Maltempo in Emilia Romagna. Gerosa: “Fenomeno raro ma non totalmente inedito. La migliore difesa è la prevenzione”

Redazione1
di Redazione1 Maggio 20, 2023 23:00

Maltempo in Emilia Romagna. Gerosa: “Fenomeno raro ma non totalmente inedito. La migliore difesa è la prevenzione”

Rimane ancora paura di altre piogge, allagamenti ed evacuazioni in Romagna, in particolar modo nell’area di Ravenna. L’interruzione fra Reda e Fossolo ha sovraccaricato il Canale emiliano-romagnolo e tutta la rete secondaria dei canali consortili, con l’acqua che ha invaso parti significative delle campagne con allagamenti consistenti e persistenti per l’eccezionale quantità di pioggia che si riversata su questa Regione. “Una situazione che si è manifestata con particolare gravità anche perché – spiega al Sir il docente dell’Università cattolica Giacomo Gerosa – l’area depressionaria, una volta raggiunto il centro Italia, non si è più mossa per giorni, protraendo le condizioni di maltempo che hanno causato l’alluvione”.

Al momento si contano quattordici vittime, numerose frane ed esondazioni in diverse località nel tratto appenninico tra Bologna e Cesena, estendendosi fino al settore più settentrionale della regione Marche. Si teme che possano esserci anche altre vittime. Questo evento estremo segue quello registrato appena due settimane fa nella stessa area dell’Emilia Romagna, già responsabile di fenomeni di franamento diffuso nelle aree collinari e montane e di estese esondazioni e rotture d’argine lungo i principali fiumi dell’area.

Giacomo Alessandro Gerosa, ordinario di Fisica dell’atmosfera e incaricato di Ecologia presso la facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dell’Università Cattolica, sede di Brescia, nell’intervista concessa al Sir, ha fornito interessanti risposte  ai quesiti sul grave fenomeno che ha colpito questa Regione.

Non necessariamente Il maltempo che sta flagellando la suddetta Regione, è il suo parere, può essere considerato una delle conseguenze dei cambiamenti climatici. È vero, però, che eventi estremi come questo aumenteranno verosimilmente di frequenza in futuro, come conseguenza del riscaldamento globale e come previsto dai modelli climatici. E’ da considerare anche che l’intensità dei fenomeni cui stiamo assistendo, che appare inusuale per il mese di maggio, è un fenomeno raro ma non totalmente inedito. Eventi di questo tipo hanno un tempo di ritorno di circa 100 anni, spiega Gerosa. Circa la rarità dell’estensione della zona colpita dalle piogge, il docente ha dei dubbi, ritenendo notevole la quantità di acqua caduta in tre giorni: l’equivalente di quanta normalmente ne cade in 3 mesi.

Il processo scatenante della grave alluvione, spiega Gerosa, è stato lo spostamento sul centro Italia di un’area depressionaria piuttosto intensa originatasi nei giorni scorsi sulle coste del Nord Africa. Questo ha creato una circolazione ciclonica che ha convogliato masse di aria umida e instabile contro i rilievi appenninici settentrionali dell’Emilia Romagna orientale. Il sollevamento orografico ha ulteriormente facilitato la condensazione dell’acqua e la formazione di intense precipitazioni sui rilievi. La situazione si è manifestata con una particolare gravità anche perché l’area depressionaria, una volta raggiunto il centro Italia, non si è più mossa per giorni, protraendo le condizioni di maltempo che hanno causato l’alluvione.

Non possiamo escludere, continua il docente, che una simile configurazione barica possa presentarsi nuovamente nel periodo primaverile e autunnale e, anzi, si è già manifestata due volte nella stessa area nel giro di due settimane. Più difficile è invece che si manifesti nel periodo estivo.

Riguardo all’importante interrogativo se eventi estremi di questa portata hanno delle conseguenze anche sul dissesto idrogeologico, in grado di provocare ulteriori vittime, la previsione di Giacomo Gerosa è che certamente precipitazioni di questa intensità contribuiscono a ridurre la stabilità dei versanti e ad attivare frane e smottamenti, particolarmente dove la manutenzione dei versanti e dei boschi è stata trascurata.

A questo si aggiunga la mancata manutenzione degli alvei del reticolo idrografico minore, che non vengono sgombrati dalla vegetazione cresciuta nel frattempo, o la mancata realizzazione di casse di espansione per l’esondazione controllata dei fiumi al fine di prevenire le alluvioni. In mancanza di questi interventi non si può escludere che ci possano essere ulteriori vittime in futuro.

Sulle possibilità di difesa onde evitare eventi estremi come quello che si sta verificando, la risposta del docente è inequivocabile: La miglior difesa è la prevenzione.

E la prevenzione in questo caso è l’adattamento ai cambiamenti indotti dal riscaldamento globale. Nello specifico l’adattamento si ottiene con la realizzazione degli interventi di manutenzione dei versanti e degli alvei di cui si diceva poc’anzi. E poi prestare attenzione alle allerte e agli avvisi di emergenza, con annesse indicazioni di comportamento, diramate dai comuni e dalla Protezione civile.

 

 

 

Redazione da Ag. di inf.

 

 

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