La Chiesa che soffre: “Sono 300 milioni i cristiani che vivono nelle terre di persecuzione”

Redazione1
di Redazione1 ottobre 27, 2019 22:33

La Chiesa che soffre: “Sono 300 milioni i cristiani che vivono nelle terre di persecuzione”

In una delle sue denuncie dell’indifferenza del mondo davanti al tragico destino di tanti cristiani in diversi paesi, Bergoglio ha evidenziato che l’orrore per la persecuzione che oggi avviene nel mondo, con terroristi che uccidono i cristiani nel «silenzio complice di tante potenze», è iniziata proprio contro Gesù e ha scandito la storia della Chiesa. Per cui tante comunità nel mondo sono «perseguitate soltanto per il fatto di essere cristiane».

“Aumentano progressivamente la consapevolezza e le iniziative di denuncia, ma la persecuzione anticristiana continua a diffondersi, assumendo forme diverse e trovando nuovi colpevoli. Sono quasi 300 milioni i cristiani che vivono in terre di persecuzione”. È quanto emerge dalla ricerca della Fondazione di diritto pontificio

“Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), intitolata “Perseguitati più che mai”. Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019”, presentata giorni fa a Roma. Il testo passa in rassegna gli sviluppi più significativi nei 20 Paesi (Arabia Saudita, Burkina Faso, Camerun, Cina, Corea del Nord, Egitto, Eritrea, Filippine, India, Indonesia, Iran, Iraq, Myanmar, Niger Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Sri Lanka, Sudan) che destano maggiore preoccupazione a causa delle violazioni dei diritti umani subite dai cristiani.

“L’asse del fondamentalismo islamico – si legge – si sposta sempre più dal Medio Oriente all’Africa e all’Asia meridionale ed orientale” mettendo a rischio la presenza cristiana e di altre minoranze in questi Paesi. È convinzione della Fondazione pontificia che “garantire il diritto delle minoranze religiose ad abitare la propria patria possa assicurare un contenimento delle migrazioni forzate, riducendo al tempo stesso la tensione sociale che affligge le nazioni che ricevono migranti nel proprio territorio, anzitutto l’Italia”. Acs “è in contatto diretto con i cristiani perseguitati, i quali esprimono continuamente il desiderio di restare in patria e chiedono un aiuto per non essere costretti ad emigrare”.

Africa. Dalla ricerca emerge che “è soprattutto l’Africa il nuovo fronte del fondamentalismo islamico: dei 18 sacerdoti e una religiosa uccisi nel mondo nel 2019, ben 15 sono stati assassinati in questo continente”. In Nigeria, accanto alle violenze di Boko Haram ai danni dei cristiani, si intensificano quelle di estremisti islamici tra i mandriani di etnia fulani. In Burkina Faso nei soli primi sei mesi del 2019 sono stati uccisi 20 cristiani, tra cui tre sacerdoti e un pastore. In Niger la situazione è drammatica. Il Paese è accerchiato da gruppi islamisti come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico presente in Mali, Isis in Libia, Boko Haram in Nigeria e gruppi fulani in Mali e Burkina Faso. Oppressione, discriminazione e uccisioni di religiosi, preti e fedeli cristiani si registrano in Repubblica Centrafricana mentre in Sudan e Eritrea, la minaccia per i cristiani proviene dallo Stato e si manifesta con confische e chiusure di scuole e ospedali.

Asia. “I numerosi attentati verificatisi nel periodo in esame (2017-2019) mostrano come, al pari dell’Africa subsahariana, l’Asia meridionale ed orientale rappresenti oggi il nuovo campo d’azione jihadista”, denuncia Acs. La Corea del Nord è il luogo più pericoloso del mondo per gli appartenenti ai gruppi religiosi, innanzitutto per i cristiani (70mila) imprigionati nei campi di lavoro. In Cina la vita dei cristiani è più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi che ha ulteriormente limitato la libertà di fede.

Lo Stato Islamico ha rivendicato gli attacchi in Sri Lanka il giorno di Pasqua di quest’anno (21 aprile) con 258 vittime. Si tratta della peggiore atrocità commessa contro i cristiani durante il periodo in esame.   Accusati di blasfemia restano ancora in carcere 25 cristiani di cui sei condannati a morte. Ogni anno centinaia di ragazze e adolescenti sono rapite e convertite con la forza all’Islam. Stessa sorte per le giovani cristiane di etnia kachin in Myanmar (Birmania). Nell’omonimo Stato, l’esercito birmano continua a usare i cristiani per “ripulire” le aree disseminate di mine antiuomo.

Medio Oriente. Sempre più critica la condizione dei cristiani in Medio Oriente. In Iraq

e Siria, nonostante la sconfitta dello Stato Islamico, l’impatto del genocidio messo in atto dai jihadisti si è mostrato in tutta la sua drammaticità durante il periodo in esame.  Cristiani nel mirino anche della Federazione democratica della Siria del Nord che persegue un’attività di “curdizzazione” volta alla cancellazione della presenza cristiana grazie anche alla chiusura di alcune scuole cristiane. In Iran 142 cristiani sono stati arrestati tra il novembre e dicembre 2018 perché ritenuti appartenenti a una “setta di sionisti” che cercava di “indebolire l’Islam e la Repubblica islamica”.

Nota positiva. Nel periodo in esame l’unica nota positiva è la crescente presa di coscienza della piaga della persecuzione anticristiana da parte della comunità internazionale. Accanto a numerose iniziative di sensibilizzazione – tra le quali ricordiamo l’illuminazione in rosso del Colosseo organizzata da Aiuto alla Chiesa che soffre il 24 febbraio 2018 – alcuni governi hanno voluto contribuire concretamente a riparare al genocidio commesso contro i cristiani dallo Stato Islamico in Iraq. Il 16 ottobre 2018 gli Stati Uniti hanno stanziato oltre 178 milioni di dollari per sostenere le minoranze religiose ed etniche in Iraq, Il governo tedesco ha stanziato 35 milioni di euro per la ricostruzione di 900 case distrutte dall’Isis. L’Ungheria ha donato 15 milioni di euro.

 

 

 

 

Redazione da Ag. di I.

 

 

 

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