SAN PIERO PATTI, l’incantevole Paese dei Nebrodi il cui ricco patrimonio storico culturale e religioso va riscoperto e valorizzato

Redazione1
di Redazione1 Gennaio 15, 2018 21:42

SAN PIERO PATTI, l’incantevole Paese dei Nebrodi il cui ricco patrimonio storico culturale e religioso va riscoperto e valorizzato

Un Paese molto antico, come San Piero Patti, ricco di tanta storia secolare da cui deriva una cospicua ricchezza identitaria culturale e religiosa, non può che rappresentare un patrimonio ereditario molto importante che va riscoperto, tutelato è valorizzato per il bene di tutti. Avere consapevolezza del valore di questo prezioso retaggio è motivo di orgogliosa appartenenza, ma anche di  responsabilità da estendere oltre il territorio locale. E’ in quest’ottica che si inserisce la seguente sintesi storico linguistica.

San Piero Patti è un comune della città di Messina, il cui territorio si estende da un’altezza di 253 metri fino ai 1267 del Monte Uomo Morto. Vito Amico (1855-1856) ne riporta l’antico nome: ‹‹Pietro (s) di Patti. Lat. S.Petrus Pactarum, Sic. Sanperi supra Patti … Occupa il piano vertice di un colle, aperto da ogni parte, tra Raccuglia e Librizzi, che sovrasta Patti … Verso le radici del colle sono le fonti del fiume Simeto, altrimenti di Patti, delle quali i gorghi fecondano il territorio da ogni parte piantato in oliveti vigne gelsi e vantaggioso ai coloni.›› La contrada in cui convertono i comuni di San Piero Patti, Patti, Montalbano Elicona e Librizzi prende il nome di Quattrofinaidi, dal latino fines “confini” e dal longobardo *sneida, “sezione”, cioè “quattro sezioni di confine”. Inoltre San Piero confina con Raccuja, città araba da rahl “casale” e kudyah “collina”, Sant’Angelo di Brolo e Floresta.

Nelle zone più alte del territorio, in contrada Taffuri, che in arabo indicava un nome di mestiere, tayfuri “fabbricante, venditore di scodelle”, è possibile ancora vedere i thòlos, in greco “cupola”, detti anche, con parola araba, cubburi, in altri comuni dei Nebrodi, Raccuja, Montalbano Elicona, da qubba “cupola”, “piccola costruzione con cupola”. Sono casotti rurali in pietra, in leggera pendenza, con una cupola di copertura, simili ai trulli pugliesi.

L’origine di San Piero Patti è molto antica, secondo alcuni fu fondato da gente proveniente dalla città di Tindari, IV secolo a. C. o dall’antica Abacena, nella stessa zona, città probabilmente sicula. Furono i Greci, secondo la tradizione, a chiamare San Piero Patti Petra per le rocce della località Malopasso, da cui si ricavava un pregiato marmo rosa. Una leggenda narra di un tesoro nascosto dai briganti, poi murato dalle rocce rosse e mai trovato.

Nel Medioevo il nome Petrus fu mutato in Sanctus Petrus e quindi Sanctus Petrus Super Pactas.
Giuseppe Argeri, professore e sindaco del paese, nel 1984, pubblicò la Storia di San Piero Patti. che fornisce molte notizie importanti sulla cittadina.
Gli Arabi, attratti dalla fertilità del suolo e dall’abbondanza di acque, si spinsero nella valle del Timeto e in quello che oggi è il quartiere “Arabite”, in dialetto Arrabbiti, che corrisponde al greco tardo Arabìtes “arabo”, ma in origine chiamato così dagli stessi arabi da al (il) rabad “quartiere, sobborgo”(cfr. Pellegrini 1972). L’area si caratterizza per le strade strette e tortuose e le ripide scalinate, che conducevano al castello di San Piero Patti.

Anche se i musulmani portarono arte, cultura e nuove tecniche di agricoltura, non erano ben visti dalla popolazione e quando il gran conte Ruggero I d’Altavilla, nel 1061, riuscì a sconfiggerli nelle località di Capitan d’armi e di Vinciguerra, liberando definitivamente San Piero Patti dai saraceni, in paese fu grande festa e fu celebrata come ringraziamento una messa solenne su un grande sasso, ancora oggi esistente, la “pietra dell’altare” a m. 937.
Ruggero fece diventare il territorio di San Piero un demanio regio e favorì l’arrivo di popolazioni dal Monferrato e da altre zone del Nord Italia, che portarono la loro cultura e il tipico dialetto galloitalico. Quest’idioma è ancora parlato a Novara, San Fratello, Nicosia, Piazza Armerina, Valguarnera Caropepe. Dopo la morte di Federico II, il suo successore Corrado I trasformò San Piero in territorio feudale affidandolo agli eredi del giudice De Manna; successivamente passò ai baroni Orioles , poi ai Caccamo, imparentati con gli stessi Orioles e infine ai Corvino-Orioles, fino all’abolizione della feudalità in Sicilia (1812).
Le Chiese di San Piero Patti sono tutte antiche e molto importanti da un punto di vista storico e artistico. Sono impreziosite di legno e marmo locale.

