La Vara di Messina negli occhi di una bimba che amava le parole.

Redazione1
di Redazione1 agosto 14, 2018 16:31

La Vara di Messina negli occhi di una bimba che amava le parole.

E’ ormai imminente l’evento storico religioso, celebrativo della Festività dell’Assunta, che vede i messinesi partecipare in massa alla processione della Vara. La festa “grande” di Messina, la più rinomata tra le tradizioni di questa città; suggestivo spettacolo di fede popolare, che ogni anno richiama un’enorme folla di fedeli intorno al carro votivo della Madonna, che scorre per le strade principali della città, trainato da centinaia di “tiratori”. Un momento esaltante che trasmette una forte carica emozionale a tutti coloro che vi partecipano, e ai messinesi conferisce un grande senso di appartenenza che, per le sue radici di antica matrice religioso culturale, fa di questo evento uno dei simboli identitari più importanti della nostra comunità. Ora, questi contenuti motivazionali di così forte significato affettivo spirituale, legati alla Vara, si ha modo di rivisitarli e apprezzarli, attraverso il richiamo delle toccanti memorie di una bimba. Ce lo regala Lucia Abbate, attraverso un delizioso racconto di ricordi, dalle tonalità poetiche, denso di delicati vissuti infantili, intrecciati ad un tenero e proficuo amore paterno. (A.M.)  

Il giorno della Vara in onore della Madonna dell’Assunta, il 15 agosto, è per Messina una festa importante.  La Vara è una macchina votiva, che porta in processione, in cima a un’alta piramide di cui è costituita, il simulacro della Madonna, poggiata sul palmo della mano di Gesù e, sotto, gli angioletti di cartapesta: in basso, ci sono due grossi scivoli in legno tirati con corde di canapa da centinaia di fedeli. La folla è notevole e la gente viene da tutto  il mondo a vederla.

In vita mia da piccola ero andata poche volte a vedere quella processione perché, in genere, in quel periodo, ero fuori città, in vacanza, con i miei genitori. Ma la Vara del 1964 fu quella che mi rimase più impressa, poiché in quell’occasione non riuscii a esplorare, come avrei voluto, i dettagli di quel fantastico marchingegno, nonostante gli sforzi, aprendo, chiudendo e strizzando gli occhi. Mi accorsi infatti di essere miope e che avrei avuto bisogno, per sempre, degli occhiali.

Non avevo ancora compiuto dodici anni e quella volta io e la mia famiglia eravamo rimasti a Messina, perché il mio fratellino non aveva ancora compiuto un anno e la mamma non se la sentiva di viaggiare. Andai a vederla con mio padre. C’era una gran confusione, ma era tutto molto suggestivo. Ero affascinata da quelle figure colorate e ondeggianti, come se avessero una vita propria, nel faticoso movimento della macchina. E, non potendo soddisfare le infinite curiosità dei miei occhi appannati, chiesi al mio papà di raccontarmela lui, la Vara di Messina.

E il babbo mi parlò di putti e di angioletti, di un sole grande e una luna, di un globo azzurro di stelle e dell’ascesa al cielo della Vergine Maria; mi spiegò che un tempo era formata da donne e bambini veri, poi sostituiti da statue di cartapesta, dal momento che era pericoloso che persone in carne e ossa stessero su quel carro alto quasi quindici metri.

‹‹ Papà, perché si chiama Vara? ››

‹‹ Significa “bara”, dove la Madonna dormiva il suo sonno eterno, prima di essere assunta in cielo. ››

‹‹ Ma come mai allora non si dice Bara con la b, ma Vara ?››

‹‹ Questo non lo so ›› rispose lui sollecitandomi, con affetto, una promessa. ‹‹ Lo scoprirai un giorno, studiando la storia e le lingue, e sarai tu a dirmelo, figlia mia.››

‹‹ Va bene, papà.››  Quel giorno fui contenta di avere visto la Vara con quel padre attento e premuroso, che, come sempre, mi aveva chiarito le idee su tante cose. A casa, con la mia solita curiosità, cercai la parola Vara nel dizionario italiano, ma non la trovai, c’era solo bara “cassa per mettervi i cadaveri”.

Da allora non ci pensai più.

Quando da grande, per il mio lavoro di linguista, mi misi a studiare i nomi di persona e di famiglia, trovai il cognome Vara, diffuso in Sicilia e anche in Spagna. Così decisi di approfondirne il significato, sapendo che fra cognomi, realtà e tradizioni c’è sempre un collegamento. E scoprii che bara, anticamente, indicava anche una lettiga, con stanghe sporgenti, per portare a spalla feriti, malati e cadaveri, e derivava dal longobardo *bāra “lettiga”. Significato interessante.

Più avanti nel tempo, la lettiga, in formato gigante, portò anche reliquie di santi, Gesù e la Madonna delle Varette o Barette del Venerdì Santo, e la Madonna Assunta della Vara di Ferragosto, che anticamente era portata a spalle dai fedeli e aveva delle stanghe alla base, come ebbi modo di vedere anche in stampe del Seicento.

Erano passati circa vent’anni dal giorno in cui, ancora piccolina, mi ero posta il problema del nome Vara, quando una sera volli spiegare tutto questo a mio padre, che, come me, amava gli studi e le ricerche e non era ancora tanto vecchio da non interessarsi a queste cose.Era il quindici agosto ed entrambi eravamo seduti nel divano del soggiorno, quando lui mi disse: ‹‹ allora, ragazza mia, se la Vara era una bara o lettiga che fosse, per morti o moribondi, perché non si chiama Bara?››. Era mio padre che adesso, curioso di una spiegazione soddisfacente, lo chiedeva a me, sicuro che non l’avrei deluso. Ora che quella figlia studiosa si era fatta prendere dalla mania dei nomi, gli piaceva farsi raccontare l’origine anche di quelli, secondo lui, più bislacchi.

‹‹ Papà, si pensa che la costruzione del carro trionfale risalga ai tempi in cui venne Carlo V a Messina, nel 1535, per festeggiare le sue vittorie. Erano i tempi della dominazione spagnola, da noi, e la V- di Vara può essere dovuta all’influenza della loro lingua. In spagnolo infatti la –b- e la –v – hanno un suono simile ››.

‹‹ Può essere ›› rispose lui, con la sua abituale cautela, che per me fu, conoscendolo, un’approvazione e un ringraziamento.

Baciai mio padre sulla fronte, indossai gli occhiali e uscii di casa. Mi avviai per la via Primo Settembre, diretta là dove la strada si incrocia con la via Garibaldi, ad aspettare serena, in mezzo a una gran folla, l’arrivo della Vara nell’ultimo tratto del suo percorso.

“Se la Girata va bene”, mi dissi a bassa voce, alzando gli occhi verso la Madonna, “sarà di buon auspicio per l’anno che verrà”.

 

Lucia Abbate

Programma liturgico della Festività:

Lunedì 13 agosto, alle ore 18, S.E. Mons Santo Rocco Gangemi presiederà la celebrazione nell’anniversario della Dedicazione della Basilica Cattedrale “S. Maria Assunta”.

Martedì 14 agosto, alle ore 20, a piazza Castronovo, il Vescovo Ausiliare Mons. Cesare Di Pietro, presiederà la Celebrazione Eucaristica, al ceppo della Vara.
Infine, Mercoledì 15 agosto, Solennità dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo, alle ore 11, S.E. Mons. Giovanni Accolla presiederà in Cattedrale il pontificale.

 

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