MESSINA – Il Natale del “Dio che si fa bambino ”, visto attraverso la significativa immagine del Gesù Bambino di cera che a Messina, 300 anni fa, versò lacrime miracolose.

Redazione1
di Redazione1 dicembre 24, 2016 15:54

MESSINA – Il Natale del “Dio che si fa bambino ”, visto attraverso la significativa immagine del Gesù Bambino di cera che a Messina, 300 anni fa, versò lacrime miracolose.

Il Bambinello che ha lacrimato nel 1712, appare simbolicamente rappresentativo del dolore provocato dai tanti violenti attentati contro i cristiani e il Santo Natale, in tutto il mondo.

Cessato il frenetico andirivieni che caratterizza il periodo bambinello-miracoloso-cprecedente il Natale: la corsa ai regali, l’albero, gli addobbi e tutte le altre cose che per molti rendono stressante, più che gioioso, il periodo prenatalizio, finalmente arriva il momento centrale di questa fondamentale Festività.

Con la celebrazione dei riti sacri della notte di Natale, che mettono in risalto il grande Mistero dell’incarnazione e nascita del Salvatore, ecco che, durante la suggestiva rievocazione liturgica, il Bambino Gesù rinasce col suo messaggio di amore e di gioia, immettendoci nell’atmosfera dell’essenziale verità di fede del Natale. Quella che rappresenta la festività centrale su cui si fonda l’identità cristiana, e che ha la sua forma espressiva più bella e tenera in un bambinello indifeso e atteggiato ad un abbraccio.

Ora, di fronte a questo evento centrale della fede cristiana e – come ci ricorda papa Francesco – davanti alla straordinaria “sorpresa di un Dio bambino, povero e debole, che abbandona chiesa-gesu-e-m-cla sua grandezza per farsi amorevolmente vicino ad ognuno di noi”, sentiamo fortemente di rappresentare questo Natale con la bella immagine del “Bambinello miracoloso” che si venera nella chiesa di Gesù e Maria delle Trombe a Messina.

Un Gesù Bambino di cera che nel 1712, a più riprese fino al 1723, ha versato lacrime che, nel corso del rituale Processo Canonico, furono riconosciute vere e miracolose.

A Messina, città già tanto incline alla devozione per Gesù Bambino, quel pianto prodigioso suscitò grande commozione e incremento della sua venerazione, che molti presbiteri si prodigarono a diffondere  con grande zelo. Fra questi si distingueva un santo sacerdote, il servo di Dio P. Domenico Fabris, a quell’epoca Cappellano della chiesa di San Gioacchino, poi distrutta dal terremoto del 1908, la cui predicazione era soprattutto rivolta a promuovere questo culto. Padre Fabris, attualmente, è sepolto nella chiesa del Sacro Cuore dell’Arcipeschieri.

Questa pia pratica ancora oggi prosegue nella chiesetta di via S. Giovanni Bosco – e certo meriterebbe di essere maggiormente diffusa – ancor più per il significativo messaggio  che ci proviene da quelle lacrime, così attinenti, oggi, nel rappresentare il dolore per le tante forme di persecuzione subite dai cristiani e per i violenti attentati che sono rivolti contro i loro templi, i loro simboli e, da ultimo, specialmente img_1721-ccontro la festività del Santo Natale, in tante parti del mondo.

Nel 2012, ricorrendo il 3° centenario dell’evento miracoloso, è stato appoosto, a ricordo, un bel medaglione di terracotta, con l’effige del Bambinello e la scritta “Lacrimatus est Jesus”, sul muro d’angolo di via Romagnosi, dove sorgeva l’antica chesa di S. Gioacchino, in cui la stauetta di cera di Gesù Bambino lacrimò.

 

Amuel

==  In questa chiesetta, in via S. Giovanni Bosco (facente parte della parrocchia S. Maria del Carmine), dove il Bambinello è custodito in un’artistica teca creata dal celebre architetto Filippo Juvarra,  si celebrano settimanalmente funzioni religiose nei seguenti giorni: mercoledi dalle 17,30 alle 19,00; sabato dalle ore 17,30, con S. messa alle 18,00. ==

 

 

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