La Chiesa di Santa Maria Assunta porta la data del 1582 impressa nel portale esterno in pietra, ma potrebbe risalire a epoca precedente. La cappella in fondo alla navata destra custodisce la statua marmorea di San Biagio della scuola del Gagini. Il campanile accanto alla Chiesa, con finestre di stile barocco, è alto oltre trenta metri.

La Chiesa della Madonna del Carmine sorse intorno al 1566, ha un antico portale in pietra e un bel Campanile. Fra gli affreschi colpisce, al centro del soffitto, un grande dipinto del 1722 di un giovane del luogo, Antonio Spanò, allievo e poi maestro della scuola di pittura del convento. Raffigura la Madonna del Carmine circondata da Angeli e dalle anime del Purgatorio, giovani, donne del popolo, vecchi, suore, sacerdoti, mentre volano nel Regno dei Cieli.
Annesso alla Chiesa è il Convento dei Carmelitani Calzati, XVI sec, scuola di Chierici Regolari, antica cattedra di Filosofia e Teologia.

La Chiesa Madre Parrocchia di San Pancrazio, della fine del Trecento o dell’inizio del Quattrocento, fu più volte demolita dai terremoti e poi ricostruita. Al momento la Chiesa è inagibile e molte delle pregiate opere artistiche in essa contenute sono state spostate nella Chiesa dell’Assunta. Ricordiamo le opere scultoree della scuola del Gagini, in marmo: una statua di Santa Caterina di Alessandria e quella della Santissima Annunziata, le statue lignee di San Pancrazio, di Sant’Antonio Abate e della Madonna della Catena.

I patroni della cittadina di San Piero sono San Biagio e la Madonna della Catena. San Biagio, martire cristiano intorno al 316, fu medico e vescovo di Sebaste. È il santo che protegge e guarisce dal mal di gola: si narra che salvò un ragazzo, nella cui gola era rimasta conficcata una lisca di pesce. A San Piero Patti è festeggiato la prima domenica d’ottobre, in occasione della raccolta delle nocciole. Il 3 febbraio, giorno in cui San Biagio è tradizionalmente festeggiato nel calendario cristiano, durante le messe della giornata, si usa fare una benedizione speciale con due candele benedette, incrociate e poggiate sul collo dei fedeli, invocando l’intercessione del Santo, È patrono anche di Santa Lucia del Mela, Bronte, Comiso, che lo festeggia d’estate, in coincidenza della raccolta del grano, Fiuggi, dove si bruciano le “stuzze”, tronchi di legna, in ricordo di un miracolo, avvenuto nel XIII secolo, in cui San Biagio fece apparire delle fiamme, per allontanare i nemici, Maratea (Potenza), dove sono custodite le reliquie che vi arrivarono nel 723 da Sebaste.

Il culto della Madonna della Catena, prima patrona di San Piero Patti e anche di Castel di Tusa, Librizzi e altri comuni siciliani, fu diffuso dai baroni Orioles; viene festeggiata la prima domenica dopo Pasqua, nella festa di primavera. La statua in legno della Madonna, attualmente custodita nella Chiesa dell’Assunta, un tempo era trasportata su una grande vara, portata in spalla dai “nudi” della Confraternita del Rosario, a piedi scalzi e vestiti di bianco, preceduti dai babbaluci, coperti con un cappuccio, così chiamati forse perché ricordavano il velo bianco sul guscio delle lumache. La storia di questo culto nasce a Palermo, nel 1392. Tre giovani,condannati ingiustamente, stavano per essere impiccati, quando scoppiò una bufera. Si rifugiarono nella Chiesa della Madonna del Porto, dove pregarono ardentemente la Madonna, che spezzò le loro catene, facendoli liberare. Da allora la Madonna della Catena è anche la protettrice di schiavi e carcerati.

 

 

Lucia Abbate

 

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