MESSINA – Montevergine, il miracolo di S. Eustochia in “osservanza” all’abbadessa del monastero

Redazione1
di Redazione1 Giugno 21, 2021 11:25

MESSINA – Montevergine, il miracolo di S. Eustochia in “osservanza” all’abbadessa del monastero

L’11 giugno scorso è stato il giorno in cui si è commemorato il 33° anniversario della canonizzazione di Eustochia Smeralda Calafato. La proclamazione della sua santità, avvenuta a Messina l’11 giugno 1988, è stata segnata dall’eccezionale evento che ha visto il Papa, Giovanni Paolo II, venire apposta nella nostra città per presiedere la celebrazione – unica volta avvenuta fuori dalle mura Vaticane – nel corso della quale è stata inscritta nell’Albo dei Santi la Beata Eustochia.

La clarissa messinese (1434-1485) è la Fondatrice del monastero di Montevergine, copatrona di Messina, protettrice delle partorienti, patrona dei Commercianti e storica riformatrice della vita claustrale, secondo l’Ordine delle “Sorelle Povere di Santa Chiara”, per aver reintrodotto, applicandola innanzitutto a se stessa e al suo monastero, la Prima Regola della Fondatrice, in conformità all’autentico spirito clariano.

Il corpo incorrotto della miracolosa “Santa in piedi” (secondo l’originale espressione di Papa Giovanni Paolo II), custodito nella teca collocata nell’abside sovrastante l’altare, si affaccia dall’alto sulla Chiesa di via XXIV Maggio, e può essere visitato da vicino salendo nella cappella dove è posta. La santa clarissa di Montevergine è una delle grandi mistiche tra quelle che hanno vissuto “esperienze religiose talmente intense da rasentare, a volte, l’inenarrabile”, come Teresa d’Avila, Gemma Galgani, Tersa di Lisieux, Natuzza Evolo, Giovanni della Croce, Veronica Giuliani, Teresa Neumann ed altre figure luminose che da secoli “hanno attraversato il firmamento della santità, percorrendo un cammino di intima e intensa conoscenza esperienziale di Dio”.

Tra le tante testimonianze di prodigiose intercessioni di Eustochia, quella che riferiamo è un autentico miracolo, ufficialmente riconosciuto tale, mediante il quale la Chiesa ha dato l’assenso per la canonizzazione, e che presenta aspetti che gli conferiscono caratteristiche  davvero singolari. Non solo per il fatto di rappresentare l’evento conclusivo per la proclamazione di santità, ma anche per via dei prodigiosi segni premonitori che l’hanno preceduta, e specialmente per il modo assai inusitato in cui la preghiera che ne ha preparato l’avvenimento è stata formulata.

Si tratta infatti, di una invocazione espressa in forma perentoria e al tempo stesso umile, concepita da Madre Fortunata Angelino, Badessa del monastero all’epoca della Canonizzazione, che così ci riferisce. “Avendo saputo delle recenti nuove disposizioni della Sacra Congregazione, secondo cui per il riconoscimento di Santità della Madre Eustochia sarebbe bastato il solo miracolo, ben documentato, della guarigione di Letterio Mangano, il Postulatore, p. Antonio Cairoli, mi consigliò di rivolgermi alla Beata, e, nella qualità di Badessa, chiederle ‘per ubbidienza’ di pregare per la sua canonizzazione”.

Ne scaturì una invocazione davvero insolita (scritta e protocollata da Madre Fortunata con data 11 novembre 1971) che comprendeva, fra le altre, le seguenti espressioni. “Beata Madre Eustochia, stavolta non è tanto facile per me venire ai tuoi piedi per dirti…che devi pienamente ubbidire al mio comando per la tua piena glorificazione in terra….per l’autorità che lo stesso Signore mi ha dato nel reggere la tua e mia comunità….. ti piaccia ubbidirmi, compiendo ancora una volta la volontà divina….dunque, ottieni presto, Beata Madre, il miracolo necessario. Amen.”. A questa preghiera così pronunciata seguirono diversi straordinari segni premonitori in risposta dalla Beata, “ma uno di questi – afferma Madre Fortunata – fu particolarmente prodigioso. a dimostrazione di come Eustochia ‘obbedisse’ alla mia ingiunzione”.

“Poiché era necessario spedire innumerevoli fotocopie di documenti alla Sacra Congregazione e al Padre Postulatore, si richiedeva l’acquisto di una fotocopiatrice. Ma la cifra occorrente (lire 3 milioni e cinquecentomila) mi rendeva molto dubbiosa perché, non disponendo della somma, avrei dovuto ricorrere ad un prestito. Il mattino del giorno in cui la clarissa esterna avrebbe dovuto recarsi in banca per ottenerlo, fui chiamata d’urgenza in sacrestia. Qui, attraverso la piccola grata della porta vidi una suora che mi consegnò una busta su mandato di una signora di S. Giovanni Rotondo, destinata proprio a me. Al mio invito ad entrare per un caffé, la suorina, ringraziando, rispose che doveva ripartire per Siracusa. Non rivelò il suo nome, né quello della benefattrice. Senza parole, aprii la busta: dentro c’erano esattamente 3 milioni e cinquecentomila lire. Questo mi diede la certezza che Eustochia voleva la sua canonizzazione”.

 A.M.

 

 

 

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