MESSINA – La chiesa di S. Eustochia

admin
di admin maggio 28, 2015 21:17

MESSINA – La chiesa di S. Eustochia

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La chiesa di S. Eustochia

II Monastero e la chiesa di Montevergine sorgono in via XXIV Maggio, l’antica Via dei Monasteri, per volere di Eustochia Smeralda Calafato, intorno al 1464. Progettata dall’architetto Nicolò Francesco Maffei, la struttura ha subìto negli anni vari rimaneggiamenti a causa dei danni dovuti alla rivoluzione antispagnola e dai vari terremoti che ne hanno alterato l’originaria forma. L’attuale costruzione (1934) è dell’ing. Francesco Barbaro,che, tenendo conto delle nuove misure antisismiche, ne riprodusse l’antica architettura, riutilizzando anche alcuni resti dell’antíca struttura.

Alla chiesa, in stile romanico modernizzato, si accede da una scalinata balaustrata a due rampe di ispirazione barocca che conduce al portale in pietra con timpano aggettante sormontato da una elegante finestra. L’interno, caratterizzato da finissimi intarsi marmorei, è ad unica navata con quattro altari laterali divisi da lesene, in cui sono posti i quadri di San Francesco che riceve le stimmate (opera di Michele Panebianco), di San Biagio, di Gaetano Corsini, e di Santa Chiara; mentre il quarto altare presenta uno stupendo Crocifisso. Sull’altare maggiore ammiriamo la tela del Quagliata raffigurante la Vergine con il Bambino e i santi Francesco e Chiara; in alto e il corpo incorrotto di Santa Eustochia.

Inoltre, appaiono interessanti gli stemmi appartenenti a diverse famiglie messinesi che si distinsero per le generose donazioni a favore della Chiesa e del Monastero di Montevergine. II soffitto è a volta, dipinto di bianco, con finestroni ornati da stucchi; un tempo invece era riccamente affrescato con ]’Assunzione di Maria, opera purtroppo perduta nel terremoto del 1908, de grande artista messinese Letterio Paladino.

Dirigendosi poi verso la cappella, la prima cosa che s’incontra è un quadro ad olio su tela di un artista ignoto, raffigurante la Beata Eustochia che stringe a se un grande crocifisso.

Santa Eustochia Smeralda Calafato nacque a Messina il 25 Marzo 1934 in località Santissima Annunziata da una ricca e nobile famiglia, fu la madre, fervente cristiana, a trasmettere alla figlia i valori della religione. Fin da giovanissima mostrò l’indole che la caratterizzava, occupandosi insieme alla madre alla cura degli umili e degli ammalati; la povertà fu sua regola di vita che a quel tempo andava diffondendosi in Sicilia sulla scia del movimento francescano che ella ammirò e mise in pratica intensamente.

All’età di circa 15 anni Smeralda entrò nel monastero delle Clarisse di S. Maria di Basicò, ove prese il nome di suor Eustochia. Qui però la Santa non trovò ciò che desiderava, cioè una vita fatta di rinunzie e adesione totale alla prima regola di S. Chiara, poiché nel monastero vivevano tante nobili fanciulle abituate ad una vita accomodante e la badessa del tempo, Suor Milloso, era forse troppo invischiata in faccende temporali che dispiacevano alla Santa.

Fu cosi che Ella fondò con altre consorelle tra cui Suor Jacoba Pollicino, sua biografa e amica, il Monastero di Montevergine. Diventò madre spirituale del convento, educò, istruì e formò le consorelle alla vita francescana indirizzando i loro spiriti alla meditazione della Passione di Cristo, all’umiltà e alla preghiera, all’amore per il Cristo in Croce.

La Santa desiderava soffrire come soffrì Gesù, e questo suo ardente desiderio la portò a mortificare il suo corpo: a portare il cilicio stretto in vita; ad occuparsi dei lavori più umili, a digiunare spesso, a indossare vestiti ruvidi e scomodi e dormire a terra.

Possedeva diversi carismi, tra cui la preveggenza e la guarigione; molti sono gli episodi rilevanti che meriterebbero menzione, durante i quali ella preavvertiva  catastrofi o avvenimenti importanti che stavano per accadere, o per i miracolosi interventi su infermi che miracolosamente guarivano dopo essere entrati in contatto con le sue lacrime.  Eustochia morì nel suo monastero nel 1485, e tutt’oggi, col suo corpo incorrotto e ben visibile, si trova sotto l’abside della Chiesa che prende il suo nome.

 

All’interno della Cappella troviamo fra l’altro:

 

  • II corpo semicorrotto di suor Jacoba Pollicino
  • Una lapide che ricorda il riconoscimento del culto di Papa Pio VI (1782 beatificazione)
  • Lapide di granito che ricorda la bomba inesplosa del 1943
  • Marmo a ricordo della visita di Maria Elisabetta madre del Re Ferdinando II
  • Legno del cipresso al quale la Santa usava appoggiarsi durante la preghiera
  • 150 quadri del Prof. Impallomeni che illustrano la vita della Santa
  • Testamento e Regola di Santa Chiara
  • Due urne contenenti i teschi della madre e della sorella della Beata

 

          Angela Millecro

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