Messe con i fedeli: riapertura gioiosa ma con norme rigide ed eccessive.

Redazione1
di Redazione1 maggio 24, 2020 18:38

Messe con i fedeli: riapertura gioiosa ma con norme rigide ed eccessive.

All’oscuramento totale delle messe col popolo, del lockdown, che ha messo in ginocchio la Chiesa come mai era accaduto prima, con la fase 2, ora, segue una Chiesa che riapre con gioia ma  alquanto ingessata. Imbrigliata, cioè, in una serie di norme tecnico-sanitarie rigide, minuziose e scoraggianti, che a molti appaiono esorbitanti. Sicchè adesso la funzione liturgica con i fedeli appare come un rituale artificioso, cadenzato da una sequenza di prescrizioni rigide e mal disponenti. Una condizione che ha suscitato parecchi giudizi negativi e lamentele, di fedeli e sacerdoti, che esprimono sentimenti di disagio, smarrimento e confusione di fronte alle norme emanate dal Governo, e “accettate supinamente dalla Conferenza Episcopale Italiana”. 

Cessata la fase del lockdown, durata circa due mesi e mezzo col divieto per i fedeli di andare a messa, è iniziata la fase 2. Ora, in seguito a un travagliato accordo tra il Governo e la Cei, preceduto da momenti di

notevole tensione, i fedeli potranno tornare di nuovo a messa, ma sottoposti a norme piuttosto dure. Per cui, purtroppo, non tornerà tutto come prima del Coronavirus. La celebrazione eucaristica, infatti, appare imbrigliata da una serie di disposizioni inflessibili che ne rendono lo svolgimento radicalmente modificato: reso artificioso da restrizioni e obblighi da rispettare, secondo quanto sottoscritto dal Presidente della Cei cardinale Bassetti, dal presidente Conte e dal Ministro dell’Interno Lamorgese, per non venir meno alla sicurezza dei fedeli.

Sono infatti tante le regole imposte per il corretto svolgimento delle funzioni: sanificazione delle chiese ad apertura; svariate igienizzazioni prima delle funzioni e dopo; preordinato numero massimo di partecipanti; obbligo di distanza di sicurezza anche dai propri familiari;  uso della mascherina, guanti, e parecchie altre norme. Dal protocollo firmato dalla Cei e dal governo lo scorso 7 maggio, che cerca di conciliare le esigenze di culto con la sicurezza della salute pubblica, è iniziata, dunque, una “normalità” diversa da quella di prima, a cui potrebbe essere non facilissimo abituarsi. Per questo motivo parecchie Chiese locali hanno approntato dei piccoli prontuari di comportamento da seguire, “per garantire ricchezza delle celebrazioni comunitarie senza venir meno alle esigenze di prudenza e di rispetto della normativa vigente”.

Ecco, in sintesi, un elenco delle norme stabilite da osservare.

“Coloro che accedono ai luoghi di culto per le celebrazioni liturgiche, devono indossare mascherine e igienizzarsi le mani con l’apposito gel all’ingresso. Condizione di base per partecipare al culto: solo se non si presentano sintomi influenzali/respiratori, se non si ha una temperatura corporea di 37,5°C o più. Regole, naturalmente, che valgono anche per sacerdoti, diaconi, religiosi, ministri ordinati”. Il numero dei partecipanti in un luogo di culto chiuso è fissato ad un massimo di 200. Per le cerimonie all’aperto è di 1000 persone. Per tali limitazioni, sono necessari turni, con eventuali pren0tazioni via on-line o WhatsApp, per poter partecipare alla messa; nei banchi posti a sedere“a scacchiera” con l’obbligo di garantire che ci sia sempre una distanza tra le persone di non meno di un metro davanti e ai lati, e anche per evitare che una persona, inginocchiandosi, si trovi troppo vicino a chi gli è davanti; proibito lo scambio del segno della pace; da rispettare la distanza di sicurezza di almeno 1.5 metri, durante gli spostamenti, in particolare all’ingresso e all’uscita”.

Per garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza, sono necessari “collaboratori affidabili” che con dispositivi di protezione individuale e un evidente segno di riconoscimento, favoriscano l’accesso e l’uscita, e controllino il rispetto delle regole prescritte. Al termine di ogni funzione o comunque prima di quella successiva si deve igienizzare il luogo di culto e la sacrestia, cambiare l’aria, disinfettare accuratamente i vasi sacri, vassoi, ampolline o ogni altro oggetto utilizzato.

Le offerte non vanno raccolte durante la celebrazione, ma deposte in contenitori collocati agli ingressi o in altro luogo idoneo. Le acquasantiere devono rimanere vuote. Rispetto alle attenzioni da osservare nelle celebrazioni liturgiche: si chiede di ridurre al minimo indispensabile la presenza di concelebranti e ministri; rispettare il distanziamento fisico, il che rende per ora impossibile evitare l’utilizzo dei cori.

Per quanto riguarda la Comunione: il celebrante e gli eventuali altri ministri della Comunione, si igienizzino le mani con disinfettante alcolico; debbono indossare guanti monouso nuovi e mascherina; offrano la Comunione esclusivamente sulla mano dei fedeli; nel porre l’ostia abbiano cura di mantenere un’adeguata distanza di sicurezza e di non toccare le loro mani; si valuti inoltre «l’opportunità di istruire i fedeli che, al posto di rispondere “Amen” a voce alta a “Il Corpo di Cristo” lo esprimano interiormente e lo manifestino con inchino del capo.

Nel formare la fila dei fedeli: va rispettata la distanza di 1,5 metri uno dall’altro e di almeno un metro tra la fila e i fedeli che sono al posto; non ci devono essere file parallele di fedeli distanti meno di 1,5 metri l’una dall’altra. Mentre sono in fila i fedeli devono portare la mascherina da rimettere subito dopo aver ricevuta la Comunione. Nei luoghi destinati ai fedeli non devono essere presenti sussidi per i canti o di altro tipo di preghiere, santini e quant’altro.

Il sacramento della Penitenza va amministrato non nei confessionali, ma in luoghi ampi e areati, che consentano il pieno rispetto delle misure di distanziamento e la riservatezza richiesta dal sacramento stesso. Tra le altre indicazioni una, importante, riguarda i fedeli, che «per gravi motivi di età o di salute, sono dispensati dall’adempimento del precetto festivo».

Al punto 5.3 si legge: “Si favoriscano le trasmissioni delle celebrazioni in modalità “streaming” per la fruizione di chi non può partecipare alla celebrazione eucaristica”. Un invito questo, che è in evidente contrasto con quello di papa Bergoglio, il quale, pur riconoscendo l’importanza di proteggere la salute, raccomanda: “Di fare attenzione a non “viralizzare” la Chiesa e i sacramenti”.

 

A.M.

 

 

 

 

 

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