 2016 – gli incontri di “Contaminazioni FEST” a sostegno dei progetti di anymore onlus in Africa
La vita consacrata, «quando resta accanto alle ferite dell’umanità senza cedere alla logica dello scontro, ma senza rinunciare a dire la verità di Dio sull’uomo e sulla storia, diventa – spesso senza clamore – artigiana di pace». È un messaggio pieno di gratitudine, unito a un caloroso incoraggiamento, quello che suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, ha inviato a tutte le consacrate e ai consacrati del mondo per la “loro” festa. Come ogni anno, infatti, il 2 febbraio, nella ricorrenza della Presentazione del Signore – che nel linguaggio popolare è conosciuta come “Madonna Candelora” –, si celebra la 30ª edizione della Giornata mondiale della vita consacrata.
Celebrazione della Candelora “chiamata anche Festa della Purificazione di Maria e Festa della Presentazione di Gesù Bambino al Tempio”. Una solennità
davvero sentita in Italia e anche in altre parti del mondo.
Il nome Candelora e’ sinonimo di celebrazione liturgica in cui si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”. Così chiama il bambino Gesù il vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti
maschi.
Durante la Messa celebrata in san Pietro per la ricorrenza di questa importante giornata mondiale, Papa Leone XIV si è soffermato sul significato della vita consacrata per la Chiesa e per il mondo. Ed è con il senso di questo commento che si correlano le parole di suor Brambilla, che ha inviato per la prima volta la lettera proprio per aiutare tutti coloro che vivono una scelta di consacrazione a riscoprire la portata profetica della loro attività. Anzi, della loro semplice presenza tra le donne e gli uomini del nostro tempo.
Nel corso dell’ultimo anno, racconta la prefetta, il Dicastero ha incontrato «tante persone consacrate chiamate a condividere situazioni complesse: contesti segnati da conflitti, instabilità sociale e politica, povertà, emarginazione, migrazioni forzate, minoranza religiosa, violenze e tensioni che mettono alla prova la dignità delle persone, la libertà e a volte la stessa fede. Esperienze che svelano quanto sia forte la dimensione profetica della vita consacrata come “presenza che resta”: accanto ai popoli e alle persone ferite, nei luoghi dove il Vangelo si vive spesso in condizioni di fragilità e di prova».
Questo “restare”, aggiunge suor Brambilla, «assume volti e fatiche diverse, perché diverse sono le complessità delle nostre società». E proprio nei contesti più difficili questa presenza è il segno che «Dio non abbandona il suo popolo».
Il “restare” evangelico, sottolinea la prefetta, «non è mai immobilità né rassegnazione: è speranza attiva che genera atteggiamenti e gesti di pace: parole che disarmano proprio dove le ferite dei conflitti sembrano cancellare la fraternità, relazioni che testimoniano il desiderio di dialogo tra culture e religioni,
Scelte che proteggono i piccoli anche quando stare dalla loro parte chiede un prezzo da pagare, pazienza nei processi anche all’interno della comunità
ecclesiale, perseveranza nella ricerca di percorsi di riconciliazione da costruire nell’ascolto e nella preghiera, coraggio nella denuncia di situazioni e strutture che negano la dignità delle persone e la giustizia. Proprio perché è così, questo restare non è solo una scelta personale o comunitaria, ma diventa una parola profetica per tutta la Chiesa e per il mondo».
Ed è quindi in questo «restare come seme che accetta di morire perché la vita fiorisca, in forme diverse e complementari» che si esprime «la profezia di tutta la vita consacrata» e che «matura una testimonianza di pace».
E la pace, conclude suor Simona Brambilla, «non nasce dalla contrapposizione, ma dall’incontro, dalla responsabilità condivisa, dalla capacità di ascolto e di cammino sinodale, dall’amore per tutti nel solco del Vangelo per cui tutti sono fratelli».
Redazione da ss. di inf.



