Halloween. La rimonta delle zucche vuote simboli di una festa macabra e consumistica

Redazione1
di Redazione1 Ottobre 31, 2025 22:45

Halloween. La rimonta delle zucche vuote simboli di una festa macabra e consumistica

Trasformata in festa consumistica e macabra, Halloween continua a suscitare critiche dal mondo cattolico per la sua distanza dal senso cristiano della morte e dei defunti. Le sue origini, spesso distorte, nulla hanno a che vedere con la commemorazione dei santi e dei morti. Occorre riscoprire le autentiche tradizioni del 1° e 2 novembre. (Sir)

Halloween affonda le sue radici nell’antica festa celtica di Samhain, celebrata tra il 31 ottobre e il 1° novembre per segnare il passaggio all’inverno. In quella notte si credeva che il confine tra vivi e morti si assottigliasse, permettendo agli spiriti di vagare sulla terra. Con l’evangelizzazione, la Chiesa ha collocato in questi stessi giorni la solennità di Ognissanti (1° novembre) e la Commemorazione dei defunti (2 novembre), offrendo una prospettiva cristiana di speranza e comunione che ha trasformato antiche tradizioni pagane. Nei secoli, accanto a questo sostrato religioso e popolare, si è aggiunto l’aspetto commerciale. Oggi alcuni considerano che Halloween coincida con il cosiddetto “Capodanno dei satanisti”, attribuendo alla notte del 31 ottobre un significato rituale nel contesto occulto. Maschere e travestimenti spaventosi e il tradizionale “dolcetto o scherzetto” ne sono diventati simboli visibili, ma spesso occultano un vissuto più profondo e controverso.

Ci hanno messo circa una decina d’anni i grandi fautori commerciali dell’Halloween all’americana (e dei sinistri personaggi che ci si infilano) e non si aspettavano la levata di scudi contro la festa delle zucche vuote che c’è stata nel mondo cattolico. Invece qualche voce dal mondo cattolico, prima sporadica, poi più consistente e diffusa, si è alzata a contestarne il senso, il valore e la liceità da un punto di vista spirituale, e non per motivi meramente campanilistici (“qui da noi non si fa”): la forsennata, consumistica, macabra celebrazione commerciale e mediatica di Halloween è stata progressivamente riprovata dai cattolici (e non solo), per l’evidente e deliberata estraneità e contraddizione con il senso autentico delle celebrazioni di questi giorni, che riguardano i Santi, e dunque il Cielo, e i defunti nella condizione purgatoriale.

Lo spostamento dell’attenzione, in questi giorni, al momento carnevalesco e tenebroso del 31 ottobre è un insulto a una concezione autenticamente cristiana della morte e dell’al di là, un’induzione sin dall’infanzia a vivere in termini celebrativi una presunta accezione orrorifica della vigilia di Tutti i Santi, una facilitazione all’avvicinamento, in occasione di Halloween, a pratiche occulte e al mondo del satanismo che, per sua esplicita ammissione, in questa notte, rifacendosi al mille volte citato calendario celtico, concentra nefande pratiche sacrileghe.

Man mano che queste obiezioni del mondo cattolico si sono propagate, dall’altra parte si è assistito, in questi ultimi anni, a una rimonta argomentativa di quelli a cui Halloween invece piace. Sui social si sono diffusi in modo crescente post anti-anti-Halloween, che prima erano più rari: evidentemente ci si è accorti che le obiezioni alla pseudo-festa hanno fatto più presa di quanto gli spacciatori di dolcetti avrebbero immaginato, e si è provato a correre ai ripari, sostenendo che “Sono stupidi quelli che contestano il festeggiamento di Halloween, perché Halloween c’è sempre stato ed è sempre stato festeggiato dai cristiani che oggi, per ignoranza, lo contestano”. Questo è il succo del loro ragionamento. Di solito si passa poi a citare il mai abbastanza menzionato calendario celtico, si snocciolano esempi di come nei paesini della Sicilia tanto quanto in quelli inglesi i bambini chiedevano dolcetti in quella notte, passando per il Día de los muertos ispanico, ecc.

Il punto è che proprio la menzione di una storia di tradizioni connesse ai defunti dimostra che Halloween, così come viene presentato dal mondo del commercio e delle mode (e dell’occultismo), non può che essere rigettato. Prendiamo l’esempio più citato (a sproposito) dai fan dell’Halloween orrorifico: il Día de los muertos. Ebbene, guarda caso, la data di questa celebrazione non è il 31 ottobre, bensì il 2 novembre, cioè il giorno in cui in tutta la Chiesa si commemorano i defunti. Che ogni popolo da sempre abbia trovato il suo modo di festeggiare le ricorrenze, e anche di reinterpretare in chiave cristiana tradizioni precedenti, non è uno scoop. Che l’unico modo che l’incrinata umanità odierna abbia per vivere queste cose sia trasformare tutto nella simulazione (si spera) di un grande sabba a base di dolci scadenti e retorica orrorifica fa davvero pena, specialmente se si pensa che non pochi dei fanatici dell’Halloween in maschera ignorano completamente la concezione escatologica cristiana, che è stata la base tradita su cui anche le loro festicciole si fondano.

Magari ci riappropriassimo in modo consapevole delle vere tradizioni e celebrazioni connesse ai defunti! Ci permetterebbero di ricontattare, su un piano immaginativo e affettivo, una concezione della morte molto più serena e ci ricorderebbero che i morti non sono mostri, come invece racconta l’iconografia macabra di Halloween, ma sono le persone care che ci hanno preceduto in Patria, Casa di Dio.

Speriamo pertanto che, nel tempo, un’intelligente operazione culturale faccia sì che l’annuale polemica di Halloween, che ora trova più ingenuamente agguerriti i suoi difensori, induca piuttosto a vivere in modo più ricco, magari riscoprendole, le tradizioni autentiche che celebrano la comunione dei santi e dunque la nostra permanente relazione con i defunti, che attendono di rifiorire con noi nella risurrezione.

 

 

 

Redazione da Ag. di inf.

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