Covid19. Emergenza sociale, Dovis (Caritas Torino): “Attenti a sconforto e rabbia che inducono alla violenza”

Redazione1
di Redazione1 novembre 26, 2020 19:32

Covid19. Emergenza sociale, Dovis (Caritas Torino): “Attenti a sconforto e rabbia che inducono alla violenza”

L’emergenza pandemia, divenuta ormai di livello globale, continua a preoccupare per la sua espansione e il suo protrarsi, non soltanto per l’incremento dei contagi e dei decessi che colpiscono tanti paesi, ma anche per le conseguenze socio-economiche sempre più gravi che sta causando.

La rilevanza dei ‘nuovi poveri’ in Italia è arrivata al 45% rispetto al 31% dello scorso anno e, in particolare, aumenta il carico della crisi su donne, giovani, famiglie con minori, nuclei di italiani e persone in età lavorativa. Il risultato emerso dal rapporto 2020 di Caritas Italiana intitolata “Gli anticorpi della solidarietà”, che ha analizzato l’impatto economico e sociale della pandemia offre un quadro degli effetti del Coronavirus sulla povertà, prendendo come riferimento i monitoraggi nazionali e le informazioni raccolti presso i centri di ascolto Caritas. Non solo: fa riferimento allo scenario socio-economico In Italia e in Europa in tempo di pandemia, all’impatto sociale del Covid-19 nell’esperienza delle Caritas diocesane e a un’analisi di quali politiche adottare per far fronte alle nuove povertà.

I dati dello studio, pubblicato il 17 ottobre scorso, potrebbero verosimilmente peggiorare – e non di poco – con l’emanazione dell’ultimo decreto firmato dal presidente Conte: sono note le limitazioni che alcune categorie di lavoratori avranno e che, in molti casi, stanno portando alla chiusura o alla sospensione delle attività commerciali (come ristoranti o pub).

= Pierluigi Dovis, direttore della Caritas diocesana di Torino, lancia l’allarme a una settimana dalla celebrazione della IV Giornata mondiale del povero (15 novembre): “Il Covid-19 sta creando vaste aree sociali nelle quali la violenza potrebbe prendere il sopravvento” (SIR).

Nuove povertà, vecchie sofferenze. A Torino, nella città delle fabbriche ma anche della cultura e dell’accoglienza, laboratorio da sempre di nuove situazioni sociali ed economiche, il Covid-19 scompiglia la struttura portante della società. Strati sociali prima benestanti o quasi si ritrovano d’improvviso ad aver a che fare con la necessità di aiuto, mentre le “vecchie povertà” non diminuiscono certo di tono.

Spiega Dovis: “La povertà cresce, ingigantisce la sua ombra e si diversifica nelle forme. Accanto a chi era già povero prima della pandemia, adesso ci sono nuovi e inaspettati poveri. Quelli che avevano un lavoro in nero e che l’hanno perduto, quelli in cassa integrazione e che non riescono ad arrivare a fine mese, i titolari di piccoli esercizi commerciali, i piccoli professionisti”. Come un’onda maligna, poi, la povertà travolge senza distinzione di istruzione e attività. “Stanno emergendo – aggiunge – fragilità di alcune professioni, come per esempio quelle legate alla stagionalità, al lavoro nei campi, alla cultura, al turismo”Così si generano situazioni inedite per tutti. “Ci stiamo approcciando a persone che non erano mai venute a chiedere il nostro aiuto”, sottolinea Dovis: “Quello che dobbiamo fare è essere un ponte verso il futuro, non un cammino che inesorabilmente li porta a diventare degli assistiti”.

Prima di uno sguardo in prospettiva verso un futuro migliore, tuttavia, ci sono i numeri che parlano chiaro. La rete ecclesiale della diocesi conta 15 mense, con una media di 3mila pasti al giorno, e una rete di parrocchie che distribuiscono pacchi a circa 19mila famiglie. Proprio in occasione della Giornata mondiale del povero, la diocesi ha fatto sapere che 91 su 114 parrocchie della città, con il sostegno del Banco Alimentare, regolarmente distribuiscono generi alimentari. Se si guarda alla Città metropolitana il numero aumenta di 171 parrocchie per circa 30.000 persone. E non basta, perché la rete del servire i poveri si sviluppa intorno al nucleo della attività di ascolto che in città conta 107 centri, altri 62 sono sparsi nel resto della diocesi.

“Per ora – sostiene Dovis -, ci sono frustrazione, sconforto e paura, ma si sta notando crescere, soprattutto nelle periferie o nei comuni attorno a Torino, un senso di abbandono che può essere interpretato come l’anticamera di un senso di rabbia”. E la rabbia, poi, può condurre alla violenza. “Non dobbiamo snobbare questi segnali”, prosegue il direttore della Caritas. E, d’altra parte, nelle scorse settimane proprio a Torino manifestazioni violente e saccheggi ci sono già stati. “Il problema è che non vedo, in questo momento, istituzioni capaci di gestire questo sentimento per veicolarlo verso una modalità positiva e propositiva – ammette Dovis -. Non è possibile lasciare tutto in mano al volontariato che può fare solo da cuscinetto. Occorre la capacità di pensare e mettere in atto in piano d’azione interistituzionale di medio periodo”. Di qui la preoccupazione: “Temo possa nascere qualche cosa di poco gradevole, ma non sono in grado di dire di che tipo e spero di essere smentito”.

 

 

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