“Donne di Rita”. A Cascia festa di Santa Rita, tre donne ricevono il premio internazionale

Redazione1
di Redazione1 Maggio 21, 2024 23:37

“Donne di Rita”. A Cascia festa di Santa Rita, tre donne ricevono il premio internazionale

Tra i tanti benefici effetti che si sono riversati sui devoti per la potente intercessione di Rita da Cascia, santa tra le più amate nel mondo, mediante innumerevoli interventi miracolosi, grazie, donazioni mistiche e ispirazioni foriere di imitazione del suo modello di vita nel segno dell’amore di Dio, ci sono anche i doni delle cosiddette “Donne di Rita”. Sono le persone scelte perché meritano di aver assegnato il prestigioso Riconoscimento Internazionale Santa Rita, che dal 1988 premia donne che come Rita da Cascia sanno incarnare i valori su cui si fonda il presente. (Acist.)

Le donne  che, lunedì 20 maggio, nella Sala della Pace del Santuario di Santa Rita a Cascia hanno condiviso le loro testimonianze; e che oggi, 21 maggio alle ore 17.30 nella Basilica, hanno ricevuto il Riconoscimento, sono:

Anna Jabbour, nata ad Aleppo (Siria) ma oggi vive a Roma, riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2024 per la testimonianza di pace, fratellanza e fede che incarna con la sua storia, da profuga di guerra a mamma di speranza e coraggio per sua figlia e allo stesso tempo per tutti coloro che incontra, non avendo mai perduto il forte desiderio di sognare e impegnarsi per un futuro di umanità e unione che possa cancellare ogni odio e sofferenza.

Virginia Campanile vive a Otranto (Lecce) e riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2024 perché dal dolore indescrivibile per la perdita del figlio Daniele e dalla libertà e pace acquisite grazie al perdono offerto a chi ne ha causato la morte in un incidente stradale, ha fatto nascere un ‘investimento d’amore’ che condivide con gli altri: ascoltando e aiutando tanti genitori toccati dal lutto a ritornare a vivere e impegnandosi coi giovani per tutelarli nella fragilità sociale e psicologica, accompagnandoli a riscoprire la bellezza della vita.

Cristina Fazzi, medico di Enna (Sicilia), riceve il Riconoscimento Internazionale Santa Rita 2024 per il rispetto, la giustizia e l’amore con cui nei suoi 24 anni di servizio, professionale e umano, nello Zambia, in Africa, ha protetto la vita e costruito il futuro di tante persone nelle aree di estrema povertà, con un’attenzione speciale ai bambini ed ai giovani, in una società dove sono ultimi tra gli ultimi, spesso abusati e maltrattati: ha creato il primo centro di salute mentale del Paese per i minori e progetti formativi, per generare opportunità di cambiamento e realizzazione, raccontando la scelta di partire per lo Zambia per svolgere la sua professione medica.

“Sono partita per lo Zambia per sostituire una collega missionaria, che doveva rientrare in Italia per motivi familiari. Pensavo di rimanere solo per sei mesi ma la situazione che trovai nel Paese fu devastante: la povertà che metteva in ginocchio la popolazione, la malnutrizione infantile che strappava alla vita tanti bambini, l’AIDS che mieteva centinaia e centinaia di vittime (nel 2000 lo Zambia non aveva ancora accesso alle terapie specifiche), gli abusi nei confronti dei più deboli. Trovai tutto questo estremamente doloroso e ingiusto. Decisi di rimanere in Zambia per dare il mio piccolo contributo nella lotta contro tutte queste ingiustizie”.

Per cui, nel voler dare una interpretazione che sia concorde con ciò che si chiama carità cristiana, “credo che l’amore passi attraverso la giustizia e viceversa. I diritti umani sono massima espressione di giustizia e allo stesso tempo di amore. Non per niente parlando di Dio ci riferiamo a Lui definendoLo ‘giusto’ e ‘misericordioso’. Penso che non possa esserci giustizia senza amore per il prossimo e amore senza giustizia”.

Circa la possibilità di generare opportunità, “Credo che, inconsapevolmente, noi stessi generiamo le opportunità con le scelte che facciamo quotidianamente nella nostra vita. Ogni scelta ha le proprie responsabilità ed assumersi le proprie responsabilità crea le opportunità, per sè e per gli altri”. Riguardo alla realizzazione del “centro di salute per minori, che dedica particolare attenzione alla cura dei disturbi mentali, è solo l’ultimo dei tanti progetti che abbiamo realizzato in oltre 20 anni in Zambia, paese in cui non esistono strutture destinate alla salute mentale di ragazzi e adolescenti. Il progetto, che si concluderà con l’apertura di un centro diurno per ragazzi affetti da disturbi mentali, prevede diverse fasi.

Abbiamo già iniziato con la sensibilizzazione e l’informazione (scuole, chiese, posti di lavoro, mercati…), per combattere stigma e discriminazioni di cui sono vittime gli ammalati psichiatrici (considerati una sorta di indemoniati), le loro famiglie e persino il personale sanitario che si occupa di loro. Il centro, che sorge nella più povera baraccopoli della città di Ndola, oltre all’ambulatorio per l’assistenza sanitaria, presenta un centro d’ascolto per i giovani, nel quale ci occupiamo anche di prevenzione dell’abuso di alcol e droga. Le nostre attività sono riconosciute dal ‘Chainama Mental Hospital’ di Lusaka, massima autorità del Paese in tema di salute mentale”.

Circa l’impegno ad adottare bambini da single, c’è che“l’adozione è una scelta d’amore e credo non esistano differenze, sia essa da coppia o da single. L’adozione, di fatto, restituisce al minore gli affetti di cui è stato/a privato/a a causa di tragici eventi (guerre, calamità naturali, incidenti, malattie…) e non nega l’importanza della famiglia d’origine alla quale solo subentra per colmarne la perdita. A mio avviso per il minore l’adozione non è tanto il diritto ad avere un padre ed una madre quanto il diritto ad essere amato/a, in maniera assoluta, sincera, esclusiva e disinteressata. Per me adozione significa Amore, sempre”.

 

 

 

 

Redazione da A. di inf.

 

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