Perché ci chiamano “buddaci”? Qual è il significato dell’appellativo dato ai messinesi?

Redazione1
di Redazione1 settembre 11, 2017 22:11

Perché ci chiamano “buddaci”? Qual è il significato dell’appellativo dato ai messinesi?

Le prerogative che vengono riconosciute ai messinesi: di essere comunicativi, inclini ad affabilità, accoglienza, solidarietà e a sapersi relazionare facilmente col prossimo, fanno si che a queste caratteristiche si associ inevitabilmente una capacità verbale ricca e flessibile, per cui il messinese ha tendenza ad avere duttilità mentale ed espressiva con notevoli doti di mediatore sociale. Ma, come ogni “dritto”  ha il suo “rovescio”, anche una positiva qualità comunicativa può capovolgersi in negativa se non è supportata da equilibrio e concretezza, e se chi ne è dotato mette più in evidenza i propri difetti anzichè i pregi, offrendo così il fianco al pungolo dei denigratori.     

Buddace  è il nome dialettale di un pesce, che si pesca nei nostri Messina Stretto °mari. È chiamato così, sulle sponde dello Stretto, ma in italiano è noto come ‘Sciarrano’ ( Serranus scriba, Linnaeus 1758, dal latino scriba ‘scrivano’, per le linee arancioni ne e blu sul dorso e sul capo, che sembrano una scrittura).  Non è pregiato, è in genere piccolo, spinoso, buono solo per le zuppe.

Il termine Buddaci (dall’arabo muddag ‘tipo di pesce di mare’, cfr. Pellegrini 1972), o buddaciaru, come dicono soprattutto in alcune località del catanese, è utilizzato nelle località limitrofe o in altre città siciliane, per indicare, in senso dispregiativo, i messinesi, come gente che si vanta, senza fare seguire i fatti alle parole, e anche inetta e credulona. Questa nciuria – che in siciliano indica, in generale, un ‘soprannome’, che si dava sia a singoli individui, che a un’intera comunità cittadina – è nata probabilmente nel gergo dei pescatori, forse reggini, catanesi o delle zone di mare della provincia messinese.

I pescatori sanno che u buddaci si cattura con estrema facilità, abboccando a tutti i tipi di esca, per cui è poco furbo (‘u pisci buddace °babbu’ dicono i catanesi), e, siccome ha anche la bocca grande e mangia tutto quello che capita,  hanno  utilizzato la metafora per indicare sia gente ‘poco furba’, che ‘abbocca’ a qualunque diceria, sia che è ‘di bocca larga’, come se tutti gli abitanti di Messina avessero questi difetti.

Ma non siamo gli unici ad avere un soprannome ingiurioso. Il Pitrè, nelle sue novelle e racconti popolari siciliani (1875) riferisce, fra l’altro: Pedi arsi sù li Catanisi … Lazzaruna sù li Missinisi, Spati e Cutedda li Palermitani: i catanesi pedi arsi’, perché camminavano sulla pietra lavica, i messinesi lazzaruna “furbi, birbanti”, i palermitani  Spati e Cutedda, perché prepotenti e litigiosi. Anche noi chiamiamo i calabresi ‘testa dura’: ‘hai a testa dura comu u calabbrisi’; i Palermitani vengono soprannominati lagnusi, nel senso di ‘indolenti’, ‘scansafatiche’; i Catanesi, spacchiusi ‘spacconi, arroganti” e fausi, appellativo quest’ultimo, che dicono sia nato dalle malefatte di un noto falsario, Paolo Ciulla, di Caltagirone ( fine Ottocento – inizi Novecento), che falsificò migliaia di banconote, distribuendole infine anche ai poveri.

A favorire la nascita o  il mantenimento di queste nciurie ( ad es. nella tifoseria calcistica) è stata in genere l’ostilità fra città vicine, in origine per motivi commerciali, ripicche o semplicemente come affermazione della superiorità di una comunità cittadina rispetto ad un’altra.

Sulla facciata di Palazzo Zanca ci sono delle decorazioni che Pisci buddaci Municipio °raffigurano due pesci dalla grande bocca, uno di fronte all’altro, identificati con i pisci buddaci. L’architetto Nino Principato ha spiegato, con un aneddoto, il motivo di queste icone: pare che l’ingegnere Antonio Zanca, cui era stato affidato il progetto per la costruzione del Municipio (iniziata il 28 dicembre 1914) – che, prima del terremoto del 1908, sorgeva nella storica Palazzata-, per molti anni non ricevette alcun compenso e, per sfregio ai messinesi, fece fare delle decorazioni con i pesci buddaci (http://www.tempostretto.it/news/,del 19/09/2014).

Sicuramente all’inizio del Novecento questa metafora era già diffusa, come testimonia un giornale edito a  Messina ( Tipografia G. Tripodo ), che ebbe vita breve (dal 31/12/1924 al 25/01/1925), a causa delle sue idee antifasciste:U buddacci. Giornale scopatore di vitella paesana, politicamente asciutto, aromatico”, che si proponeva di denunciare pubblicamente ‘clientele e piaghe’ della nostra città. Ma perché fu scelto proprio questo pesce per definire i messinesi? Anche altri pesci, presenti nelle nostre coste, hanno la bocca larga: il nasello, lo scorfano, la ricciola, la murena, la cernia. Forse per rendere l’insulto più forte, in quanto u buddace è anche di scarsa qualità e, soprattutto, poco furbo.

Ma negli scritti del Pitrè, quindi di fine ‘800, i messinesi erano definiti ‘furbi, malandrini’(lazzaruna). E li si considerava anche ‘intelligenti’ come compare in un verso di una poesia popolare di Anonimo, che riporto solo in parte:

U missinisi e u buddaci

 

n omu ò munnu, tantu bommagaru

chi nominatu fu lu “bbuccazzaru”!
parra,‘nfirucìa e mmustra i denti
ma poi, ‘n sustanza, non cummina nenti.
Sìculu di razza o pì pritisi,
u titulu v’u dici, è u “missinisi”,
stimatu pù so’ sali ‘ntra la zzucca,
ma criticatu p’a lagghizza i bucca.
Ma, a definizioni cchiù veraci
fu quannu u defineru u “buddhaci”!
( cfr. L. Milanesi 2015)

Il messinese era “stimatu pù so’ sali ‘ntra la zzucca”, quindi tutt’altro che stupido e inetto, come vorrebbe far credere chi ci chiama Buddaci.

Oggi comunque si è attenuato il valore spregiativo del termine e dalle altre città lo si sente dire sempre di meno. Il messinese lo considera ormai parte del proprio patrimonio linguistico, usandolo talora per autodefinirsi benevolmente o per criticare qualche suo concittadino: ‘Nenti, chiddu è un veru buddaci!’,

La lingua è come un organismo vivente, evolve continuamente nella forma e nei significati. A giudicare dai vari cambiamenti, nel tempo, degli epiteti dati ai messinesi e all’uso più recente di quello attuale, in futuro questo sarà usato sempre più con un valore umoristico e scherzoso, che dispregiativo, e un giorno forse nessuno più saprà che buddace era solo un piccolo pesce, da cui poi è nata un’“ingiuria”.

 

Lucia Abbate

Redazione1
di Redazione1 settembre 11, 2017 22:11


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