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S. Brigida di Svezia: mistica fondatrice di un’Ordine monastico e compatrona d’Europa
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Una figura davvero gigantesca quella di Brigida di Svezia (1303-1373), che si impone all’attenzione degli osservatori e dei fedeli del suo tempo con diversi appellativi, tra cui “Mistica del Nord” e “portavoce di Dio”. Una personalità singolare e potente per la veemenza e l’incisività del messaggio di pace che diffondeva. Appartenere alla famiglia reale non le ha impedito di scalare le vette della più alta santità, espressa soprattutto nelle Rivelazioni che l’hanno resa famosa, e che, per comprenderle, bisogna leggere e considerare in prospettiva della sua vita “incessantemente rivolta a Dio, trascorsa nello studio della Bibbia, in preghiera, meditazione, in ascesi e penitenze”.
Colta e dotata di senso pratico, sposa e madre di otto figli, dama di corte e viaggiatrice umile ma disinvolta, consigliera dei grandi sovrani del suo tempo, fondatrice di un Ordine monastico dedicato al SS. Salvatore. Una Santa dalle dimensioni europee che, dall’Ottobre del 1999, con la Beata Teresa Benedetta dalla Croce e Santa Caterina da Siena, è compatrona d’Europa, con un patrimonio comune di tradizione, fede e storia, pur nella pluralità degli eventi storici. La Santa svedese ha attivamente operato per l’unità dei Cristiani e la sua dimensione europea è riconosciuta da entrambe le parti, cattolica e luterana.
Nel 1335, Brigida fu chiamata a corte dal re Magnus II come dama della regina Bianca di Namur, ma questo non le impedì di dedicarsi allo studio della
letteratura mistica: aveva chiamato al castello come confessore e consigliere personale il “maestro” Matthias, nonché altri teologi e religiosi che trasformarono la sua residenza in un centro di cultura, di vita spirituale e di carità per i poveri. Di origini nobili, madre di otto figli e poi mistica, seppe parlare con coraggio a re e pontefici per la riforma della Chiesa, suscitando anche l’ostilità dei suoi contemporanei che la chiamarono “la strega del Nord”. Giovanni Paolo II la proclamò nel 1999 compatrona d’Europa
Leggeva la Scrittura, tradotta in svedese dal Matthias e considerata da lei «il tesoro più prezioso», e le opere di san Bernardo di Chiaravalle. Sposa, madre, dama di corte: questa fu la sua vita per oltre vent’anni, cioè fino a quando, nel 1244, le morì il marito, dopo che insieme avevano compiuto un pellegrinaggio a San Giacomo di Compostela. Rimasta vedova, lasciò il castello e fu accolta, grazie ad una speciale concessione, come “oblata” in una dipendenza dell’abbazia cistercense di Alvastra e sotto la direzione del priore, Pietro Olafsson e del maestro Pietro di Skänninge; si spogliò dei propri beni e della sua libertà, togliendosi persino l’anello nuziale per essere la sposa penitente del Crocifisso.
Da allora si moltiplicarono gli straordinari doni soprannaturali, le frequenti visioni e rivelazioni in stato di veglia e di estasi, che la spinsero a impegnarsi per il ritorno del papa a Roma, il ristabilimento della pace tra Inghilterra e Francia e la riforma della società e della Chiesa. Le rivelazioni mistiche venivano da lei stessa scritte, al risveglio dall’estasi, poi dettate al suo confessore. Mossa dallo Spirito, la santa progettò di fondare l’ordine monastico del San Salvatore di Santa Brigida.
Il 1°ottobre 1999 Giovanni Paolo II proclamò santa Brigida di Svezia compatrona d’Europa, insieme a santa Edith Stein e a santa Caterina da Siena. Nata nel 1303 a Finsta in Svezia, quando la Scandinavia era ancora cattolica, da genitori appartenenti alla più alta nobiltà
e sinceramente credenti. Sui dieci anni ebbe la prima esperienza mistica quando le apparve Cristo crocifisso, suscitando in lei la vocazione per il chiostro, ma il padre le impose, per ragioni politiche, di sposare (lei non ancora quindicenne) il diciottenne Ulf Gudmarsson. Dal matrimonio nacquero poi otto figli, quattro maschi e quattro femmine, una delle quali sarà santa: Caterina di Svezia.
In occasione del Giubileo indetto dal papa nel 1350, la santa si recò a Roma, dove poi si stabilì definitivamente in una casa di piazza Farnese, da lei adattata per ospitare i pellegrini scandinavi che affluivano per lucrare l’indulgenza, vivendo in totale povertà e austerità, mendicando il pane insieme ai poveri all’ingresso delle chiese. Testimoni dei suoi rapimenti erano le basiliche, le catacombe e i sepolcri degli Apostoli e dei martiri. I suoi messaggi denunciavano il malcostume del tempo e contenevano annunci di castighi divini, ma anche esortazioni alla penitenza con l’assicurazione del perdono. Invisa a molti, che arrivarono a chiamarla «la strega del nord», non si lasciò mai prendere dallo scoraggiamento.
Nel 1372, insieme ai figli Birger e Carlo, partì pellegrina per la Terra Santa e dovunque passò esercitò il suo ministero profetico con ammonimenti, messaggi ai popoli, alle corti e persino all’imperatore bizantino. Percorse pregando i luoghi dove era vissuto Gesù e a sua volta rivisse in una estatica visione tutti i momenti della Passione, sottoponendo sempre – come gli suggerivano il Signore e la Vergine – le rivelazioni al giudizio dei suo confessore, dopo che i suoi segretari ne avevano tradotto il testo in latino.
Ritornata a Roma, cadde malata e morì il 23 luglio 1373. La figlia Caterina, che essendo rimasta vedova nel 1351 le era sempre stata accanto, nel 1374 riportò in patria il corpo della madre, nel monastero di Vadstena, assumendone la direzione e lavorando, insieme ad altri testi oculari, alla raccolta di documenti per favorire la canonizzazione di Brigida, che si ebbe il 7 ottobre 1391 per opera di Bonifacio VIII.
Le rivelazioni della Santa sono un capolavoro letterario e mistico e fanno di lei una profetessa dei tempi nuovi, chiamata ad una missione tutta particolare e per questo assistita in modo speciale da Maria, che lei presenta come figura centrale nella storia della salvezza, Corredentrice accanto al Redentore. I suoi scritti occupano un posto d’onore nella letteratura svedese e hanno esercitato un grande influsso sulla spiritualità del tardo Medioevo.
Redazione da ss. di inf.



