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MESSINA “Terra di santi” – Montevergine, un’altra testimonianza di grazia ottenuta per intercessione di S. Eustochia
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Le testimonianze di coloro che hanno ottenute grazie per l’intercessione di Santa Eustochia – raccolte dalle Clarisse del Monastero di
Montevergine – mettono sempre in evidenza i segni caratteristici del portentoso carisma comunicativo, oltre che taumaturgico, della grande mistica francescana. Un modo sorprendente e amorevole con cui la nostra celeste concittadina dà risposta diretta e percepibile a quanti si rivolgono a lei con fervore nei momenti di grave necessità. Sono manifestazioni di calorosa vicinanza nei confronti di persone sofferenti, da parte di una santa che, ai benefici ottenute per mezzo della sua potente intercessione, è solita associare segni davvero straordinari. Fra cui anche quelli espressi sotto forma di particolari profumi di fiori. Ne è dimostrazione il fatto miracoloso che viene riferito con le lacrime agli occhi dalla signora Concetta Cucurullo alle clarisse del monastero di Montevergine.
“Avendo avvertito un forte dolore con gonfiore al petto, mi rivolsi al mio medico che mi diagnosticò un vespaio di natura sospetta, con l’aggravante del mio essere un soggetto diabetico. Il chirurgo prima di assumersi la responsabilità dell’intervento, informò il mio figlio maggiore della gravità del caso. Era il 22 agosto, il monastero era in festa e io mi recai ai piedi della Beata pregandola con grande fede.
Un’amica mi consegnò la bambagia che era stata a contatto del Corpo incorrotto e io subito l’applicai sulla parte più dolente. Era calata la notte e mentre rinnovavo la mia preghiera ala Santa, sentii un forte profumo di rose fresche. Ebbi dunque l’intuizione che quello era un segno della Beata che rispondeva alla mia accorata richiesta. Il mattino seguente, di buon’ora, si presentò il medico preoccupato e spinto dalla gravità del caso, e quale non fu la sua sorpresa nel constatare, dopo la visita, che non vi era più bisogno di intervento alcuno perché tutto era rientrato e io mi avviavo alla guarigione”.
A.M.



