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Sant’Antonio di Padova, ispiratore e guida nel segno della carità del messinese Sant’Annibale M. Di Francia
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Nella ricorrenza della Solennità liturgica di Sant’Antonio di Padova, che si celebra il 13 giugno, Messina, città ricca di storia e di secolari tradizioni religiose e culturali, come ogni anno rinnova con grande devozione il suo commosso omaggio al taumaturgo santo dei miracoli, uno dei santi più amati al mondo.
Sant’Antonio nacque in Portogallo a Lisbona da una nobile famiglia nel 1195. Sappiamo che venne battezzato con il nome di Fernando. A circa 15 anni entra nel convento agostiniano S. Vincenzo, fuori le mura di Lisbona, per aderire al progetto di consacrazione a Dio che aveva maturato. E’ nel 1220 che Fernando viene a contatto con i frati minori, religiosi animati da Francesco d’Assisi nella lontana Italia. Dal 1222 al all1227 fu attivo ed efficace Predicatore in Italia e Francia.
Nel settembre 1222 si celebrano a Forlì le ordinazioni sacerdotali. Secondo la leggenda viene meno il predicatore invitato per l’occasione: Antonio – religioso e sacerdote – viene invitato a sostituirlo: si rivela così il suo talento come predicatore. Nonostante sia straniero, dalle sue parole emergono la sua profonda
cultura biblica e la semplicità d’espressione tanto convincente. Sul finire del 1223 ad Antonio viene proposto anche di insegnare teologia a Bologna, compito che svolge per due anni, all’età di 28-30 anni. Sant’Antonio è dunque tra i primi religiosi dediti all’insegnamento della teologia nella fraternità minoritica, ricevendo per questo l’approvazione di san Francesco in persona attraverso una lettera di stima.
Sappiamo che nel 1226 Antonio è a Limoges, in Francia; non abbiamo notizie chiare sul tempo del ritorno in Italia. Le agiografie indicano però la sua presenza ad Assisi nel Capitolo generale dei Frati minori, tenuto in Assisi per la Pentecoste il 30 maggio 1227. Da quel giorno Antonio viene inviato sulle strade del nord Italia e del sud della Francia per animare con la sua predicazione del Vangelo genti e paesi spesso confusi dai dilaganti movimenti eretici del tempo. Avrà anche parole di correzione per la decadenza morale di alcuni esponenti della Chiesa.
Nella memoria celebrativa della festività in suo onore, – è l’unico santo di cui si festeggia la nascita – sono a migliaia i fedeli che in tale ricorrenza accorrono da tutta la provincia di Messina, ma anche da varie zone della Sicilia, della Calabria e del meridione d’Italia per sfilare davanti alla statua del grande santo nella Basilica di S. Antonio eretta nella nostra città.
La devozione di Messina per questa figura luminosa, sottolinea padre Mario Magro rettore della Basilica di Sant’Antonio, trova le sue radici nella particolare venerazione che il messinese Annibale Maria Di Francia tributava al santo di Padova, da cui traeva esempio fin dal 1887, specialmente in ordine a quanto sosteneva: «La carità è l’anima della fede, la rende viva; senza l’amore, la fede muore», cui univa il concreto aiuto per i poveri che ispirò a padre Annibale a imitarne il noto modello caritatevole con l’istituzione del “Pane di Sant’Antonio” nella nostra città.
“La vita pastorale di Sant’Annibale fu guidata dal sostegno della preghiera e dalla parola taumaturgica di Sant’Antonio di Padova, tutte le volte che i poveri sedevano alla mensa del Quartiere Avignone, come dame e personaggi di alto rango”. Tutte le volte egli metteva in pratica
gli insegnamenti di Sant’Antonio, che così predicava: «O ricchi fatevi amici… i poveri, accoglieteli nelle vostre case: saranno poi essi, i poveri, ad accogliervi negli eterni tabernacoli, dove c’è la bellezza della pace, la fiducia della sicurezza, e l’opulenta quiete dell’eterna sazietà».
Sant’Annibale ha iniziato la sua missione di vero rogazionista, soprattutto nel quartiere Avignone, subito dopo il terremoto del 1908 che, anche a seguito della pandemia sanitaria, aveva decimato centinaia e centinaia di famiglie; tantissimi bambini
rimasti orfani, non avrebbero potuto rivedere il sorriso stampato sui loro volti se, proprio Sant’Annibale, dopo la costruzione del Santuario dedicato a Sant’Antonio non avesse deciso di accoglierli e dare loro un futuro.
Seguendo sempre l’ispirazione antoniana, quale “Padre dei poveri e degli orfani” com’era chiamato, per realizzare nella Chiesa e nel mondo i suoi ideali apostolici, Annibale Di Francia fondò due nuove famiglie religiose: nel 1887 la Congregazione delle Figlie del Divino Zelo e dieci anni dopo la Congregazione dei Rogazionisti. Volle che i membri dei due Istituti, approvati canonicamente il 6 agosto 1926, si impegnassero a vivere il “Rogate” come un quarto voto, secondo quanto chiedeva Gesù ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi: Pregate dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe».
Redazione da ss. di inf.



