Natuzza Evolo, mistica laica e madre di famiglia inesauribile dispensatrice di consolazioni

Redazione1
di Redazione1 Agosto 31, 2023 23:28

Natuzza Evolo, mistica laica e madre di famiglia inesauribile dispensatrice di consolazioni

La recente commemorazione della nascita di Natuzza Evolo di Paravati, mistica laica e madre di famiglia di umilissime origini, è un momento che non può non far sentire a ciascuno di noi il richiamo di una delle risorse fondamentali provenienti dalla Chiesa, che trova nella mistica la misteriosa e potente linfa spirituale cui tutti, prima o poi, sentiamo l’intimo bisogno di attingere. E sull’importanza che hanno oggi i contemplativi nella Chiesa, Papa Francesco ci ricorda che: “Nella contemplazione amorosa, tipica della preghiera più intima, non servono tante parole: basta uno sguardo. Contemplare è un modo di essere che è “respiro” e relazione con Dio”. Lo stesso “respiro”, continuo e profondo, che pervadeva l’anima mistica di Natuzza e che si diffondeva copioso e benefico intorno a lei. Lo stesso vissuto esperienziale che faceva dire a meister Eckhart: «Un maestro di vita vale più di mille maestri di dottrina», una verità di cui troviamo la concreta e straordinaria riprova in questa donna calabrese povera, semplice, inesperta e umile, e totalmente “addentrata nel cammino sicuro, e luminoso, attraverso l’esperienza diretta del mistero nascosto e folgorante che è Dio”.

Fortunata (Natuzza) Evolo, infatti, nata e vissuta in luogo misero e desolato, priva di risorse materiali, esperienziali e culturali, che non sapeva né leggere né scrivere, di salute cagionevole e madre di 5 figli, è stata interprete fenomenale di un paradosso incredibile: quello di essere per una intera vita l’inesauribile dispensatrice di consolazioni per una quantità interminabile di persone che venivano anche da lontano, nella sua umilissima casetta, per chiedere il suo aiuto.

Era questo il carisma prevalente della sua vocazione: dare sostegno a chi ne aveva bisogno. Fin da ragazza aveva la ferma certezza che la sua missione fosse quella di confortare il prossimo. A tal fine favorì anche la nascita di molte opere di assistenza sociale e di Cenacoli di Preghiera, prima nella sola diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, poi in gran parte del mondo.

Fortunata Evolo, “Mamma Natuzza” come la chiamava chi la conosceva, era nata in Calabria, a Paravati frazione di Mileto in provincia di Vibo Valentia, il 23 agosto 1924, in una realtà assai difficile dove la crisi agricola che interessava tutto il Sud costringeva molti ad emigrare. Tra questi c’era il padre, Fortunato Evolo, partito per l’Argentina a un mese dalla sua nascita e mai più tornato. Per questo l’infanzia di Natuzza è stata molto critica; spesso in casa mancava anche il necessario.

Eppure, in una condizione di così grande povertà, in cui non poteva non prevalere in lei un istintivo e acuto bisogno di avere sostegno materiale e morale dagli altri, fin da piccolissima, in Natuzza si manifesta un istinto protettivo non solo verso i fratelli, di cui riesce a prendersi cura durante le assenze della mamma, ma anche verso tutti i piccoli amici.

All’età di 5-6 anni iniziarono per lei una serie di visioni e altri inspiegabili fenomeni come i primi contatti con quella realtà soprannaturale che ne avrebbe pervaso l’intera esistenza, anche se, come molti anni dopo spiegherà lei stessa ai suoi padri spirituali, non aveva capito che quella bella ragazza che le appariva era la Madonna, mentre aveva sempre sospettato che quel bambino bellissimo che giocava con lei e con i suoi fratellini fosse Gesù. Ancora ragazzina, venne la provvidenziale offerta dell’avvocato Silvio Colloca, un affermato professionista della vicina Mileto, di andare a servizio come collaboratrice domestica a casa sua, che le permise di avere vitto e alloggio. E’ in quella casa che si accentueranno i fenomeni della visione dei defunti, della bilocazione e dei dialoghi con l’Angelo Custode, al punto che Natuzza comunicava “messaggi” inauditi e impossibili per un’analfabeta.

Sono numerosi i doni straordinari che le sono stati concessi. Tra i primi eventi che si sono verificati c’è l’esperienza di un lungo sonno, durato sette ore, preannunciato dalla Madonna come una “morte apparente”, di cui Natuzza racconterà che si era trovata in Paradiso al cospetto di Gesù che le chiese di  portare a Lui le anime. Amare e compatire. Amare e soffrire. È il giorno della promessa, il giorno più bello della sua vita, che la segnerà per sempre. Quell’incontro sarà la luce e la forza che animerà di amore ogni suo gesto e l’offerta di tutta la sua vita.

Il 29 giugno del 1940, festa dei Santissimi Pietro e Paolo, mentre Natuzza riceve dal Vescovo, monsignor Paolo Albera, il sacramento della Cresima, avverte un brivido profondo in tutto il corpo e qualcosa di gelido scorrerle dietro: sulla sua camicia si era disegnata una grande croce di sangue.

Per tali fenomeni inspiegabili le autorità religiose invitano alla prudenza, mentre la questione viene sottoposta all’attenzione dei medici e dal vescovado di Mileto. Dopo un periodo di ricovero in ospedale, dove rimase in osservazione per due mesi al fine di trovare la spiegazione delle misteriose manifestazioni che in lei si verificavano, si unisce in matrimonio con Pasquale Nicolace e diventerà madre di 5 figli.

Ha il dono della bilocazione. Vede Gesù, la Madonna, San Francesco di Paola, Padre Pio e altri santi. Ma è la Settimana Santa il periodo in cui le manifestazioni si fanno più intense. Nei giorni che precedono la Pasqua, infatti, la mistica di Paravati rivive sul proprio corpo la Passione del Signore; cade in uno stato di estasi e le stimmate si trasformano a contatto con bende e fazzoletti in testi di preghiere in lingue diverse, ostie ed ostensori, corone di spine e cuori.

Riceve per anni centinaia di persone al giorno. Da lei sono passati tutti: colti, ignoranti, potenti, poveri, religiosi e laici, affidandole sofferenze, angustie, invocando conforto e luce. E lei, facendosi carico delle loro sofferenze, ha dato a tutti una parola di conforto, di speranza e di pace, una risposta certa, il sorriso e la gioia.

Morì il 1° novembre 2009, a ottantacinque anni, nella casa di riposo di Paravati. I resti mortali di colei che è ormai conosciuta come “mamma Natuzza” riposano nella cappella della Fondazione “Cuore immacolato di Maria Rifugio delle Anime” a Paravati.

Il 17 ottobre 2018 la Congregazione delle Cause dei Santi ha rilasciato il nulla osta per l’avvio della sua causa di beatificazione e canonizzazione.

 

 

 

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