Settimana sociale a Trieste. Nerozzi: “I cattolici hanno ancora molto da dire e da dare alla vita del Paese”

Redazione1
di Redazione1 Luglio 4, 2024 00:31

Settimana sociale a Trieste. Nerozzi: “I cattolici hanno ancora molto da dire e da dare alla vita del Paese”

Prende il via a Trieste un grande esperimento sociale, di incontro e di partecipazione”, dove circa 1.100 delegati “lavoreranno gomito a gomito per 5 giorni, confrontando le loro esperienze e cercando insieme risposte e proposte per il bene del Paese.  Crediamo infatti che “I cattolici sono chiamati ad essere parti vive di una comunità aperta, universale, che abita un territorio ma respira la vita del mondo intero”.

Ne è convinto Sebastiano Nerozzi, professore di Storia del Pensiero economico all’Università Cattolica del Sacro Cuore e segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, che al Sir presenta contenuti e finalità della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio prossimi.

C’è un’attesa per la Settimana sociale che sta crescendo, afferma Nerozzi, e ne cogliamo i segni sia nei media, tanto quelli tradizionali quanto nei social, ma soprattutto nelle domande che raccogliamo girando nei territori e parlando con persone anche distanti dalla Chiesa che ci chiedono notizie su quello che accadrà a Trieste. In realtà anche noi siamo curiosi di scoprire che cosa si scatenerà a Trieste tra le migliaia di persone che lavoreranno gomito a gomito per 5 giorni,   cercando insieme risposte e proposte per il bene comune.

Una dinamica del tutto nuova, che è, di fatto, un grande esperimento sociale, di incontro e di partecipazione già iniziato nel percorso di preparazione e che speriamo possa continuare, dopo la Settimana sociale, nei territori “Da Trieste in giù”. La 50ª Settimana sociale sarà dedicata al tema “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”.

Quali gli aspetti principali emersi nel cammino di preparazione? In base all’esperienza maturata nel percorso di avvicinamento, che Chiesa, società, realtà associative italiane sono quelle che si apprestano a vivere la 50ª Settimana sociale?

È una Chiesa che sta imparando sempre più ad ascoltare ed ascoltarsi. Il cammino sinodale ha innescato processi di dialogo profondo tra le persone, processi che, se saranno presi sul serio, potranno portare frutti duraturi per la vita della Chiesa a partire dai territori. Il percorso in preparazione alla Settimana sociale, iniziato a settembre 2023, si è innestato nel cammino sinodale, coinvolgendo i “cantieri della strada e del villaggio”, ma anche associazioni e gruppi spontanei.

Dirimente è il fare esperienza di relazioni umanamente significative, il dare e ricevere fiducia, collaborare e non solo eseguire, far parte di una comunità in cui si è riconosciuti e valorizzati, in cui “contare è più importante che contarsi”. Da qui l’importanza, per chi guida i gruppi di sviluppare una leadership empatica e condivisa, rispettosa degli altri, attenta a mediare i conflitti più che a vincerli, che stimoli la responsabilità e la generatività di tutti. Attenzioni che oggi sono essenziali per promuovere e curare la partecipazione.

La Settimana sociale di Trieste avrà numeri importanti. Sono circa 1.100 i delegati che saranno impegnati negli oltre 50 gruppi di lavoro che vivranno i “Laboratori della Partecipazione” al Conference Center che si confronteranno sui modi per rafforzare reti di

 

collaborazione e per ricercare proposte condivise da proporre ai cittadini e alle istituzioni. La Settimana sociale vuole essere un evento popolare, aperto davvero a tutti, in cui usare i linguaggi più diversi per aprire uno spazio di ascolto e di confronto che stimola all’impegno e alla riflessione.

Quella di Trieste sarà la prima Settimana sociale dei cattolici in Italia. L’apertura avverrà con l’intervento del presidente Mattarella e la chiusura con Papa Francesco. La loro presenza indica i due grandi polmoni fra i

quali può pulsare “Il cuore della Democrazia”: la Costituzione, con i suoi grandi valori e i suoi solidi presidi alla libertà e alla dignità di tutti i cittadini e di tutti gli uomini; il Magistero della Chiesa, ancorato ad una tradizione millenaria ma sempre capace di rinnovarsi e di aprire prospettive positive per affrontare le sfide del nostro tempo.

Il presidente Mattarella e Papa Francesco rappresentano per tanti italiani (soprattutto fra i più giovani) figure di riferimento, capaci di infondere speranza e fiducia, ma anche di orientare il cambiamento verso le scelte che oggi sono necessarie per il bene del Paese. I cattolici sono chiamati ad essere parti vive di una comunità aperta, universale; essere Chiesa che abita un territorio ma respira la vita del mondo intero. Per questo crediamo che oggi, in questa stagione, i cattolici abbiano ancora molto da dire e da dare per la vita del Paese.

 

 

 

 

Redazione da Ag. di inf.

 

 

 

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