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S. Veronica Giuliani. Quando l’affascinante mistero della mistica cristiana si fa “stupore senza parole”
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La Solennità liturgica, celebrata il 9 luglio, in onore di Santa Veronica Giuliani (1660-1727), l’unica clarissa cappuccina stigmatizzata della storia, la cui vita è stata un totalizzante cammino spirituale denso di straordinarie esperienze interiori, non può essere lasciata passare senza un richiamo importante perché, oltretutto, ci introduce nel cuore profondo della mistica cristiana. La misteriosa e affascinante forza dello spirito, di cui oggi si sente il risveglio consolatorio in tantissime anime, che chiama “l’uomo all’ineffabile esperienza di Dio, seguendo l’impulso innato che alberga nel veritiero e profondo spirito del mondo”.
Lo ricordano Maestri di spiritualità: Karl Rahner, convinto che “la mistica è vissuto interiore di elevata partecipazione al grande mistero che è Dio, per cui Il cristianesimo del futuro o sarà mistico o non sarà”; Meister Eckhart che afferma: “I mistici sono pionieri che si sono
addentrati con grande gioia e forza nell’esperienza del mistero nascosto e folgorante che è Dio”; Thomas Merton, nel sostenere che “Nel centro del nostro essere c’è un punto in cui non può arrivare né il peccato, né l’illusione, né l’inganno. Pura verità che appartiene solo a Dio. Di cui neppure noi disponiamo. Inaccessibile alla nostra mente e alla nostra volontà”; Simone Weil che afferma: “La mistica offre la chiave di tutte le conoscenze”. Dunque non è patrimonio di nessuno. Appartiene a tutta l’umanità e a tutte le culture; Papa Francesco che ripeteva “Lasciarsi incontrare da Gesù, far incontrare Gesù: è il segreto per mantenere viva la fiamma della vita spirituale. È il modo per vivere un autentico misticismo e non farsi risucchiare in una vita asfittica”.
Ebbene, questa pienezza del misticismo cristiano Veronica Giuliani l’ha realizzata ai più alti livelli di vita contemplativa come nessun altro, da “maestra della
dottrina dell’espiazione” qual era, vivendo numerose donazioni mistiche ottenute per sua esplicita e pressante richiesta, anzi implorazione, quale principale desiderio di compartecipazione alle sofferenze vissute da Gesù nella Passione. La sua è stata una vita di dedizione a Cristo, accettando di subire lo stesso dolore che Egli ha sperimentato sulla Croce. Un intenso e sconfinato elevarsi mistico della sua interiorità, diventato “stupore senza parole”.
Veronica, che in realtà si chiamava Ursula, nasce il 27 dicembre 1660 a Mercatello, nella valle del Metauro, da Francesco Giuliani e Benedetta Mancini; fin da molto piccola ha saputo che voleva consacrare la sua vita a Dio. “Ancora non camminavo, ma quando vedevo le immagini in cui era dipinta la Vergine santissima con il Bambino in braccio mi agitavo finché non mi ci avvicinavano perché potessi dar loro un bacio”. “Man mano che crescevo, sentivo più forte il desiderio di diventare religiosa. Lo dicevo, ma non c’era nessuno che mi credesse”.
A 16 anni, Ursula entrò nel convento delle Clarisse cappuccine di Città di Castello, e adottò un nome assai significativo per lei: Veronica, in onore della
Passione di Cristo. Per più di trent’anni fu maestra delle novizie e lavorò intensamente per migliorare la vita delle consorelle. Il suo lavoro quotidiano nel convento non le impediva di dedicare lunghe ore alla preghiera e ad approfondire la sua vita spirituale.
“Signore, non tardare oltre: crocifiggimi con Te! Dammi le tue spine, i tuoi chiodi: ecco le mie mani, i miei piedi e il mio cuore! Feriscimi, Signore!” chiedeva Veronica, animata dalla forte volontà di compartecipazione alla sofferenza di Gesù nella Passione, in espiazione per la salvezza delle anime.
La sua esperienza mistica fu plasmata in un’estesa opera su indicazione del suo confessore: un copiosissimo Diario in cui si impegnò per tutta la vita. Fu
concretamente a partire dal 1693 che iniziò un lungo cammino spirituale, sfociato in un’intensa attività mistica. Un anno dopo il suo corpo iniziò a ricevere le stigmate della Passione di Cristo. Quando le religiose del convento scoprirono che Veronica aveva le stesse ferite di Gesù sulla Croce, il Sant’Uffizio la sottopose a una dura prova per verificare che non si trattasse di un’impostura. L’Inquisizione finì poi per accettare la sincerità della sua sofferenza e la veracità delle sue stigmate.
Nel 1716 Veronica venne eletta badessa, incarico che ricoprì fino alla morte, avvenuta nel 1727. Prima di morire, confidò al suo confessore che nel cuore portava incisi gli strumenti della Passione di Cristo. Quando i chirurghi realizzarono l’autopsia sul suo corpo, davanti a vari testimoni, scoprirono che la futura santa non mentiva. Si scoprì anche che aveva subìto la forza della croce poggiata sulle spalle, perché le sue ossa erano
infossate.
I fenomeni mistici sperimentati da Veronica sono numerosi e unici; impossibile elencarli tutti. Tra questi le stigmate della Passione, la mistica incoronazione di spine, la sofferenza per l’amarissimo calice del Getsemani, il pianto con lacrime di sangue, il carico sulla sua spalla della pesantissima croce del Calvario fino a che l’osso ne resterà incavato, le flagellazioni ricevute da mani invisibili, fino a far scorrere sangue per terra davanti agli occhi delle monache, ed altre manifestazioni legate sempre ai dolori della Passione.
Redazione da ss. di inf.



