La calorosa umanità di Padre Marrazzo: prete “straordinario nell’ordinario” instancabile confessore rogazionista

Redazione1
di Redazione1 maggio 15, 2018 00:46

La calorosa umanità di Padre Marrazzo: prete “straordinario nell’ordinario” instancabile confessore rogazionista

Una appassionata testimonianza sulle speciali doti di umanità dell’umile e grande confessore Rogazionista Giuseppe Marrazzo, seguace di Sant’Annibale, raccontata da un suo penitente entusiasta delle doti psicologiche dell’eroico curatore di anime, che operava nel Santuario di Sant’Antonio. Un grato ricordo manifestato a margine di un incontro di studi sulla figura del sacerdote, chiamato “il Prete del Popolo”, a conclusione del Centenario della sua nascita.

I Maestri di spiritualità insegnano che la strada attraverso cui si snoda il cammino della santità per essere più agile e proficua necessita di una valida strutturazione psichica della personalità. Per cui si può dire che la santità trova le sue più favorevoli condizioni di sviluppo in una umanità viva, equilibrata

e operante. Era quanto caratterizzava il ministero sacerdotale di Padre Marrazzo – di cui è in corso il processo di beatificazione – nato in provincia di Brindisi, ma “messinese di fatto” tanto era il suo attaccamento a questa nostra città, dove ha trascorso quasi tutta la sua vita religiosa all’ombra del Tempio della Rogazione Evangelica, Casa Madre dei Rogazionisti, figli di Sant’Annibale Maria Di Francia.

Ora, fra i molti che hanno avuto il dono di essere stati suoi penitenti, una persona (che non vuole essere menzionata), ci racconta, con gratitudine e ammirazione, la testimonianza della sua esperienza diretta con quell’instancabile e straordinario confessore, dandoci così uno spaccato significativo di alcune sue speciali caratteristiche psicologiche.

 << Ho conosciuto Padre Marrazzo nel Santuario antoniano che frequentavo saltuariamente a motivo della devozione per “il glorioso Sant’Antonio”, come lo chiamava Padre Annibale, ma anche per la presenza della tomba del venerabile Fondatore dei Rogazionisti. Mi invogliava anche il fatto che a qualunque ora della mattinata passassi da quelle parti, quella chiesa era sempre aperta. Non solo, ma se avessi avuto intenzione di confessarmi, immancabilmente, in quel confessionale subito a destra entrando, c’era sempre un sacerdote disponibile. Ed era sempre lo stesso, un confessore sempre presente e instancabile: questi era appunto Padre Marrazzo.

Ma la cosa per me ancora più importante era data dal fatto che si trattava di un confessore  che rispondeva assai bene alle mie particolari esigenze di penitente problematico. Infatti, lo trovavo sempre accogliente, sereno, paziente, discreto, comprensivo e molto incoraggiante. Lo sentivo dotato di una intensa umanità: calorosa, amorevole e soprattutto ben disposto ad ascoltare. Notavo anche che quel sacerdote, nel modo di interloquire nel confessionale, al contenuto concettuale delle sue espressioni verbali, univa una componente di carattere relazionale di notevole valore affettivo-emozionale.

Una caratteristica che, valutandola meglio col senno di poi, gli attribuiva una speciale capacità psicologica, in grado di associare ai concetti che proferiva un alto tasso di valore empatico. Era quanto gli permetteva di assumere un atteggiamento più fraterno che paterno, quindi più aperto e vicino al penitente, con l’effetto di rendere più facile e liberatorio lo scarico delle angosce di carattere interiore.

Ricordo che questo atteggiamento mi aiutava parecchio ad allentare la tensione della situazione psicologicamente poco agevole, e quindi anche ad attuare la confessione in modo proficuo e pacificante. Una facilitazione che mi colpiva molto positivamente e che trovavo tanto, tanto rasserenante. Per cui quel confessore, che aveva il dono di sciogliere facilmente i nodi di carattere spirituale, attraverso le sue doti psicologiche, era per me impareggiabile.

Ma considerando le prerogative umane di quel sacerdote, così adatte a creare un rapporto interpersonale di carattere relazionale tanto efficaci nell’intimità del confessionale, c’era un altro aspetto della sua personalità che mi colpiva, e mi incuriosiva non poco. Era per il fatto che la sua figura, per alcune caratteristiche umane del suo modello espressivo generale, fuori dal confessionale, mi apparivano allora poco rispondenti all’immagine che il Fondatore, padre Annibale, proponeva ai suoi seguaci. Infatti, nel confronto con tale modello (espresso in modo eccellente dall’affascinante figura del suo Ispiratore), padre Marrazzo sembrava timido, poco dotato dal punto di vista culturale, di intraprendenza e dinamismo operativo. Limiti, comunque, di cui si capiva che era consapevole, e che accettava serenamente.    

   In seguito, però, raccogliendo elementi informativi diretti e indiretti su quella persona speciale, cominciai a 

 

capire quale grandezza umana e spirituale c’era in quel piccolo prete, a sostegno di un compito religioso che svolgeva alla sua maniera, con umiltà e semplicità di sacerdote “straordinario nell’ordinario”, seguendo pienamente le linee fondamentali del progetto del Fondatore. Prendevo atto, infatti, con edificazione che padre Marrazzo era totalmente dedito alla carità verso i più poveri, i deboli, i bisognosi, mediante una piena disponibilità quotidiana in qualsiasi ora, pronto all’accoglienza e all’ascolto delle persone – era inteso “Il prete del popolo” – ma specialmente come confessore, il Carisma centrale del suo ministero sacerdotale. 

A proposito di questo suo fervoroso compito di curatore di anime, ebbi in seguito la felice occasione di sentire ribadita questa sua prerogativa, in modo originale e assai rappresentativo, dalla viva voce del grande Arcivescovo, “araldo e apostolo di santità” , Francesco Fasola,”. Il quale, con quella sua paterna espressività semplice e accattivante, usando una simpatica similitudine, ne diede una immagine emblematica assai efficace affermando: ‘il Santuario di S. Antonio è la clinica spirituale di Messina, della quale Padre Marrazzo è il medico di guardia’ >>.  

 

 

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