Riflessioni sulla “nuova essenza” del cristiano oggi, intervista al direttore de “La Civiltà Cattolica”

Redazione1
di Redazione1 novembre 11, 2020 23:00

Riflessioni sulla “nuova essenza” del cristiano oggi, intervista al direttore de “La Civiltà Cattolica”

“La Civiltà Cattolica”, di cui è direttore padre Antonio Spadaro, è frutto di un progetto nato all’interno della Compagnia del Gesù e appoggiato dalla Santa Sede. “Una voce ufficiosa, ma autorevole e rivolta a far risuonare il punto di vista della Chiesa di fronte alle ideologie che mettono in secondo piano la visione religiosa del mondo”. Dopo 167 anni di storia de La Civiltà Cattolica, in occasione della felice pubblicazione del fascicolo numero 4000, il direttore Antonio Spadaro l’ha definita “una rivista di cultura ma non accademica, seria ma al contempo popolare”, “internazionale per vocazione” che affronta un ventaglio amplissimo di argomenti. E’ quanto viene messo in luce nell’intervista rilasciata dal Padre Spadaro al Quotidiano messinese Gazzetta del Sud, firmata da Rachele Gerace.  

 Ha lasciato Messina a 22 anni per entrare nella Compagnia di Gesù. Comunicatore attento e diretto, il teologo e saggista Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, è una delle voci più autorevoli del panorama nazionale nell’ambito della comunicazione. Dall’emergenza Covid che ha cambiato anche il “modo di pregare”, all’ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”, all’impegno dei laici: abbiamo provato a riflettere insieme sulla “nuova essenza” del cristiano.-

La pandemia ha portato con sé non solo dolore e smarrimento, ma anche una nuova consapevolezza: abitare il tempo presente facendo leva sui punti di forza. In che modo la fede può sostenere l’uomo in questo percorso?

Il tempo che stiamo vivendo rischia di darci uno spaccato “meramente tecnico” del dramma della pandemia che al di là degli aspetti scientifici, è qualcosa che tocca la nostra umanità, la capacità di relazionarci e vivere gli affetti. Questa vicenda dunque ha una connotazione spirituale che il Papa ha voluto sottolineare. Ricordiamo in piena pandemia la preghiera in una piazza san Pietro vuota: in realtà mai quella piazza è stata piena come quel giorno. C’eravamo tutti noi, e soprattutto tutti coloro che hanno visto quelle immagini e si sono sentiti rappresentati. La volontà di cambiamento che emerge dalla pandemia esige un nuovo modo di relazionarci con la vita e con il mondo; non possiamo semplicemente immaginare di tornare «come prima».

Durante i mesi di lockdown sacerdoti e fedeli hanno utilizzato i canali social per condividere con le comunità momenti di preghiera e celebrazioni. Ritiene che le nuove frontiere della spiritualità si dovranno (o potranno) adeguare definitivamente alla comunicazione 4.0?

-Abbiamo scoperto che la rete – ambiente ordinario di vita, relazione, conoscenza – è diventata luogo di condivisione del pensiero spirituale e di preghiera. In tal senso la grande sfida è stata accolta con creatività da parte della Chiesa e dei fedeli; un’esperienza virtuosa che pone in complemento presenza digitale e fisica, anche se la tridimensionalità di quest’ultima e il senso di prossimità non potranno mai essere sostituite dall’esperienza della rete.

Amicizia, amore, multilateralismo: con queste tre parole su Facebook, qualche giorno fa, ha sintetizzato l’ultima enciclica del Papa “Fratelli tutti”.

-E’ un testo di grande respiro che coinvolge tutto il genere umano – fatto della stessa carne, chiamato al bene comune al di là delle differenze ideologiche. Per Francesco la fratellanza come valore evangelico ha una ricaduta diretta in tutti gli ambiti esistenziali, da quelli più personali come l’amore e l’amicizia, a quelli che riguardano la comunità civile. Da qui l’appello all’Organizzazione delle Nazioni Unite affinchè s’impegnino ad affrontare le questioni globali in modo multilaterale, collaborando responsabilmente.

In una recente intervista lei ha dichiarato che il Papa “vuol mettere Cristo al centro della Chiesa”. Sin dall’inizio del suo mandato, Bergoglio è stato “semplicemente” profeta di Cristo. Cosa non è “chiaro” del suo agire ai “detrattori”?

-C’è una dimensione di concretezza ed essenzialità che caratterizza l’azione del Papa, il quale non è un don Chisciotte dei nostri tempi che lotta contro i mulini a vento, ma una persona consapevole delle tensioni che ci sono nel mondo per le quali vuol dare il suo contributo. Questo probabilmente viene frainteso da chi, in maniera rigida, non comprende la sua volontà annunciare il Vangelo partendo dall’accoglienza, al di là della dimensione di precetto.

L’impegno dei laici: un “richiamo” ora più che mai necessario. La nuova evangelizzazione passa anche da loro?

– Non c’è una volontà di categorizzare la Chiesa in laici e preti, l’appello a vivere l’evangelizzazione è rivolto a tutti. Vi è dunque il desiderio di una testimonianza, vissuta nel quotidiano, che viene prima della Parola; è quella che Bergoglio definisce, in “Gaudete et exsultate”, santità della porta accanto, una dimensione propria di tutti e certamente del laico nella sua ordinarietà, che ne esprime la pienezza.

Quando può torna con piacere nella sua Messina, città di eccelse memorie storiche, culturali e religiose che in questi ultimi anni le istituzioni religiose e civili stanno cercando di far riemergere attualizzandone il messaggio. Siamo sulla buona strada?

-Ho Messina nel cuore, ci sono nato. Torno ogni tanto e certamente ci sono delle cose che mi colpiscono e mi ricordano gli anni trascorsi lì: gli amici con cui sono in stretto contatto anche a distanza, i panorami e i sapori di questa città che ho imparato ad amare dopo averla lasciata. Non posso giudicare quanto sta avvenendo perché non sono all’interno delle dinamiche ordinarie della città, ma sento che c’è una potenzialità culturale e simbolica che può e deve ancora emergere affinché Messina possa esprimere la propria originalità e ricchezza.

Rachele Gerace

Redazione1
di Redazione1 novembre 11, 2020 23:00


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