IRAQ – Cristiani perseguitati. Il Natale annunciato dal campanile di San Taddeo distrutto dagli estremisti dell’Isis

Redazione1
di Redazione1 dicembre 25, 2018 01:57

IRAQ – Cristiani perseguitati. Il Natale annunciato dal campanile di San Taddeo distrutto dagli estremisti dell’Isis

Anche se distrutto, il campanile di san Taddeo, a Karamles, diffonde il gioioso messaggio di pace del Santo Natale, che rincuora i fedeli di una parrocchia attaccata dai fanatici estremisti dell’Isis. Messaggio, proveniente da un Paese in preda ad una atroce guerra civile, che nonostante tutto irradia nel mondo il segnale confortante della vittoriosa nascita del Salvatore, il figlio di Dio.

Adesso, dopo uno dei tanti attacchi distruttivi, per cui numerose chiese sono state incendiate, case distrutte e fedeli uccisi, nel villaggio cristiano di Karamles, nella Piana di Ninive (Iraq), per questo Natale la chiesa di San Taddeo tornerà a riempirsi di fedeli. Distrutta e profanata dallo Stato Islamico è stata ricostruita dai parrocchiani che hanno lasciato intatto solo ciò che resta del campanile come segno di vittoria. “La presenza cristiana è ancora forte e chi voleva cancellarla a colpi di mitra e di coltelli è stato sconfitto” dice il parroco caldeo, padre Paolo Mekko.

È rimasto solo lo scheletro della torre del vecchio campanile a raccontare la distruzione e la profanazione subite dalla chiesa parrocchiale di San Taddeo (Addaï), ad opera dello Stato islamico (Isis), nel villaggio di Karamles, uno dei tanti della Piana di Ninive abitati dai cristiani costretti alla fuga dai miliziani del califfo Al Baghdadi, nel 2014. “Ma il suono delle campane è sempre lo stesso. Sono il nostro richiamo.

Dopo 4 anni la chiesa, totalmente riedificata, tornerà per la prima volta a riempirsi di fedeli per celebrare il Natale. Tenuto volutamente fuori dall’opera di ricostruzione, il campanile oggi ricorda che la presenza cristiana è ancora forte e chi voleva cancellarla a colpi di mitra e di coltelli è stato sconfitto”. Ma non è l’unico ricordo di quelle distruzioni. All’interno della navata è stata realizzata una grande teca che raccoglie i resti dei libri liturgici, statue, oggetti di culto e arredi sacri della chiesa profanata dall’Isis.

“Non vogliamo restare fermi al passato ma nemmeno dimenticare ciò che è accaduto. Il nostro sguardo è rivolto al futuro”. Anche perché le famiglie cristiane continuano lentamente a rientrare nelle loro terre e case, man mano che vengono risistemate, a Karamles come a Qaraqosh, Bartella, Tellskuf, Batnaya e Bashiqa. C’è un moto di orgoglio in padre Paolo Mekko, parroco caldeo di san Taddeo, mentre racconta al Sir “la gioia di tornare a celebrare il Natale nella nostra chiesa parrocchiale. L’anno scorso, di questi tempi, qui c’era solo un cantiere aperto, così abbiamo festeggiato il Natale in un grande salone dove erano stati allestiti l’altare e il presepe”.

Ma questa volta non sarà così. La chiesa riedificata è stata ufficialmente inaugurata lo scorso 7 dicembre, festa di santa Barbara, patrona di Karamles,  dichiara il parroco, ed “è tornata a splendere in tutta la sua bellezza. La nostra comunità, formata ad oggi da 330 famiglie caldee, adesso ha una nuova casa dove pregare e ritrovarsi”. In questi giorni i giovani della parrocchia stanno lavorando alacremente per realizzare l’albero, il presepe e le luminarie.

“Il presepe è all’esterno della chiesa parrocchiale così che tutti possano ammirarlo, ospitato dentro una casetta di legno. In questo modo – spiega padre Paolo che domenica 23 dicembre sarà ordinato corepiscopo (vicario episcopale) – vogliamo richiamare il tema della chiesa come casa di tutti. Vicino al presepe abbiamo allestito anche un grande albero, una stella luminosa e tante luci come non se ne vedevano da anni. Tutto per creare un clima di fraternità e di gioia di cui abbiamo davvero molto bisogno. Celebrare in assoluta sicurezza è per noi davvero un passo importante”.

Tutta la comunità parrocchiale di Karamles si radunerà il 24 dicembre alle ore 21 in chiesa per la celebrazione della messa. Durante la liturgia – rivela il parroco – faremo una processione con il Bambino e lo deporremo nella mangiatoia. Poi, al termine della celebrazione, nel piazzale esterno, avrà luogo il rito del “fuoco dei pastori”.

“Accenderemo un grande falò che vuole essere segno della nascita di Cristo e del calore che sprigiona la sua venuta. Con tutti i fedeli pregheremo per chiedere a Dio il dono della pace e della riconciliazione per l’Iraq. Chiederemo il ritorno di tutte le altre famiglie cristiane che sono ancora lontane”.

Ed è proprio in questa prospettiva che padre Mekko vede la visita in Iraq, in questi giorni fino al 28 dicembre, del segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin. A Baghdad il cardinale incontrerà rappresentanti del governo e rappresentanti delle chiese d’Oriente.

“La sua presenza ci spinge a sperare che la visita di Papa Francesco possa essere una reale possibilità”. Ed è proprio in questa prospettiva che padre Mekko vede la visita , in questi giorni fino al 28 dicembre,del segretario di Stato vaticano in Iraq, dove, a Baghdad, incontrerà rappresentanti del governo e rappresentanti delle chiese d’Oriente. “La presenza del card. Parolin ci spinge a sperare che la visita di Papa Francesco possa essere una reale possibilità”. “Sarebbe un sogno per i cristiani iracheni e per tutto il nostro Paese” dice il parroco.

 

 

Redazione da A.di I.

 

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di Redazione1 dicembre 25, 2018 01:57

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