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S. Giovanni Bosco, il santo dell’intelligente e industriosa carità operativa a favore dei giovani
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La festività di San Giovanni Bosco, che si celebra il 31 gennaio, rappresenta un momento particolarmente sentito da comunità, parrocchie, scuole e oratori. Nato nel 1815 a Castelnuovo d’Asti, in un contesto segnato da povertà, lavoro minorile e profonde trasformazioni legate all’inizio dell’industrializzazione, Don Bosco seppe cogliere con straordinaria sensibilità i bisogni dei giovani del suo tempo, soprattutto di quelli più fragili e privi di riferimenti familiari e sociali.
Nacque in una famiglia contadina ai Becchi, una frazione di Castelnuovo d’Asti (ora Castelnuovo Don Bosco) il 16 agosto 1815. Il padre, Francesco, che aveva sposato in seconde nozze Margherita Occhiena, morì quando lui aveva due anni e in casa non mancarono certo tante difficoltà.
Già da giovane età, il futuro santo sapeva che Dio lo chiamava a servire i giovani. Quando aveva solo nove anni, fu ispirato da un sogno che gli svelò la missione a cui lo chiamava il Signore: si trovò in mezzo a dei ragazzi che bestemmiavano, urlavano e litigavano e mentre lui si avventava contro di loro per farli desistere, quando vide davanti a sé un uomo dal volto luminosissimo che gli si presentò dicendo: «Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre volte al giorno» e aggiunse: «Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a fare loro un’istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtù» Da quel sogno seppe che il suo destino era il sacerdozio e che si sarebbe dedicato ad aiutare i giovani poveri e sbandati a realizzare i loro sogni.
Il 25 ottobre 1835, a vent’anni, entrò nel seminario di Chieri rimanendovi sei anni, e il 5 giugno 1841 era ordinato sacerdote. Subito dopo, su consiglio di san Giuseppe Cafasso, passò al Convitto Ecclesiastico di Torino per perfezionarsi in teologia morale e prepararsi al ministero. Al fine di dare risposta alla chiamata di Dio, scese immediatamente in strada per
dedicarsi ad aiutare e salvare i giovani. Iniziò a lavorare con gli orfani che vagavano per le strade di Torino e anche con i giovani in cerca di rifugio. Con il crescente numero di bambini, decise di aprire un luogo di accoglienza dove sua madre lo avrebbe aiutato e sarebbe stata conosciuta come Mamma Margherita per la sua tenerezza e amore per i giovani.
L’8 dicembre 1844 inaugura nella periferia di Torino “l’Oratorio” dedicato a S. Francesco di Sales, allo scopo di radunare ogni domenica e durante le feste i ragazzi che incontrava nelle strade e nei cantieri della città. Nasceva così l’opera “salesiana”. Giovanni, oltre a nutrire gli orfani che accoglieva, li istruiva e insegnava loro a leggere e scrivere e li aiutava a trovare un lavoro stabile.
Alcuni anni dopo, nel 1859, Don Bosco fondò la Congregazione Salesiana. In seguito, insieme a Maria Mazzarello, ha co-fondato la Comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice
per l’educazione della gioventù femminile. Nel 1868 era stata consacrata a Valdocco la basilica di Maria Ausiliatrice, frutto delle grazie straordinarie della Madonna e della devozione che il santo le dedicava. Nel 1875 avrebbe inviato missionari in varie parti del mondo, con l’incarico di lavorare per i poveri, i giovani e creare una società più equa e cristiana.
Giovanni Bosco dedicherà totalmente la sua vita ai giovani, scrivendo molti libri, promuovendo la creazione di seminari, scuole, oratori e proponendo un nuovo sistema educativo: il Sistema preventivo. La storiografia inserisce Don Bosco nella categoria dei santi educatori e dei santi “sociali”, per l’intelligente e industriosa carità a favore della gioventù povera e abbandonata delle periferie di Torino; e per l’efficacia e l’adattabilità del suo sistema educativo che ha avuto diffusione mondiale.
Morì il 31 gennaio 1888. Fu beatificato da Pio XI nel 1929 e da lui canonizzato il giorno di Pasqua (1° aprile) del 1934. Giovanni Paolo II lo definì «Padre e maestro della gioventù» per
la sua pedagogia, sintetizzabile nel “sistema preventivo”, che si basa su tre pilastri: religione, ragione e amorevolezza”.
A più di un secolo dalla sua morte, l’eredità di Don Bosco continua a essere sorprendentemente attuale: il suo invito a “educare i giovani per formare buoni cristiani e onesti cittadini” risuona ancora oggi come una sfida educativa e civile, in un tempo segnato da nuove fragilità, solitudini e disuguaglianze.
Celebrare San Giovanni Bosco e la sua festa significa dunque non solo ricordare un santo, ma rinnovare un impegno concreto verso i giovani e verso il futuro, riconoscendo nell’educazione uno degli strumenti più potenti per costruire comunità più giuste, solidali e capaci di speranza.
Redazione da s. di inf.



