Se l’uomo plasma Dio a sua immagine e somiglianza a giustificazione delle sue aberrazioni

Redazione1
di Redazione1 maggio 21, 2018 18:33

Se l’uomo plasma Dio a sua immagine e somiglianza a giustificazione delle sue aberrazioni

Sono tanti i fatti che continuano a dimostrare l’esistenza di varie forme di incompatibilità e conflitto tra le due religioni monoteistiche dell’Islam e del Cristianesimo. Alcuni episodi, anche drammatici, come quello recente del padre che uccide la figlia perchè rifiuta il matrimonio preordinato e vuole invece sposare un uomo non musulmano. E così altri episodi simili in cui  giovani donne musulmane vengono bastonate o uccise in quanto troppo conformate ai costumi occidentali. Oppure le arroganti pretese di lotta al Crocifisso nelle scuole, negli ospedali, con la richiesta da parte di Istituzioni musulmane di sua abolizione nei luoghi pubblici e gesti di intolleranza pretenziosa ed offensiva verso i simboli della nostra fede.

Ebbene, tutto ciò oltre che molto spiacevole fa capire che così facendo il vecchio conflitto esistente tra Islamismo e Cristianesimo invece di essere pacificato viene piuttosto rinfocolato. Un conflitto antico e pericoloso che nei secoli scorsi ha avuto momenti molto critici e che è riesploso ultimamente, da parte musulmana, con i ben noti e gravissimi atti terroristici  messi in atto dagli integralisti fanatici che hanno provocato varie stragi a livello internazionale contro gente innocente.

Tutto ciò, naturalmente, spinge inevitabilmente a fare un confronto tra le due grandi religioni monoteistiche, e soprattutto tra le diverse modalità di rapporto che esse stabiliscono con le rispettive Divinita’ e con i seguaci di altre religioni. Sotto questo aspetto, dunque, ci sembra utile valutare  gli elementi di giudizio circa il tipo di relazione che nelle due religioni intercorre tra uomo e Dio, e tra credente e non credente.

Innanzitutto, considerando il rapporto che la Divinità riconosciuta dagli islamici stabilisce con i credenti, si nota una notevole differenza rispetto al rapporto che intercorre nel Cristianesimo. L’unico Dio infatti, che come quello dei cristiani si presenta come amore misericordioso, pace e giustizia, propone però i suoi comandamenti in modo molto diverso e contraddittorio. Infatti, mentre nel Cristianesimo la legge di Dio è proposta a tutti gli uomini in termini di libera scelta, lasciando dunque al soggetto la possibilità di rifiutarla, nell’Islamismo, invece, tale legge diventa oggetto di comando costrittivo. Inoltre nel Corano, il libro sacro scritto da Maometto per ispirazione divina, viene rimarcata la proclamazione della rivelazione profetica di carattere strettamente arabo. Pertanto l’Alleanza divina viene sancita soltanto con questo popolo, a cui Dio dà il comandamento di diffondere la sua fede, imponendola a tutti anche con la forza.

Da questo drastico mandato discende che il dovere primario di tutti gli islamici è quello di arrivare alla “Umma”, cioè allo Stato mondiale musulmano, anche, se necessario, mediante la guerra santa (jihad). E ciò viene sancito da inequivocabili versetti coranici che suscitano non poche perplessità sulle caratteristiche di una Divinità che per un verso esprime amore misericordioso, pace e giustizia, e dall’altro spinge all’imposizione anche violenta della sua legge, senza alcun rispetto della libertà dell’uomo cui è rivolta. Basta leggerne alcuni: “Uccidete gli idolatri dovunque li troviate, catturateli, assediateli, tendete loro agguati” (sura IX vers.5). “Combatteteli finchè non vi sia più ribellione e il culto sia quello del Dio” (II,193). “Combattete contro coloro che non credono in Dio e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quel che Dio e il suo Messaggero hanno vietato. Combattete fra quelli cui fu data la Scrittura (ebrei e cristiani, ndr), coloro che non praticano la vera religione” (IX, 29). Comandamenti davvero incredibili, questi, che certamente non si addicono ad un Dio infinitamente buono e che, ovviamente, non possono non indurre forme di proselitismo segnate da orgoglio, arroganza e violenza.

Ora, facendo un confronto più’ addentro tra le due religioni, vediamo che nel Cristianesimo il comandamento di diffusione della fede va di pari passo con quello dell’amore per Dio e per il prossimo, estensibile ai diversi, ma anche ai nemici, nel pieno rispetto della loro libertà spirituale, escludendo ogni  pretesa e vendetta, mentre nell’Islamismo si osserva invece una situazione ben differente. Nei riguardi dei diversi, definiti “infedeli” anche se appartenenti ad altre fedi, prevale un atteggiamento di riprovazione e intolleranza che non esclude anche la morte di chi si oppone al dominio della fede islamica. Tutto ciò, ovviamente, non significa che ogni musulmano sia un fondamentalista violento, tuttavia questo atteggiamento fa comprendere che se l’Islamismo non può certo essere identificato col fondamentalismo, sarebbe però’ un errore escludere l’influenza di simili radici autoritarie in nome di Allah su certi comportamenti di fede musulmana nel pretendere drasticamente preclusioni, anche violente, verso i simboli di altre fedi.

Infine si rileva che nell’Islamismo, al contrario del Cristianesimo, la propensione alla violenza è favorita dalla consueta tendenza alla politicizzazione della religione, ma soprattutto dalla mancanza di unitarietà dottrinaria. Infatti, non esistendo struttura gerarchica e un magistero ufficiale, il Corano è soggetto alle diverse interpretazioni che le numerose Scuole religiose possono darne. Di conseguenza, chiunque può ergersi a interprete della volontà divina cui possono essere attribuiti intenti di parte, manipolazioni politiche, propositi di vendetta, varie proiezioni di umanità deteriore, e persino atti di fanatismo violento che nulla hanno a che vedere con la vera essenza di Dio. Che “è vita e sorgente di vita” –  come ha ribadito il Pontefice –  per cui “nessuno può uccidere in nome di Dio”, di cui va rifiutata ogni strumentalizzazione.

 

 

 

 

Anastasio Majolino

Redazione1
di Redazione1 maggio 21, 2018 18:33


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