John Henry Newman, attualità del santo inglese e della sua condanna del relativismo religioso

Redazione1
di Redazione1 ottobre 12, 2020 22:02

John Henry Newman, attualità del santo inglese e della sua condanna del relativismo religioso

Nel ricordare la figura del cardinale inglese John Henry Newman, canonizzato da papa Francesco il 13 ottobre 2019, nella prima ricorrenza della sua conversione al cattolicesimo, è immediato il richiamo a Benedetto XVI per la concordanza che l’attualità del messaggio del santo inglese ha con quello trattato a fondo da Joseph Ratzinger riguardo al discorso sul relativismo morale e religioso. Un tema riguardante l’importante argomento dottrinario che si va affacciando con prepotenza nel mondo di oggi, secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella religione cui tocca attenersi, e che un credo vale quanto un altro. “Un pluralismo religioso, cioè, dal quale viene sempre più escluso ogni ancoraggio morale del diritto così come del sacro e del timore di Dio come valore anche collettivo, in una società fondata solo sulla ragione. Da cui discende la caduta del senso del peccato, la relativizzazione della norma morale, il rovesciamento etico”.

Di questa avanzante e agguerrita modernità è certo che Benedetto XVI, da grande teologo, non ha avuto paura. Lui, infatti, è stato “il Papa che si è opposto con passione a secolarizzazione, individualismo e relativismo, denunciati come la moderna malattia dell’umanità”. Ma Newman, attraverso la visione teologica espressa nella sua opera, mostra anche sintonia con il magistero di Papa Francesco per quanto si riferisce all’ecumenismo.

Riguardo al primo male, già avversato nella fase di “ricerca” precedente alla conversione dall’anglicanesimo, Newman diceva: «Il liberalismo in campo religioso è la dottrina secondo cui non c’è alcuna verità positiva nella religione, ma un credo vale quanto un altro, e questa è una convinzione che ogni giorno acquista più credito e forza. È contro qualunque riconoscimento di una religione come vera. Insegna che tutte devono essere tollerate, perché per tutte si tratta di una questione di opinioni. La religione rivelata non è una verità, ma un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso; ed è un diritto di ciascun individuo farle dire tutto ciò che più colpisce la sua fantasia».

Se la fede è ridotta a fatto privato, è la precisazione critica, finisce inevitabilmente per essere irrilevante nella società, che non riconosce più le verità rivelate, a partire dalle leggi e dall’educazione. Ed è il secondo grande tema affrontato da Newman: «Finora il potere civile è stato cristiano. Anche in Nazioni separate dalla Chiesa, come nella mia, quand’ero giovane, valeva ancora il detto: ‘Il cristianesimo è la legge del Paese’. Ora questa struttura civile della società, che è stata creazione del cristianesimo, sta rigettando il cristianesimo. Il detto, e tanti altri che ne conseguivano, è scomparso o sta scomparendo, e per la fine del secolo, se Dio non interviene, sarà del tutto dimenticato. Finora si pensava che bastasse la religione con le sue sanzioni soprannaturali ad assicurare alla nostra popolazione la legge e l’ordine; ora filosofi e politici tendono a risolvere questo problema senza l’aiuto del cristianesimo».

Pertanto, ne deriva una visione del tutto orizzontale della vita: «Al posto dell’autorità e dell’insegnamento della Chiesa, essi sostengono innanzitutto un’educazione totalmente secolarizzata, intesa a far capire ad ogni individuo che essere ordinato, laborioso e sobrio torna a suo personale vantaggio. Poi si forniscono i grandi principi che devono sostituire la religione e che le masse così educate dovrebbero seguire, le verità etiche fondamentali nel loro senso più ampio, la giustizia, la benevolenza, l’onestà, ecc. Quanto alla religione, essa è considerata un lusso privato, che uno può permettersi, se vuole, ma che ovviamente deve pagare, e che non può né imporre agli altri né infastidirli praticandola lui stesso».

Di fronte a questo ateismo avanzante, Newman spiega con nettezza paolina: «Le caratteristiche generali di questa grande apostasia sono identiche dovunque; ma nei particolari variano a seconda dei Paesi. (…) non dimentichiamo che nel pensiero liberale c’è molto di buono e di vero; basta citare, ad esempio, i principi di giustizia, onestà, sobrietà, autocontrollo, benevolenza che, come ho già notato, sono tra i suoi principi più proclamati e costituiscono leggi naturali della società. È solo quando ci accorgiamo che questo bell’elenco di principi è inteso a mettere da parte e cancellare completamente la religione, che ci troviamo costretti a condannare il liberalismo. Invero, non c’è mai stato un piano del nemico così abilmente architettato e con più grandi possibilità di riuscita (…)».

Il santo inglese si doleva, a conclusione del discorso, al pensiero delle molte anime a cui il liberalismo avrebbe nuociuto, ingannandole. Ma aggiungeva la consolante certezza della vittoria finale di Dio e della Sua Chiesa.

In occasione della canonizzazione del cardinale inglese, Gianfranco Ravasi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, fece un Interessante intervento ponendosi l’interrogativo: “Qual è il significato della canonizzazione del cardinale Newman, che Papa Francesco ha collocato a metà del Sinodo per l’Amazzonia?”. Ricordando un’opera del convertito inglese, la Grammatica dell’Assenso, riguardante l’adesione alla fede e al percorso che tale itinerario prevede: di tipo razionale, teologico, etico e proprio della coscienza, Ravasi ritiene che si tratti di una visione teologica molto in sintonia con il magistero di Papa Francesco. Il quale non affida “il suo magistero soltanto alle affermazioni dogmatiche o all’elaborazione strettamente teorica o teologica, ma ad un messaggio spiritualmente fondato che comprende anche l’aspetto specificamente legato al respiro della gente comune. Quello che anche Newman includeva nei criteri di verifica della dottrina, pur nel solco della tradizione”.

Nella sua conclusione, infine, Ravasi ritiene il 13 ottobre una data importante anche per la Chiesa anglicana, ipotizzando l’interrogativo: si può immaginare Newman come “patrono dell’ecumenismo” in quanto “ponte” tra le due chiese?

 

 

Redazione da Ag. di i.

 

 

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