MESSINA – Venerdi Santo, si rinnova il tradizionale rito popolare della Processione delle Barette emozionante commemorazione visiva della Passione

Redazione1
di Redazione1 marzo 29, 2018 00:23

MESSINA – Venerdi Santo, si rinnova il tradizionale rito popolare della Processione delle Barette emozionante commemorazione visiva della Passione

La commovente rievocazione figurativa della Passione, mediante la suggestiva processione molto seguita dai messinesi

Tra i riti celebrativi della Settimana Santa a Messina, la Processione delle Barette, che si svolge per le vie della città il Venerdi Santo,  è una delle manifestazioni religiose pasquali più importanti e sentite dai messinesi. Un evento religioso capace di  rappresentare con particolare effetto rievocativo  i momenti salienti della Passione di nostro Signore Gesù.

Gli undici gruppi statuari, di pregevole fattura, che formano la suggestiva processione  –  realizzati in epoche diverse da noti artigiani meessinesi, esperti scultori del legno o modellatori della cartapesta –  sono costruiti con modalità così fedelmente commemorativa di figure e momenti significativi della Via Crucis, che riescono a conferire alla processione la capacità di suscitare  sempre un’intensa e coinvolgente partecipazione popolare.

L’origine  della manifestazione viene fatta risalire al XV secolo; la delibera,  con cui si decise di realizzare una processione di statue rievocative della Passione, fu emanata dalla Confraternita dei Bianchi,  intorno al 1610.  Gli artistici simulacri  sono conservati nella chiesa Nuovo Oratorio della Pace (chiesa delle Barette) in via XXIV Maggio, retta dalla Confraternita del SS. Crocifisso che organizza la Processione del Venerdi Santo, insieme ad altri eventi celebrativi della Pasqua.


Con la seguente esposizione letteraria, Giovanna Musolino ci dà una commovente trasposizione poetica del sacro rito itinerante della Passione.

“La Processione del Venerdì Santo”

“E’ una colata di dolore divino e umano/ai lati si rapprende la folla rabbrividisce/sotto un cielo di nuvole basse in corsa/ verso il mare nel livido crepuscolo/ ogni colle dei Peloritani è un Golgota/A sobbalzi con fermate e brevi rincorse/avanza la processione del Venerdì Santo/Passa la prima vara ancora festante d’ulivi/ma l’orto è teatro di un’attesa angosciosa/solo vigile il Cristo tra figure dormienti/”Padre allontana da me se puoi/questo calice amaro”/Passa la vara grande, sosta/corrono gli sguardi ad incontrate il volto scuro/di Giuda quello mesto e consapevole del Cristo./Ed ecco avanza l’oltranza di ogni irrisione/la gogna è un drappo rosso uno scettro di canna/parole oltraggiose scagliate come sassi dilaniano/ lo spirito più che le spine la fronte divina./Cade sotto il peso della croce il Nazareno/croce di abiezione croce di riscatto/realtà e metafora/arco di congiunzione tra 
cielo e terra/che per lui s’aprì e per noi/ma anche tremenda frattura indicibile oltraggio/da scontare nei millenni a venire perché/l’inosabile è stato osato l’agnello innocente/è stato immolato. Così era scritto./Alto sulla croce contro un cielo che si infosca/il Cristo l’Unigenito l’Ecce Homo/occupa tutto il nostro spazio mentale./E va incontro al figlio la Madre/avvolta nei colori del lutto/pericolosamente ondeggia/una nera mantilla il viso delicato ombreggia/tra le mani un fazzoletto bianco di pena/il petto trafitto da sette spade/”Donna perché piangi?/Giovanni ti affido mia Madre/Passa e va oltre la

 dolente al vento i veli/violetti tra un salmodiare accorato/”Sono stati i miei peccati/Gesù mio perdon pietà.”/Scompare oltre la svolta la Madre/per riapparire statua di dolore grido/ senza voce occhi senza sguardo, sprofondo/di viscere perché insostenibile è lo strazio/tra le braccia in abbandono di morte/il pallido corpo./Ora s’ode solo il passo degli incappucciati/il tintinnio dei turiboli/. Anche i bambini tacciono/forse li soffoca la stretta dell’abbraccio materno./Ferme le nuvole gli alberi il vento/come in attesa/che tremi sconvolta la terra e spacchi un fulmine/il cielo d’un perenne Golgota./Ormai la folla è un’onda pietrificata sgomenta/Exitio consumatum est. E si riaccende il corrotto/”sono stati i miei peccati/Gesù mio perdon pietà”/Scivola in un silenzio irreale la bianca/bara di cristallo di bianchi garofani infiorata/colore di morte colore d’innocenza/accoglie il corpo divino anch’esso bianco/solo rossi i ginocchi vermiglia la piaga/sul costato, la fronte di sangue intrisa./Scende nell’anima un gran freddo inizia/la notte più scura dell’anno”.

 

 

 

 

 

A.M.

 

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