MESSINA e PROVINCIA – Appropriamoci del passato per aprirlo sull’avvenire (di Anastasio Majolino)

Redazione1
di Redazione1 settembre 28, 2016 11:19

MESSINA e PROVINCIA – Appropriamoci del passato per aprirlo sull’avvenire (di Anastasio Majolino)

Il formarsi di nuove configurazioni territoriali, richiede adeguate dinamiche di gestione integrata delle diverse risorse locali.

C’è uno strano paradosso che nell’attuale mondo postmoderrno, sempre più globalizzato per via della velocità comunicativa e di spostamento che accorcia moltissimo spazi e tempi di interconnessione tra nazioni e paesi, suscita molti interrogativi e collegamenti-globalipreoccupazioni. Riguarda il fatto che i problemi che in atto l’umanità si trova ad affrontare, nonostante i notevoli progressi di scienza, tecnologia e comunicazione, diventano sempre più complicati e resistenti alle soluzioni. Fra questi si registra anche il frequente declino, se non vere crisi, di identità e di organizzazione delle grandi città, e non solo. Conseguenza – come affermano gli esperti del settore – di società sempre più multiculturali, multietniche e multireligiose? Motivazioni abbastanza plausibili.

Ma intanto, per converso, si ha anche modo di osservare che là dove le concentrazioni sociali hanno ancora identità non patticontaminate da fattori esterni, rimanendo abbastanza compatte e salde nel segno della tradizione, le loro capacità organizzative e di sviluppo socio-economico-culturale, non sono affatto soddisfacenti; anzi, di frequente, appaiono decisamente in declino, come accade purtroppo anche dalle nostre parti.
Uno dei fattori ritenuti importanti, nel contesto di questi fenomeni sociali contraddittori – secondo gli esperti – è dato anche dal fatto che alla notevole riduzione delle distanze fisiche fra le diverse località, non corrisponde, il più spesso, una effettiva disponibilità delle stesse comunità ad instaurare rapporti solidali e fattivi con quelle vicine, per creare reti di connessioni aperte verso forme di collaborazione efficaci.

Tanto più che il sorgere di queste nuove forme di “de-territorializzazione”, da cui possono nascere configurazioni identitarie allargate, richiede adeguate dinamiche di interconnessione e di proficua gestione integrata delle diverse e confluenti risorse locali.identita-confluenti
Ma quante sono in questa prospettiva le realizzazioni, anche di piccola portata, che si possono riscontrare dalle nostre parti? E quali le idee rivolte a promuovere progettualità concrete e condivise, quindi unificanti e per ciò capaci di creare sinergie territoriali più efficaci nel produrre benessere e sviluppo? Non credo ci siano esempi che possono essere considerati significativi sotto questo aspetto. Solo qualche sporadica proposta senza seguito, o teorizzazioni astratte, senza il supporto di solide basi concettuali, capaci di disegnare progettualità rispondenti alle possibilità reali del territorio, che siano concrete e sostenibili.Eppure, nel nostro circondario ce ne sarebbe tanto bisogno.il-passato-e-lavvenire

Inoltre, c’è da considerare l’effetto controproducente di un’altra contraddizione, che tende ad impedire proficue aperture verso i centri vicini, per via di certe resistenze che generano eccessivo attaccamento alla propria circoscrizione identitaria. A causa di questo comportamento preclusivo, infatti, può accadere che, in concomitanza con una identità collettiva abbastanza coesa e robusta (che dovrebbe spingere verso azioni conformi alle nuove esigenze del tempo presente in prospettiva futura), una comunità, per il prevalere di orgoglio e gelosia per la propria appartenenza ad un dato luogo, rimanga invece sterilmente ancorata ad un atteggiamento di chiusura in se stessa.
In questi casi si ha il prevalere di un atteggiamento di tipo “introverso”, teso a difendere ed esaltare la propria differenza con attenzione rivolta solo alla “piccola patria” di cui si fa parte. Per cui si rimane ristretti in comunità omogenee, in cui si accetta solo il simile a sé, senza confrontarsi con altre prospettive e altre visioni del mondo circostante.

categoria_passatoMa questo atteggiamento improntato a dinamiche territoriali di “esclusione”, anziché di “inclusione”, producendo stagnazione, si oppone alla realizzazione di quelle nuove, e proficue, prospettive di “attività consorziali” che possono aprire nuove vie di crescita e sviluppo socio-economico-culturale (prioritaria quella del turismo identitario, culturale e religioso, tanto congeniale con la ricchezza delle nostre risorse culturali, spirituali e paesaggistiche). Dunque, non basta appropriarsi del proprio passato, tutelarlo e valorizzarlo, ma anche, e soprattutto, trovare modo di aprirlo con intelligenza sull’avvenire.

 

Anastasio Majolino

Redazione1
di Redazione1 settembre 28, 2016 11:19


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