Coronavirus: “Tempesta sanitaria-psico-sociale perfetta”, e seguente dilagare di disturbi mentali

Redazione1
di Redazione1 settembre 11, 2020 20:12

Coronavirus: “Tempesta sanitaria-psico-sociale perfetta”, e seguente dilagare di disturbi mentali

La terribile calamità piovutaci addosso con la pandemia da Coronavirus, che a causa dei suoi effetti nefasti, sul piano sanitario, psichico e sociale, si può definire una “tempesta perfetta”, nel momento in cui sembra allentare la morsa, e lasciare campo solo alla ripresa, prospetta invece un seguito non meno grave della stessa pandemia.

Innanzitutto per il fatto che non sarà facile riadattarsi alla normalità dopo un così lungo periodo critico, ma soprattutto perché, a causa del pesante periodo di paura, isolamento e limitazione di libertà (lockdown e quarantena), c’è seriamente da temere un dilagare di disturbi, riguardanti la salute mentale, di notevole entità e non poco prolungato. A partire da Irritabilità, aggressività, tachicardia, difficoltà di concentrazione, ansia, depressione, con possibilità di arrivare a forme di maggiore entità come ipocondria, disturbi ossessivo-compulsivi, attacchi di panico, fino a stati di confusione mentale, ma anche a forme di depersonalizzazione e derealizzazione.  Quest’ultimo disturbo psichico, derivante in particolare dalla costrizione a isolamento, solitudine, privazione di libertà e contatto sociale, Il soggetto può sentirsi fuori dalla realtà, avvertendo senso di distacco dall’ambiente circostante (persone, cose, mondo esterno) con sensazione di irrealtà.  Tutti malesseri da ascrivere alla sindrome post-traumatica da stress, generata dal Coronavirus con annessi lockdown e quarantene.

Insomma, siamo di fronte ad un insieme polimorfo di fattori devastanti che fanno di questa pandemia il peggiore disastro dall’inizio del secolo, segnando il 2020 come un “annus horribilis” indimenticabile. Praticamente, una crisi generalizzata in grado di incrinare identità psicosomatiche individuali e collettive con serie conseguenze, oltre che sanitarie, anche economiche, sociali, politiche determinando così una crisi culturale epocale da mettere in ginocchio il ”superattrezzato” e orgoglioso uomo postmoderno.

Ora, ci sembra interessante cercare di inquadrare i vari disturbi psicologici, che già si manifestano numerosi, secondo un criterio che evidenzi il nesso tra i tipi di stress accusati e i relativi effetti disturbanti. Una correlazione che si riallaccia ai princìpi della Teoria generale dei sistemi, secondo cui l’essere vivente rappresenta una entità biologica dotata di organizzazione sistemica autoregolata e fondata su scambi di informazione circolari a feedack, mediante input e output, tra essere umano e ambiente.

Ebbene, in base a questo criterio possiamo distinguere tre tipi di stress in riferimento alle condizioni che si sono verificate nella calamità da Covid-19: il primo, prodotto da carenza di stress, il secondo dovuto a stress in eccesso, e il terzo derivante da sovraccarico di informazione, per di più contraddittoria e allarmante.

Nella prima fascia, pertanto, vanno situati i fattori disturbanti relativi al bene di cui la persona è stata privata (socialità, contatti fisici, manifestazioni affettive, libertà di attività esterna e di spostamento), in cui sono  prevalenti: depressione, sfiducia, astenia, tensione psiconervosa, irritabilità, tendenza ad autorelegarsi in casa per paura che permanga il rischio di contagio; inoltre distacco dalla realtà quotidiana, perdita di interessi, manifestazioni psicosomatiche come cefalea, tachicardia, disturbi gastro intestinali, abuso di alcool e altre sostanze.

Mentre nella seconda striscia vanno collocati gli effetti del malessere accusato in modo diretto (sofferenza fisica, ansia, agitazione, paura del contagio, angoscia da quarantena e minaccia per la vita propria e dei propri cari nelle situazioni critiche), in cui prevalgono sindromi ansiose-depressive, ipervigilanza, agitazione, scarsa concentrazione, stato di allarme, incubi, fobie ossessive, ipocondria, disturbi ossessivo-compulsivi, attacchi di panico, confusione mentale; fino al verificarsi, in soggetti predisposti, di vere e proprie psicosi.  Al terzo posto, infine, ci sono gli effetti derivanti dalla straordinaria criticità di un contesto epidemiologico caratterizzato da martellante flusso di informazioni allarmanti, in certi casi anche attraverso immagini particolarmente impressionanti, la cui diffusione ha trasformato la pandemia in un terrorizzante fenomeno mediatico. Una condizione destabilizzante da cui scaturiscono principalmente incertezza, insicurezza, ansia, con terrore al pensiero di un’ondata di ritorno del Coronavirus, per le incaute informazioni trasmesse dai media e autorità improvvide che spesso ne prospettano il pericolo incombente, da cui possono derivare paure assillanti e incubi notturni.

Per quanto riguarda la terapia, gli strumenti idonei a curare adeguatamente questi malesseri, complicati da vari fattori, poggia su due pilastri: la farmacoterapia e la psicoterapia. Mezzi di cura fra loro non alternativi e utilizzabili mediante applicazioni anche combinate a reciproco sostegno. Ma nonostante l’efficacia di psicofarmaci sempre più raffinati ed efficaci, nelle forme psicopatologiche di tipo funzionale persistenti (tipo nevrosi e psicosomatosi), correlate a modelli comportamentali derivanti da fattori traumatici o di apprendimento, acquisiti nel passato remoto così come in quello recente di cui si tratta, la psicoterapia costituisce il rimedio fondamentale per la sua capacità di agire anche, e soprattutto, sulle risonanze emotive disturbanti impresse nella memoria emotiva.

Anastasio Majolino

 

    

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