MESSINA – L’arcivescovo Giovanni Accolla da gennaio alla guida dell’arcidiocesi -Tra sogno e realtà: Chiesa testimonianza viva di comunione

Redazione1
di Redazione1 luglio 25, 2017 22:32

MESSINA – L’arcivescovo Giovanni Accolla da gennaio alla guida dell’arcidiocesi -Tra sogno e realtà: Chiesa testimonianza viva di comunione

(“La Scintilla”giugno 2017)

Conversare con l’Arcivescovo fuori dai canoni dell’ufficialità è sempre Copia di 1878 C.°Luna ricchezza. Credo che, con la capacità di guardare oltre possibili gesti, si possa vedere o intravvedere il cuore dell’altro. In questa occasione, incontrarsi è stato un guardare dentro al cuore del pastore della santa Chiesa di Messina –Lipari -Santa Lucia del Mela, il quale dal 7 gennaio ha iniziato il suo ministero episcopale tra noi.

L’arcivescovo Giovanni accoglie quanti convenuti per aprire il cuore e per lasciarsi interpellare da noi: è pronto a dialogare senza riserve, senza paletti sul tempo finora trascorso, condividendo con noi lo sguardo che si spinge al futuro.

 Ecclesialità e società si intrecciano costantemente nelle domande poste e nei contenuti del suo parlare. Una Chiesa che vive e opera nella società non può guardare da spettatrice alle criticità presenti nei campi del vivere quotidiano. Economia, industria, disoccupazione, verde pubblico, gestione dei servizi e gestione della logistica dei servizi coinvolgono l’intera collettività.

IMG_2143 C °Senza attribuire uniche responsabilità a quanti amministrano – per i quali auspica che abbiano nell’esercizio del proprio ruolo personalità, scaltrezza, abilità ed esperienza – pone l’accento sull’impiego comune espresso nella condotta dei cittadini e nella virtuosità delle amministrazioni.

Lungi da ogni critica, esorta tutti alla responsabilità e, scendendo nel particolare, pone l’accento sulle feste religiose, ed in particolare quelle cittadine, guardandole come momenti di forte aggregazione. In esse, come ha potuto sperimentare – pur non avendo ancora partecipato alla festa della Vara – la gente si raduna, vive lo stare insieme uscendo fuori dalla propria individualità, si pone di fronte all’esperienza del sacro con la propria devozione aprendosi a un percorso di fede più profonda che il vescovo ci tiene ad affermare che vuole valorizzare.

Infine, considerando lo spessore cittadino, e quindi sociale, delle feste religiose con la partecipazione degli amministratori, esorta vivamente a superare una dicotomia tra religiosità popolare dei nostri territori e loro impegno sociale: “sappiamo tradurre il sacro in un profano virtuoso”.

La scintilla °Altro tema di interessante confronto è il rapporto con il clero e i possibili cambiamenti nell’assetto della vita della diocesi con avvicendamento di ruoli e responsabilità. Non intende procedere ad un avvicendamento per disappunto, ma guardando l’opportunità di alcune priorità. Precisa “chiamo alcuni ad un servizio, non rimuovo”. Al primo posto non c’è il ruolo da assegnare bensì la persona e la sua dignità.

Ciò che però sta molto a cuore all’arcivescovo è la spiritualità del presbitero diocesano su cui ha molto insistito nelle celebrazioni, nelle omelie e negli incontri del clero. Ribadisce che “la preghiera è vita! Essere testimoni del nostro rapporto con Dio di fronte ai fedeli” che richiama il monito di Papa Francesco, il quale dice che il sacerdote “è un mediatore tra Dio e gli uomini, non un funzionario che non si sporca le mani” (omelia del 9 dicembre 2016).Pensa, desidera, chiede “un clero che valorizzi la propria spiritualità, che partecipi ai ritiri spirituali e agli esercizi, scommettendo tutta la propria vita corrispondendo alla chiamata di Dio”.

L’arcivescovo delinea alcune peculiarità della figura del sacerdote. Innanzitutto “onestà e coerenza”: ciò che è nella mente sia sulle labbra, così si è segno e testimonianza di verità. Da questa qualità discende l’atteggiamento dell’immediatezza, sia nella risposta alla chiamata di Dio sia nel rapporto con gli altri, perché “chi è immediato dice il tutto di sé, non il Copia di 1889 °R LCfalso”. Infine, ma non per importanza, “la formazione permanente, che generi inquietudine e non solo conoscenza, che metta sempre in discussione, che apra alla gioia dell’imprevedibilità dell’amore di Dio. Così i sacerdoti diventiamo pedagoghi della generosità di Dio, esempi, testimoni, modelli forti, credibili e autentici”.

All’ultima domanda posta su cosa sogni per questa Chiesa che il Signore gli ha affidato, mons. Accolla evidenzia due atteggiamenti: percorso di austerità e testimonianza di comunione.

Nel salutarci, non è mancato un affettuoso riferimento alle omelie che, travalicando i tempi “accarezzano” con mano spesso vigorosa … e l’arcivescovo, sorridendo, riporta il giusto equilibrio ricordando che sempre va fatta la distinzione tra contenuti e generi letterari.

 

Giò Tavilla

Redazione1
di Redazione1 luglio 25, 2017 22:32

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