Quaresima: impariamo da Santa Teresa d’Avila a viverla in modo sorprendente

Redazione1
di Redazione1 Febbraio 19, 2023 23:16

Quaresima: impariamo da Santa Teresa d’Avila a viverla in modo sorprendente

Stiamo per entrare nel tempo di Quaresima, “i quaranta giorni di preparazione al triduo pasquale (Giovedì Santo, Venerdì Santo e Sabato Santo); periodo di preghiera e di penitenza, durante il quale la Chiesa invoglia le anime a celebrare degnamente il mistero della Redenzione”. Al fine di vivere in modo cristiano questo periodo liturgico tanto intenso, e trarne buon profitto spirituale, è data “l’occasione a tutti i fedeli, anche i più ferventi, di riparare le negligenze passate e ravvivare la fiamma della fede battesimale”. Un tempo di autoverifica personale, dunque, che “richiama i penitenti – come insegna la Chiesa – a riflettere sulla gravità del peccato, sull’importanza del pentimento e dei buoni propositi, promettendo loro il perdono di Nostro Signore”.

I Maestri di spiritualità, nel tentativo di rendere più vantaggiosa la pratica di questo importante periodo penitenziale, suggeriscono di giovarsi dei consigli che provengono dal fruttuoso mondo dei contemplativi, ricco di tante anime dedite all’esperienza mistica personale, vissuta come incontro intimo col Divino. Uno di questi interessanti esempi-insegnamento, proficuo e coinvolgente, ci viene dato da una delle sante che hanno fatto della contemplazione lo scopo fondamentale della vita.

Santa Teresa d’Avila, una delle più grandi contemplative della storia, con la sua vita e i suoi scritti ha lasciato consigli per vivere la Quaresima in modo significativo e sorprendente: raccomandava alle sue figlie spirituali di concentrarsi non tanto sui digiuni eccessivi o rinunce, ma sull’essenziale: Gesù. In questo modo, diceva, in Quaresima cambia tutto. L’assunto che si ricava, quindi, da questa prospettiva è che né l’obiettivo né lo spirito della Quaresima cristiana è tendenzialmente “masochista”: non si tratta di fare sacrifici tanto per farli. La grande mistica carmelitana ha chiarito che è l’amore di Gesù, e in particolare la Sua passione morte e resurrezione, che dà senso alla nostra vita, in un modo che ci rende intimamente e profondamente partecipi dell’esperienza stessa di Gesù Cristo.

Santa Teresa si è convertita in età adulta, a 39 anni: nel 1554, quando viveva da quasi vent’anni come religiosa carmelitana nel monastero dell’Incarnazione. Lei stessa ricorda che conduceva una doppia vita: in certi momenti vita di preghiera, ma in molti altri vita anodina e perdita di tempo con amicizie senza senso religioso.

Ha narrato la sua conversione nell’autobiografico Libro della mia vita. È stato un momento di incontro personale con Cristo, incontro scatenato dalla presenza di un’immagine dell’Ecce Homo. Quella scultura ha toccato le corde più profonde del suo essere, e all’improvviso ha compreso tangibilmente l’amore di Gesù per lei, che Gli aveva fatto subire tormenti di ogni tipo.

“Ebbi tal dolore al pensiero dell’ingratitudine con cui rispondevo a quelle piaghe, che parve mi si spezzasse il cuore”, scriveva la mistica. È questo il senso della Quaresima: preparare l’anima e la vita per sperimentare l’amore di Cristo nella Sua passione, morte e resurrezione.

La preghiera, tanto importante in Quaresima, consiste quindi in una cosa molto semplice: “parlare, da solo a solo, con Colui che sappiamo che ci ama”. Con gli occhi concentrati sull’amore di Cristo, Santa Teresa invita poi a comprendere la propria realtà. In questo consiste la vera umiltà a cui invita la Quaresima, che il cristiano ha bisogno di coltivare per poter vivere l’esperienza dell’amore di Gesù.

Teresa scrive: “Poniamo gli occhi su Cristo, nostro bene, e lì impareremo la vera umiltà”. Il Signore stesso ci dice “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”. Santa Teresa di Gesù si è chiesta una volta “perché nostro Signore era tanto amico di questa virtù dell’umiltà”, e questa è stata la risposta che ha trovato: “Dio è Somma Verità, e l’umiltà è verità”.

Dall’amore di Cristo deriva uno degli atteggiamenti più tipici della Quaresima: il distacco, ovvero lo stato dell’anima che si libera da ogni affetto disordinato ed egoista nei confronti di qualsiasi cosa o persona che non sia Dio. Il distacco spiega le pratiche quaresimali, come l’abnegazione, la rinuncia, la spoliazione, ecc.. “Non significa soppressione di qualsiasi desiderio e aspirazione, né fabbricarsi un cuore duro e insensibile, visto che l’amore è il primo e più grande dei doveri. L’amore dà

senso al distacco”.

Santa Teresa di Gesù scrive: “Ora parliamo del distacco che dobbiamo nutrire verso ogni cosa. Se praticato con perfezione, per noi è tutto”. Il segreto del cristianesimo sta nell’abbracciare tutta la vita per amore di Cristo, e nel distaccarsi da tutto ciò che ci può allontanare da Lui.

Prepararsi in Quaresima a vivere il mistero della passione morte e resurrezione di Gesù, significa infine vivere la carità, amare concretamente il prossimo. Santa Teresa scrive ne Il Castello Interiore che “la vera perfezione è l’amore di Dio e del prossimo, e più seguiremo alla perfezione questi due comandamenti, più saremo perfetti”. Secondo Santa Teresa, non si può amare Dio senza amare il prossimo, né amare il prossimo senza amare Dio.

 

 

Redazione da Ag. di inf.

 

 

 

 

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