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Bartolo Longo Santo: attualissimo perché radicato nel Vangelo, strumento di carità e seminatore di speranza
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Bartolo Longo, oggi 19 ottobre, è stato elevato al rango dei santi da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro. Una grande gioia per Pompei, la cittadina che accoglie il bellissimo Santuario dedicato proprio alla Madonna del Rosario di cui Bartolo Longo è il fondatore. Nel colloquio avuto con Acistampa nei giorni precedenti la canonizzazione, l’Arcivescovo di Pompei, Mons. Tommaso Caputo, ha raccontato la bellissima storia di conversione di Bartolo Longo e quella della sua devozione per il rosario, famosa in tutto il mondo.
È davvero difficile descrivere in pochi tratti una vita così intensa come quella di Bartolo Longo, ha detto mons. Caputo. Nato a Latiano, in provincia di Brindisi, il 10 febbraio 1841, nel 1863 giunse a Napoli per studiare giurisprudenza. Nella grande città, capitale del Mezzogiorno, si lasciò conquistare da idee opposte alla fede cattolica avvicinandosi allo spiritismo. Non fu un periodo lungo, ma Longo sentì in sé una
profonda sofferenza per quell’allontanamento da Dio.
Saranno poi alcune figure – il Professore Vincenzo Pepe, il Padre domenicano Alberto Radente, suo direttore spirituale, Santa Caterina Volpicelli, la Contessa Marianna Farnararo De Fusco, che in seguito diventerà sua moglie, a ricondurlo sulla strada del Vangelo. Nell’ottobre 1872, Longo giunse a Pompei proprio per curare le proprietà della Contessa e, camminando per quelle strade rese pericolose dalla presenza di briganti e dalla malaria, sentì un’ispirazione interiore: “Se cerchi salvezza, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo!”. Quel giorno il giovane avvocato promise a sé stesso che non avrebbe mai lasciato quella Valle senza aver prima diffuso la preghiera del Rosario. Tutto prese il via quel giorno. Longo cominciò col catechizzare i contadini; ristrutturò, poi, la piccola chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, e decise, su consiglio del Vescovo di Nola, Monsignor Giuseppe Formisano, di erigere una nuova chiesa, dedicata alla Madonna del Rosario.
Il 13 novembre 1875, centocinquant’anni fa, arrivò a Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del Rosario, che Longo ebbe da Suor Maria Concetta De Litala, religiosa del Convento napoletano del Rosariello a Porta Medina. Era una tela logora, malconcia. Giunse a Pompei su un umile carro di letame, ma a detta di colui che oggi riconosciamo come un “apostolo del Rosario” e che da subito fu sconfortato dallo stato di quell’Icona, diventava ogni giorno più bella. Longo, insieme alla consorte Marianna, fu anche il Fondatore delle Opere di carità – l’orfanotrofio femminile, gli istituti per i figli e le figlie dei carcerati – e della Nuova Città. Intorno al Santuario, la cui prima pietra fu posta l’8 maggio 1876 e che fu consacrato nel 1891, sorsero strade, piazze, servizi, una linea tramviaria, la stazione ferroviaria, la sede delle Poste, le case operaie. Longo fece tanto, ma si
considerò sempre, evangelicamente, un “servo inutile”. Tutto, per lui, era opera della Madonna del Rosario e della sua potente intercessione. Alla radice di ogni realizzazione, a fondamento dell’opera pompeiana era sempre il Santo Rosario, sintesi mirabile del Vangelo, contemplazione del volto di Cristo Salvatore con gli occhi della Madre celeste. Longo morì il 5 ottobre 1926, ma ancora oggi, a Pompei, tutto ci ricorda il suo nome e i suoi insegnamenti. Continua a parlarci con il suo esempio, i suoi scritti, le sue parole.
Longo è attualissimo perché, dopo la conversione, ha vissuto ben radicato nel Vangelo. Sembra davvero un nostro contemporaneo. Ha amato i poveri, s’è
preso cura, ogni giorno, dei minori abbandonati, dei figli dei carcerati, delle orfanelle, ha diffuso il Santo Rosario, ha testimoniato la sua fede, sì è reso strumento della carità, ha seminato nel mondo la speranza. È stato, diremmo con Papa Francesco, un testimone pieno della “Chiesa in uscita”. Pensiamo alla sua pedagogia. Le teorie scientifiche del tempo – siamo tra fine Ottocento e prime decadi del Novecento – ritenevano “persi” bambini e ragazzi senza famiglia o, peggio, figli di delinquenti. Longo, in una visione profetica, è andato controcorrente e, attraverso lo studio, il gioco, la musica, la preghiera, l’amore, ha dato a questi ragazzi un futuro educando, come San Giovanni Bosco, “buoni cristiani ed onesti cittadini”. È così che il primo figlio di un carcerato, accolto a Pompei, si chiamava Domenico Pullano, è entrato in seminario, è diventato sacerdote e ha celebrato la prima messa proprio in Santuario.
Longo è moderno e attuale perché vive con i giovani e pensa ai giovani e al loro futuro; perché vuole avvicinare alla fede chi è lontano; perché è consapevole di quanto la pace sia essenziale per l’umanità e di quanto sia importante il lavoro per ogni famiglia, centro vitale di ogni società. Il cuore della sua missione è, da un lato, la fede e, dall’altro, la carità. L’una senza l’altra non avrebbe alcun senso. Bartolo Longo non avrebbe potuto far nulla senza la preghiera e, a Pompei, la preghiera d’elezione è il Santo Rosario
Redazione da Ag. di inf.
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