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Adorazione Eucaristica: “possibilità di gettare uno sguardo verso il Paradiso”
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“La nostra preghiera è tutta in uno sguardo. Uno sguardo rivolto a Colui che è e che tutto vede…”
Tra i tanti problemi che affliggono la vita dell’uomo di oggi, associati all’innegabile carenza dei rimedi adeguati a darne soluzioni terrene soddisfacenti, sono molti quelli che sentono sempre più il bisogno di cercare un’ancora di salvezza nelle risorse soprannaturali.
A dare vigore e slancio a questa esigenza salvifica, si impone quell’impulso interiore spontaneo che Meister Eckhart ritiene inerente alla natura umana e chiama aspirazione mistica. Perchè l’uomo, afferma, è fatto per questa unione con il Dio vivo, che, essendo atto personale e dinamico, non si potrà ridurlo ad uno stato puramente passivo. E’ per questo che l’atteggiamento mistico, come dice Massimo Diana, può essere un effetto della crisi, ma anche una valida risposta alla crisi
che si vive.
Il perché lo spiega lo stesso Eckhart nel definire la mistica una caratteristica umana per eccellenza, pienezza autentica di vita, in quanto cammino sicuro attraverso cui addentrarsi nell’esperienza del mistero nascosto e folgorante che è Dio. Dunque un patrimonio che appartiene a tutti. La cui centralità espressiva è resa evidente nel mondo dalla fervente presenza della vita contemplativa, in particolar modo quella femminile, da cui tanto beneficio spirituale ci proviene.
A conferma di questa realtà fattiva abbiamo molti esempi illuminanti. Tra cui rileviamo particolarmente interessante, per concomitanza di vita contemplativa e vita attiva, quello delle Monache della Adorazione Eucaristica, che hanno come compito elettivo della loro comunità monastica la perpetua adorazione dell’Eucarestia, e che si definiscono claustrali e missionarie.
“Se l’Adorazione Eucaristica è la possibilità di gettare uno sguardo verso il Paradiso, allora essa è anche la possibilità
di cambiare lo sguardo sul mondo e su tutta la realtà quotidiana”, è la convinzione che esse professano sulla scia dell’intuizione carismatica della Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione. La fondatrice che istituì dei monasteri nei centri cittadini, le cui chiese, rese accessibili ai fedeli, avevano sempre esposto il Santissimo Sacramento.
Un’impronta vocazionale che la superiora, suor Maria Gloria Riva, continua a perseguire con la chiara convinzione della “necessità di non tenere questo grandissimo tesoro chiuso tra le mura di un monastero, ma di viverlo per regalarlo a tutti, anche ai laici”. Una impostazione di servizio religioso secondo cui
le monache, pur essendo claustrali, devono essere visibili e udibili da tutti, facendo in modo che l’esposizione perpetua dell’Eucaristia e la continua presenza orante delle suore, abbiano lo scopo di educare le persone a stare dinnanzi all’Eucaristia.
In definitiva, Il punto nodale del mandato evangelico delle Adoratrici dell’Eucarestia è: “affinchè il Santissimo, Colui che si adora, Gesù Cristo realmente presente nell’Eucaristia». sia il centro della loro vita contemplativa e, allo stesso tempo, sia l’origine della loro opera missionaria nel mondo. Tutto ciò avvalorato dal fatto reale che davanti al Santissimo, si è davanti ad una Presenza, non ad un pezzo di pane, siamo davanti al Signore Gesù, perciò l’Adorazione è la cosa più importante della vita.
A.M.



