Giornata pro Orantibus. Le anime contemplative che testimoniano la presenza del Risorto nella storia

Redazione1
di Redazione1 Novembre 22, 2025 22:44

Giornata pro Orantibus. Le anime contemplative che testimoniano la presenza del Risorto nella storia

In un tempo segnato da individualismo, conflitti e perdita di senso, i contemplativi e le contemplative continuano a ricordare che la vita è dono e relazione. Con la preghiera, la fraternità e l’ascolto della Parola testimoniano la presenza del Risorto nella storia, offrendo a chi cerca orientamento un cammino per ritrovare umanità, speranza e comunione, e’ il suadente richiamo di Diana Papa del Sir.

Perché la vita contemplativa è ancora attuale? Oggi l’individuo vive spesso senza dare un senso alla propria esistenza. L’unico obiettivo da raggiungere è il benessere individuale sganciato dal bene comune, anche se ciò comporta o provoca tanta sofferenza, a volte tacita, in chi vive accanto. Pensa solo a se stesso: ognuno crede di essere possessore unico della propria vita, di disporre di tutto come e quanto vuole, di essere il metro di ogni situazione secondo la propria verità. Spesso la contrapposizione, la violenza verbale, la mancanza di rispetto sono all’ordine del giorno.

I contemplativi/e, presenti nei vari territori, sono chiamati a testimoniare che nessuno nasce per caso e che ognuno, ricevendo in dono la vita, ha il compito di essere ovunque memoria vivente della presenza del Signore risorto.

Pur nella stabilità si sentono parte delle comunità ecclesiali, non per le cose da fare, ma perché accomunati dal Battesimo ad essere fratelli e sorelle nella fede. Credono nella sinergia tra i diversi stati di vita che permette di rendere credibile, pur nella diversità, la reale presenza di Dio nella storia.

Nella misura in cui i contemplativi/e incarnano insieme l’amore del Signore nel quotidiano, diventano realmente testimoni di Gesù Cristo. Egli continua ad affidare a ciascuno l’amore senza fine (cfr. Gv 13,1) da diffondere attraverso la preghiera, la cura del silenzio, la comunione fraterna, l’ascolto della Parola, l’accoglienza di coloro che hanno sete di Dio o che desiderano riscoprire in sé la propria umanità. La preghiera non solo di lode o di intercessione spesso fa nascere in chi è lontano dalla fede il bisogno di ritornare alla fonte, di ritrovare il gusto e la gioia della preghiera e ciò avviene solo se i monaci e le monache rendono credibile la loro continua relazione, anche affettiva, con il Signore.

Chi dedica la propria vita alla preghiera testimonia che “nella contemplazione amorosa, tipica della preghiera più intima, non servono tante parole: basta uno sguardo, basta essere convinti che la nostra vita è circondata da un amore grande e fedele da cui nulla ci potrà mai separare” (Papa Francesco, Udienza generale del 5 maggio 2021). La preghiera dona il respiro a chi vive e offre un orientamento a chi non ha trovato ancora un senso che orienti la propria esistenza.

In una società che sembra aver perso la bussola, i contemplativi/e sono impegnati nella Chiesa a leggere i segni significativi che gli uomini e le donne del nostro tempo ci rimandano, per ritrovare anche una comunicazione comprensibile che, a volte, chiede solo il tratto profondamente umano, perché si è umani nella misura in cui si è divini e si è divini nella misura in cui si è sempre più umani.

L’impegno richiesto oggi ai contemplativi/e è ridire l’umano radicato in Dio che ci ama con amore eterno ed edificare il suo Regno a partire dalle azioni più semplici nel dono totale di sé. C’è l’urgenza di incarnare nel quotidiano gli atteggiamenti, i comportamenti, i sentimenti di Cristo che si traducono in gesti e segni concreti evangelici che rimandano al contatto costante con il Signore. La fedeltà alla relazione con Gesù nasce dalla scelta di vivere sempre in lui. Quando si ama qualcuno, si condivide tutto con la persona, anche se si è distanti fisicamente. Non solo. Nel tempo le persone che si amano assumono anche gli stessi tratti. La relazione con il Signore non si traduce in intimismo, ma in desiderio di renderlo credibile e visibile.

Vivendo nella stabilità i contemplativi/e curano le relazioni fraterne con fedeltà. Sulle orme di Cristo che ha chiamato Giuda fratello e rinnovato la fiducia a Pietro che lo ha rinnegato, accolgono il fratello o la sorella senza mai ritirarsi dalla relazione.

Sull’esempio di Gesù vivono l’amore per sempre non dettato da emozioni individuali, anche se a volte crocifiggente. In questo tempo in cui molti seguono il proprio sentire che parte dal solo bisogno di realizzazione individuale e, quindi, non sempre connesso con il senso della propria vita, i contemplativi/e possono testimoniare che si può amare nella gratuità anche se non si è riamati, proprio come ha vissuto Cristo.

Chi sono allora i contemplativi/e? Coloro che, pregando, si lasciano sempre cercare dal Signore e da chi bussa alla porta del monastero.

 

 

 

Redazione da Ag. di inf.

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