Nomi di santi reali e di santi inesistenti nella toponomastica messinese

Redazione1
di Redazione1 ottobre 2, 2017 11:04

Nomi di santi reali e di santi inesistenti nella toponomastica messinese

In una terra in cui il patrimonio tradizionale di religiosità è così cospicuo da costituire il fondamento stesso della nostra identità culturale, le cui componenti spirituali spiccano nei numerosi templi, luoghi sacri, monumenti, vari simboli e figure carismatiche, è strano scoprire che  i santi vengono a volte chiamati con nomi impropri, alterati e persino inventati. Un fenomeno curioso, non certo ascrivibile a disaffezione o mancato rispetto, ma piuttosto agli influssi devianti della misteriosa flessibilità psichica, che ha nel linguaggio le sue conseguenti variazioni espressive.  C’è pure da considerare che nel rapporto che il popolo ha con la sfera della santità, si associano facilmente fattori di carattere affettivo che, veicolati spesso dalle espressioni dialettali, specialmente se di tipo vezzeggiativo, possono originare termini alterati, e non poco bizzarri.   

L’interessante articolo che segue ne dà una dotta dimostrazione.   

I nomi di luogo che portano nomi di Santi sono diffusi in tutta l’Italia e spesso si riferiscono all’intitolazione di chiese, conventi, monasteri delle località che ne portano il nome; ciò nasce dalla tendenza, particolarmente radicata nell’Italia meridionale, alla sacralizzazione del territorio: possono fare riferimento a un santo reale, venerato in quel luogo, ma anche essere legati alla presenza di una lapide, un’edicola, un evento miracoloso o a quella, anche temporanea, di un eremita, un monaco, un benefattore ( cfr. C. Micalizzi 2008).

Nomi che, apparentemente o realmente, si riferiscono a ‘santi’ sono presenti anche nella toponomastica di Messina e provincia. 

Alcuni nomi di luogo corrispondono a nomi di santi realmente esistiti, ma che si presentano in forma ridotta o in vari modi alterata:

San Fratello, comune di Messina, in realtà fa riferimento a tre Santi fratelli, Alfio, Cirino e Filadelfio, martiri cristiani di Lentini (SR), III sec., cui è dedicato, a San Fratello, l’omonimo santuario del secolo XII.  Il nome deriva da uno dei tre, San Filadelfio (cfr. Pellegrini 1989, p.149 ), che divenne poi, per bocca popolare, Fratello.

San Jachiddu (Forte S. Jachiddu; anche via S. Jachiddu, ME).Il forte sorge in collina fra le vallate dell’Annunziata, S. Licandro e  Giostra/S. Michele della città di Messina. La storia e le leggende relative al Forte risalgono all’epoca bizantina, quando giunsero in quella zona vari eremiti A Messina, nel XIII sec., arrivarono i Carmelitani, che, dopo aver lasciato il monte Carmelo in Palestina, fondarono la loro prima sede nei pressi del Torrente S. Michele, nella zona di Ritiro (detto così perché luogo di “ritiro” spirituale dei frati). S. Jachiddu, voce dialettale, corrisponde quasi sicuramente a Gioacchino, sic. Iachinu, protettore dell’ordine carmelitano insieme a Sant’Anna e San Giuseppe.

San Licandro, quartiere di Messina e torrente omonimo, corrisponde a San Nicandro, che è il nome reale di un santo vissuto nel IX secolo e a cui era dedicato, nella zona Nord di Messina, all’inizio del sec. XII, un monastero. La derivazione di San Licandro ( lat. Lycandrus, a sua volta derivato da una parola greca che significa “uomo lupo”) da San Nicandro è confermata da Pirri 1733: Sanctus Nicander da Messana e Abbas Sancti Nicandri, vulgo Licandri.

Santa Mamma ( masseria, contrada a Caronia, ME), che corrisponde a San Mama, martire di Cesarea di Cappadocia, (270- 275); ma Mamma potrebbe anche essere riferito alla Madonna, come madre di Cristo.

San Miceli  (Contrada di Capizzi, Messina e nome di un antico feudo nel messinese ) è variante meridionale di Michele. Il nome si riferisce a San Michele Arcangelo, a cui è intitolata la chiesa omonima del luogo.

San Quaranta (contrada di Mirto). Deriva dai Santi Quaranta Martiri di Sebaste (o Sebastia ), un gruppo di soldati cristiani provenienti dalla Cappadocia, martirizzati per la loro fede cristiana nel 320 in Armenia, presso Sebaste (odierna Sivas in Turchia), a causa delle persecuzioni di Licinio (Cfr. A. Amore 1961).

Fanno riferimento a eremiti vissuti, secondo la tradizione, nelle località a cui hanno dato il nome:

San Raineri (Braccio di -), penisoletta della zona falcata di Messina: V. Amico 1855-56,  II 156 così cita: “Rainieri (Braccio di S.Rainieri).Lat. Brachium. Sic. Vrazzu di S.Raneri …È un lido, che incurvandosi un miglio per giro, rende immobile il mare del famoso porto di Messina. Eravi una volta nella sommità una chiesuola sotto gli auspici di San Nicolò, donde dicevasi Lingua di S. Nicola… con faro a comodo dei naviganti, volgarmente Lanterna, dicesi  Lingua di Faro”.

Il toponimo nasce dalla presenza o dal passaggio temporaneo, durante i suoi numerosi viaggi, di San Ranieri – qui nella variante Raineri – ( XII sec. patrono di Pisa, cfr. Zaccagnini 2010), eremita, in quella striscia di terra vicino al mare della città di Messina, già dedicata ad altri santi, come appare da documenti del Cinquecento, cfr. Samperi (1991, p.36), che cita ( da un’opera di Giovan Pietro Villadicane, scrittore messinese del ’500): “…la vita di S. Raineri eremita che diede il nome alla curvità del porto, chiamato un tempo il Prato di san Giacinto oggi Braccio di S. Raineri”.

San Rizzo ( Colli, Torre a Messina), cfr. V. Amico, 1855-56, II 429, che riferisce: “ Rizzo (Colle di s.) Lat. S.Rizzi C. Sic. S. Rizzu…Appartenentesi a Peloriade, vi sorge una torre e nel suo dosso stendesi attualmente una comoda via frequentata di carri”. Non esiste un San Rizzo canonizzato dalla Chiesa, ma, secondo una tradizione locale, un eremita, Sarrizzo, vissuto in una piccola grotta nella località Piano Rama, sulla via per i colli San Rizzo.

Concludiamo ricordando che non solo nella toponomastica, ma anche in molti modi di dire siciliani, invocazioni, esclamazioni ma anche imprecazioni, compaiono nomi di santi mai esistiti. Per fare qualche esempio: San Paganinu arriva u vintisetti ‘San Paganino arriva il ventisette (la ‘paga’ alla fine del mese)’; Santu Libbiranti!!’ o santulubbiranti ‘Santo Liberante’ ‘Dio ci liberi’; San Carusaru! da sic. carusu ‘fanciullo, ragazzo’, esclamazione rivolta generalmente ai bambini molto vivaci, nciuru supra a Ssanta Cuddura, to matri stira e to soru misura ‘giuro su santa cuddura (pane a ciambella), tua madre stira e tua sorella misura’.

 

Lucia Abbate

 

 

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